I Dispacci

Call of Duty torna al comando: Black Ops è rinato

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Agosto 11, 2026
8 min lettura

Il ritorno degli anni d’oro di Call of Duty

Ci sono classifiche che raccontano molto più di quanto sembri. Quella del PlayStation Store relativa a luglio 2026, per esempio, non fotografa semplicemente quali videogiochi abbiano venduto di più durante il mese: mette davanti agli occhi dell’industria un fenomeno che continua a ripresentarsi con una forza difficile da ignorare. Call of Duty: Black Ops II e Call of Duty: Black Ops hanno conquistato la vetta delle classifiche PlayStation, arrivando davanti a produzioni molto più recenti e, soprattutto, dimostrando che per una parte consistente del pubblico il richiamo di un grande classico può ancora essere più forte di quello esercitato dalle novità. Le due conversioni per PS4 e PS5, pubblicate il 9 luglio, hanno infatti occupato il primo e il secondo posto nella classifica PS5 sia in Europa sia negli Stati Uniti e Canada, con Black Ops II davanti al suo predecessore.

Il risultato diventa ancora più interessante se si considera ciò che Activision ha effettivamente messo sul mercato. Non siamo davanti a due remake completamente ricostruiti, né a remaster ambiziose pensate per riportare i vecchi Call of Duty nell’era moderna con un nuovo comparto tecnico. Si tratta essenzialmente di conversioni dei due titoli originali, disponibili su PS4 e PS5, con Black Ops II che viene indicato dal PlayStation Store come la versione del gioco del 2012 ora disponibile anche sulla console Sony di nuova generazione. Il prezzo di listino è di 39,99 euro per ciascun titolo, sebbene nel periodo di lancio sia stato applicato uno sconto dedicato agli abbonati PlayStation Plus.

Black Ops II davanti a tutti

La fotografia della classifica europea è quasi brutale nella sua semplicità: Black Ops II è primo, Black Ops è secondo, mentre al terzo posto troviamo Assassin’s Creed Black Flag Resynced, seguito da EA Sports FC 26 e Palworld. Più indietro compaiono Minecraft, Halo: Campaign Evolved, Escape the Backrooms, NBA 2K26 e 007 First Light. Negli Stati Uniti e in Canada la situazione è praticamente identica nei primi due posti, con Black Ops II e Black Ops davanti a EA Sports College Football 27, Assassin’s Creed Black Flag Resynced ed EA Sports FC 26.

La classifica PS4 presenta invece una piccola differenza significativa: in Europa Black Ops II non mantiene lo stesso dominio assoluto che mostra su PS5, mentre Black Ops scende fino alla quinta posizione. È un dettaglio che suggerisce come il fenomeno non dipenda soltanto dall’enorme base installata delle vecchie console, ma soprattutto dal modo in cui queste nuove versioni stanno intercettando il pubblico PS5. E qui la questione diventa molto più interessante, perché significa che giocatori che possiedono una console moderna hanno scelto deliberatamente di acquistare due sparatutto concepiti per un’epoca completamente diversa dell’industria.

La nostalgia non basta a spiegare tutto

Sarebbe facile liquidare il risultato con la solita parola magica: nostalgia. E certamente la nostalgia conta. Black Ops e Black Ops II appartengono a una delle fasi più amate dell’intera storia di Call of Duty, con campagne ricordate ancora oggi, modalità multiplayer diventate parte dell’identità della serie e, soprattutto nel secondo capitolo, una struttura narrativa che provava a introdurre conseguenze e percorsi differenti all’interno della campagna. Black Ops II, inoltre, resta uno dei capitoli più venduti della storia della serie e aveva già costruito una reputazione enorme ben prima di questa nuova uscita.

Ma il dato di luglio suggerisce qualcosa in più: il pubblico non sta semplicemente ricordando quei giochi, li sta ancora cercando. Le rilevazioni statunitensi riportate dalla stampa internazionale hanno infatti mostrato che, nelle settimane successive al lancio, Black Ops II e Black Ops sono entrati anche tra i giochi con il maggior numero di utenti attivi su PlayStation, rispettivamente al primo e al nono posto nella settimana conclusa l’11 luglio secondo i dati Circana citati da Mat Piscatella. Il fenomeno, quindi, non si esaurisce nell’acquisto impulsivo di chi vuole rivivere una vecchia campagna: esiste un interesse concreto verso l’esperienza multiplayer e verso la possibilità di tornare a giocare questi titoli su una piattaforma moderna.

Un’operazione semplice, ma tremendamente efficace

Ed è probabilmente questo il punto più interessante dell’intera vicenda. Activision non ha avuto bisogno di reinventare Black Ops II per riportarlo sotto i riflettori. Ha semplicemente riportato un gioco del 2012 su PS4 e PS5, mettendolo davanti a un pubblico che non aveva mai avuto la possibilità di giocarlo nativamente sulle console Sony più recenti. La mossa è stata accompagnata da una finestra di prezzo più favorevole per gli abbonati PS Plus, aumentando ulteriormente l’attrattiva dell’operazione.

Naturalmente non è tutto rose e fiori. Le nuove versioni sono state accompagnate da discussioni sul prezzo, dalla gestione separata dei contenuti aggiuntivi e da problemi tecnici e di sicurezza legati soprattutto all’eredità multiplayer dei vecchi titoli. La stampa internazionale ha evidenziato come alcuni giocatori abbiano criticato l’assenza di cross-play, il costo dei DLC e la presenza di problemi legati ai cheater, elementi che rendono meno lineare il ritorno ai due classici di Treyarch.

Eppure il pubblico ha risposto. Anzi, ha risposto in maniera talmente forte da trasformare due conversioni di giochi vecchi rispettivamente di 14 e 16 anni in protagonisti assoluti delle classifiche di vendita digitali del mese.

Il confronto con le novità è impietoso

Guardando la classifica, il contrasto diventa quasi difficile da ignorare. Assassin’s Creed Black Flag Resynced, una nuova versione di uno dei capitoli più celebri della serie Ubisoft, è arrivato terzo in Europa e quarto negli Stati Uniti. Halo: Campaign Evolved, remake di uno dei titoli simbolo della storia Xbox, ha debuttato settimo in Europa e sesto in Nord America, nonostante sia arrivato sul mercato soltanto il 28 luglio. Palworld, grazie al lancio della versione 1.0, ha conquistato il quinto posto in Europa e il settimo negli USA.

Questo non significa che i nuovi giochi non interessino più a nessuno, sarebbe una conclusione assurda. Significa però che un nome forte, un ricordo positivo e un prodotto immediatamente riconoscibile possono avere un peso enorme nelle decisioni d’acquisto. Black Ops II non deve spiegare al pubblico chi è, cosa vuole essere o perché dovrebbe interessarlo: una parte dei giocatori lo conosce già perfettamente. È un vantaggio commerciale che un nuovo franchise non può ottenere semplicemente con una campagna pubblicitaria.

Ed è qui che la classifica di luglio diventa interessante anche per il resto dell’industria. Mentre i publisher investono cifre sempre più elevate nello sviluppo di produzioni gigantesche, due giochi del 2010 e del 2012 riescono a tornare in cima alle vendite semplicemente grazie alla forza del proprio nome e alla disponibilità su una piattaforma moderna. Non è necessariamente una condanna del videogioco contemporaneo, ma è certamente un segnale che sarebbe imprudente ignorare.

Il pubblico sta chiedendo ancora i vecchi Call of Duty?

La domanda finale è inevitabile. Il successo di Black Ops e Black Ops II significa che i giocatori vogliono tornare definitivamente al vecchio Call of Duty?

Probabilmente no, almeno non in termini così semplicistici. La serie continua a essere enorme, Black Ops 7 è ancora presente nella classifica nordamericana al diciannovesimo posto e il marchio Call of Duty continua a dominare anche attraverso Warzone. Il punto è un altro: una parte del pubblico non ha dimenticato cosa rendeva speciali quei capitoli.

La struttura più compatta, le campagne fortemente caratterizzate, il multiplayer costruito attorno a un’identità precisa e una progressione meno soffocata da stagioni, pass e contenuti a tempo appartengono a un modello di Call of Duty che molti giocatori continuano a ricordare con particolare affetto. Non è detto che tutti vogliano tornare indietro, ma evidentemente abbastanza persone lo desiderano da trasformare due vecchi titoli in un fenomeno commerciale del 2026.

E forse è proprio questo il dato che Activision dovrebbe osservare con maggiore attenzione.

Il paradosso di Black Ops II

La cosa quasi ironica è che Black Ops II non ha avuto bisogno di diventare un nuovo gioco per tornare a essere rilevante. È bastato renderlo nuovamente accessibile.

In un mercato nel quale spesso il passato viene recuperato attraverso remake, remaster, reboot e reinterpretazioni, questa volta è bastato prendere due giochi esistenti e riportarli su hardware moderno. Il risultato è stato sufficiente per metterli davanti a titoli nuovi e produzioni che hanno richiesto anni di sviluppo.

La lezione non è necessariamente “fate più remake”. Potrebbe essere molto più semplice: non date per scontato che i giocatori abbiano smesso di volere i giochi che hanno amato. A volte il pubblico non chiede una nuova versione completamente reinventata, chiede soltanto la possibilità di tornare a giocare a qualcosa che ha lasciato un segno.

Verdetto dell’inquisitore

La classifica di luglio del PlayStation Store consegna un verdetto piuttosto difficile da ignorare: Black Ops II e Black Ops hanno ancora mercato. Non soltanto come ricordi da rispolverare per una serata nostalgica, ma come prodotti capaci di competere direttamente con le uscite contemporanee.

Il risultato è ancora più significativo perché arriva senza una grande operazione di ricostruzione tecnica. Activision ha puntato sulla riconoscibilità, sulla memoria dei giocatori e sulla disponibilità su PS4 e PS5, e il pubblico ha risposto mettendo Black Ops II in cima alle classifiche.

Forse la vera domanda non è quindi perché i giocatori siano tornati a Black Ops. La domanda è perché Black Ops sia ancora così difficile da sostituire.

E voi avete acquistato Black Ops o Black Ops II su PS4/PS5? Oppure pensate che il successo sia soltanto nostalgia? Dite la vostra in Taverna.

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