Clair Obscur Expedition 33 si è ispirato anche ad Attack on Titan
Da Attack on Titan a Bleach: le influenze dietro un capolavoro moderno
Nel panorama dei videogiochi moderni capita raramente di assistere alla nascita di un titolo capace di sorprendere pubblico e critica con una propria identità così forte. Clair Obscur: Expedition 33 è riuscito proprio in questo: prendere elementi familiari del genere RPG, unirli a una direzione artistica unica e costruire un universo capace di distinguersi in mezzo a produzioni spesso basate su formule già collaudate.
Dietro questa visione, però, non ci sono soltanto influenze provenienti dal mondo dei videogiochi. Gli sviluppatori di Sandfall Interactive hanno raccontato come alcune delle loro scelte creative siano state ispirate anche da grandi opere dell’animazione giapponese, in particolare Attack on Titan e Bleach, due serie che hanno lasciato un segno profondo grazie alla costruzione dei personaggi, alla forza visiva e alla capacità di trasformare combattenti apparentemente ordinari in figure immediatamente riconoscibili.
Per il team francese, questi riferimenti non rappresentavano semplici omaggi estetici, ma veri esempi di come creare un cast memorabile e un mondo capace di generare emozioni.
Personaggi che devono raccontare una storia ancora prima di parlare
Uno degli aspetti più apprezzati di Clair Obscur: Expedition 33 è sicuramente la costruzione del suo gruppo di protagonisti. Ogni personaggio possiede un’identità visiva estremamente forte, con design riconoscibili e una presenza scenica che richiama proprio il modo in cui molte produzioni anime riescono a caratterizzare i propri guerrieri.
Secondo gli sviluppatori, una delle lezioni più importanti arrivate da opere come Bleach è la capacità di creare personaggi che siano immediatamente identificabili anche attraverso pochi elementi: una silhouette particolare, un’arma caratteristica, un atteggiamento preciso o un tratto visivo dominante.
Questa filosofia è evidente nel gruppo dell’Expedition 33. Ogni membro della spedizione non è soltanto una pedina all’interno del sistema di combattimento, ma una figura con un passato, una motivazione e un rapporto personale con il destino che li attende.
La loro missione non è semplicemente salvare il mondo: è affrontare una condanna inevitabile e scegliere come vivere il tempo rimasto.
Attack on Titan e il peso della disperazione
Se Bleach ha influenzato soprattutto il modo di concepire i personaggi, Attack on Titan sembra aver lasciato un segno ancora più profondo nella costruzione del tono narrativo.
La serie di Hajime Isayama è diventata famosa per la capacità di raccontare una guerra dove la vittoria non è mai garantita e dove ogni battaglia porta conseguenze emotive pesanti. È proprio questa sensazione di fragilità e sacrificio ad avvicinare l’opera anime alla filosofia narrativa di Expedition 33.
Nel gioco di Sandfall Interactive, il mondo è dominato dalla presenza della Pittrice, una misteriosa entità che ogni anno dipinge un numero e condanna alla morte tutte le persone che hanno quell’età.
Da questa premessa nasce una storia basata sull’idea del tempo limitato, della perdita e del coraggio di affrontare qualcosa di apparentemente impossibile.
Come in Attack on Titan, i protagonisti non combattono perché siano certi della vittoria. Combattono perché arrendersi significherebbe accettare la fine senza aver provato a cambiare il proprio destino.
Un RPG occidentale con anima giapponese
Uno degli elementi più interessanti di Clair Obscur: Expedition 33 è il modo in cui riesce a fondere culture videoludiche differenti.
Da una parte troviamo la tradizione europea dello studio francese, evidente nelle atmosfere ispirate alla Belle Époque, nella direzione artistica pittorica e nella malinconia del suo universo.
Dall’altra troviamo una forte influenza del gioco di ruolo giapponese, visibile nella struttura del party, nella centralità dei personaggi, nei combattimenti a turni e nella grande attenzione dedicata alle emozioni.
Il risultato non è una semplice imitazione del JRPG classico, ma una reinterpretazione moderna del genere. Clair Obscur prende alcune delle caratteristiche più amate dagli appassionati giapponesi e le trasforma attraverso una sensibilità occidentale.
È proprio questa fusione ad aver permesso al gioco di distinguersi.
Il successo di un progetto nato dalla passione
Quando Sandfall Interactive ha iniziato lo sviluppo di Expedition 33, il progetto rappresentava una grande scommessa. Realizzare un RPG narrativo ambizioso con combattimenti a turni e una forte componente artistica in un mercato dominato dagli open world e dalle produzioni gigantesche non era una scelta semplice.
Eppure il gioco ha dimostrato che esiste ancora spazio per esperienze costruite attorno alla visione creativa.
Gli stessi sviluppatori hanno definito il progetto un “capolavoro personale”, sottolineando quanto il team abbia investito nella creazione di un mondo coerente e di personaggi capaci di lasciare un segno.
Il successo ottenuto dimostra anche che il pubblico continua a cercare nuove idee, soprattutto quando percepisce autenticità dietro ogni scelta.
Quando le influenze diventano qualcosa di nuovo
Prendere ispirazione da grandi opere non significa necessariamente copiarle. La differenza tra un semplice omaggio e una vera evoluzione sta nella capacità di trasformare quelle influenze in qualcosa di personale.
Clair Obscur: Expedition 33 non è Attack on Titan, non è Bleach e non vuole esserlo. Prende alcuni insegnamenti fondamentali: la forza dei personaggi, il peso delle scelte, la capacità di creare emozioni attraverso il conflitto.
Poi costruisce il proprio mondo.
Ed è forse questo il motivo per cui il gioco ha colpito così tanti giocatori: non perché ricorda qualcosa di già visto, ma perché dimostra di aver compreso cosa rende quelle opere così amate.
Verdetto dell’inquisitore
Clair Obscur: Expedition 33 rappresenta una delle sorprese più interessanti degli ultimi anni perché dimostra che non servono necessariamente budget giganteschi o formule sicure per creare qualcosa di memorabile.
Sandfall Interactive ha preso ispirazione da alcune delle opere più influenti dell’animazione giapponese, ma ha saputo trasformarle in una propria visione fatta di malinconia, bellezza e sacrificio.
Il vero valore del gioco non è nelle sue citazioni, ma nella capacità di prendere quelle lezioni e usarle per raccontare una storia nuova.
In un’industria dove spesso si punta sulla sicurezza, Expedition 33 ricorda che il coraggio creativo può ancora essere premiato.
La parola passa a voi in Taverna: Clair Obscur: Expedition 33 può diventare un nuovo punto di riferimento per gli RPG oppure il suo successo resterà un caso isolato?
