I Dispacci

Dragon Quest VII Reimagined: dietro le quinte del remake

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Maggio 26, 2026
3 min lettura

Il video che apre il cantiere

Square Enix ha pubblicato un video di circa dieci minuti dedicato alla genesi di Dragon Quest VII Reimagined, il remake sviluppato insieme a HEXADRIVE uscito il 5 febbraio 2026 su PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch, Switch 2 e PC via Steam.

Il documento audiovisivo vede protagonisti tre figure chiave del progetto: il produttore Takeshi Ichikawa, il direttore Masato Yagi e la sceneggiatrice principale Sayaka Takagi.

I temi affrontati riguardano il processo creativo, le difficoltà incontrate durante lo sviluppo e le intenzioni del team verso il pubblico — sia i veterani del titolo originale del 2001 che i nuovi giocatori.

Le tre priorità del remake

Ichikawa ha dichiarato pubblicamente che il progetto è partito da tre pilastri precisi: la componente visiva, la narrativa e il sistema di combattimento.

Sul fronte visivo, il team ha scelto un approccio inedito rispetto agli HD-2D che hanno caratterizzato i remake della trilogia Erdrick. HEXADRIVE ha realizzato figurine artigianali fisiche dei sei protagonisti, le ha scansionate e le ha convertite in modelli digitali — un metodo che il team ha definito “diorama style”, lo stesso impiegato in Fantasian. Il risultato è un’estetica che si distanzia deliberatamente dalla grafica tradizionale del franchise.

Uno degli ostacoli tecnici più complessi è stato trovare il giusto equilibrio di proporzioni tra personaggi, ambienti e mostri. Il team ha condotto numerosi test prima di trovare una scala soddisfacente — dettaglio non banale per un titolo che ambientazioni e creature le costruisce su isole da esplorare.

Una narrativa riscritte, non tradita

Sayaka Takagi ha gestito la rielaborazione dello scenario, che in questo remake ha subito una revisione profonda.

Il ritmo dell’originale — notoriamente lento, con alcune sezioni considerate ripetitive dalla critica — è stato alleggerito. Alcune sotto-trame sono state rimosse, altre riorganizzate. Contenuti secondari come casinò, Immigrant Town e il sistema Monster Meadows non sono presenti.

Allo stesso tempo, l’atmosfera più cupa e il tono più pesante rispetto agli altri capitoli della serie sono stati mantenuti come priorità assoluta. Ichikawa ha sottolineato che il tono oscuro dell’originale è “l’unica cosa che voleva assolutamente conservare”.

Un sistema di combattimento aggiornato

Sul fronte del gameplay, la novità più significativa è il sistema Moonlight: ogni personaggio può appartenere a due vocazioni contemporaneamente, ampliando le possibilità strategiche rispetto all’impostazione originale.

Sono stati aggiunti tre livelli di difficoltà, nuovi contenuti narrativi legati al personaggio adulto di Kiefer, e puzzle nei dungeon assenti nell’originale. Il bilanciamento generale è stato rimodulato per rendere il titolo più accessibile senza snaturarne la struttura.

La ricezione critica ha confermato che le scelte sono state per lo più ben calibrate: 88% di recensioni positive su Steam, con elogie diffuse all’estetica e all’approccio al remake.

Verdetto dell’Inquisitore

Dragon Quest VII è sempre stato il capitolo più divisivo della serie principale: un gioco enorme, lento, con una struttura narrativa a episodi che premiava la pazienza e puniva chi cercava ritmo. Reimagined ha tagliato il grasso senza toccare l’osso — e il video making of chiarisce che quella scelta non è stata casuale, ma il risultato di un lavoro di analisi preciso sul materiale originale. Il diorama style è la mossa più coraggiosa: rifiutare l’HD-2D quando sarebbe stato il percorso più sicuro richiede convinzione. HEXADRIVE e Square Enix l’hanno avuta. Il documento lo conferma.


Avete già completato Dragon Quest VII Reimagined o siete ancora in mezzo all’avventura? E per chi conosce l’originale del 2001: le scelte del remake vi hanno convinto o avete rimpianti? Portate il confronto in Taverna.

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