Dying Light: The Beast dice addio alla old gen
Techland cancella le versioni PS4 e Xbox One
La notizia era nell’aria da mesi, ma adesso è arrivata anche la conferma ufficiale. Techland ha cancellato definitivamente le versioni PlayStation 4 e Xbox One di Dying Light: The Beast, interrompendo lo sviluppo delle edizioni dedicate alla precedente generazione di console e concentrando ogni risorsa sulle piattaforme attuali. Chi stava aspettando il gioco sulle console del 2013 dovrà quindi rinunciare all’avventura di Kyle Crane oppure passare a PC, PlayStation 5 o Xbox Series X|S. Contestualmente, lo studio ha confermato che tutti i preordini effettuati sulle piattaforme interessate saranno rimborsati integralmente.
La decisione rappresenta una svolta importante per un progetto che, fin dalla sua presentazione, aveva promesso un’uscita cross-gen. Dopo il lancio delle versioni current-gen nel 2025, Techland aveva infatti dichiarato di voler continuare l’ottimizzazione delle edizioni PS4 e Xbox One, con l’obiettivo di pubblicarle successivamente. Col passare dei mesi, però, il silenzio dello studio aveva alimentato dubbi sempre più insistenti, fino all’annuncio che mette definitivamente fine alla questione.

Un mondo troppo ambizioso per l’hardware del 2013
Nella comunicazione ufficiale, Techland spiega che Dying Light: The Beast è stato progettato fin dall’inizio per sfruttare le potenzialità dell’attuale generazione di hardware. Il vasto open world, la complessità dell’intelligenza artificiale, il sistema di illuminazione e le nuove meccaniche di gioco avrebbero richiesto compromessi troppo pesanti sulle console di vecchia generazione, compromettendo quella che gli sviluppatori considerano la visione originale del progetto.
È una motivazione che, dal punto di vista tecnico, appare comprensibile. PlayStation 4 e Xbox One sono console che hanno ormai superato i dodici anni di vita e continuare a sviluppare in parallelo versioni destinate a un hardware così datato comporta inevitabilmente costi aggiuntivi, tempi più lunghi e numerosi limiti progettuali.
La scelta, quindi, non nasce soltanto da un’esigenza produttiva, ma anche dalla volontà di evitare una versione ridimensionata del gioco, incapace di rappresentare realmente ciò che Techland voleva realizzare.
Una promessa che però non è stata mantenuta
Se le motivazioni tecniche possono essere comprese, diverso è il discorso sul rapporto con la community.
Quando Dying Light: The Beast venne annunciato, le versioni PS4 e Xbox One facevano parte della comunicazione ufficiale. Successivamente, dopo il debutto delle versioni current-gen, Techland aveva rassicurato gli utenti spiegando che lo sviluppo delle edizioni old gen sarebbe proseguito e che il lancio sarebbe avvenuto in un secondo momento.
Per molti giocatori, quindi, la cancellazione rappresenta una promessa mancata più che una semplice decisione tecnica. Alcuni avevano scelto di attendere proprio perché confidavano nelle parole dello studio, ritrovandosi oggi senza il prodotto atteso. Il rimborso dei preordini è certamente una misura corretta, ma non cancella la delusione di chi sperava di poter continuare la saga senza dover acquistare una nuova console.
La fine definitiva dell’era cross-gen
La vicenda di Dying Light: The Beast racconta anche qualcosa di più grande. Per diversi anni l’industria ha vissuto una lunga fase di transizione, durante la quale molti giochi venivano pubblicati contemporaneamente su due generazioni di console. Questa strategia ha permesso ai publisher di raggiungere una base installata enorme, ma ha anche costretto gli sviluppatori a progettare giochi tenendo conto di hardware profondamente diversi.
Oggi quello scenario sta rapidamente cambiando. Sempre più studi stanno abbandonando PlayStation 4 e Xbox One, scegliendo di sfruttare esclusivamente SSD ad alta velocità, CPU più potenti e GPU moderne. Non si tratta soltanto di una questione grafica: significa poter costruire mondi più grandi, IA più sofisticate, caricamenti praticamente inesistenti e sistemi fisici più complessi.
Dying Light: The Beast sembra essere uno dei simboli di questo passaggio definitivo.
Una scelta già vista nella storia della serie
Curiosamente, non è la prima volta che Techland prende una decisione di questo tipo.
Anche il primo Dying Light, oltre dieci anni fa, vide cancellate le versioni previste per PlayStation 3 e Xbox 360 dopo che il team si rese conto che l’hardware non era in grado di sostenere l’esperienza immaginata dagli sviluppatori. La storia sembra quindi ripetersi: quando la tecnologia rischia di limitare il progetto, Techland preferisce rinunciare a una parte del pubblico piuttosto che ridimensionare la propria visione.
Naturalmente il contesto è diverso. Oggi il mercato current-gen è molto più maturo e la diffusione di PlayStation 5 e Xbox Series X|S rende questa scelta meno traumatica rispetto al passato. Rimane però il fatto che milioni di giocatori continuano ancora a utilizzare le console della precedente generazione.
Guardare avanti senza dimenticare chi è rimasto indietro
Dal punto di vista creativo, è difficile criticare uno studio che desidera sfruttare appieno le tecnologie disponibili. Limitare un progetto per adattarlo a macchine ormai superate rischia spesso di penalizzare tutti i giocatori, anche quelli dotati dell’hardware più recente.
Allo stesso tempo, comunicare con chiarezza diventa fondamentale. Le aspettative create durante l’annuncio iniziale hanno inevitabilmente alimentato speranze che oggi vengono deluse. Una scelta di questo tipo, seppur comprensibile, avrebbe probabilmente avuto un impatto diverso se fosse stata presa prima o comunicata con maggiore tempestività.
È una lezione che vale per tutta l’industria: il rapporto di fiducia con la community si costruisce tanto attraverso i giochi quanto attraverso la trasparenza.
Verdetto dell’Inquisitore
La cancellazione delle versioni PS4 e Xbox One di Dying Light: The Beast non è una sorpresa, ma rappresenta uno spartiacque.
Per anni abbiamo assistito a produzioni costrette a inseguire due generazioni contemporaneamente, sacrificando spesso idee e ambizioni per garantire la massima diffusione possibile. Prima o poi, però, qualcuno doveva avere il coraggio di chiudere definitivamente quella parentesi.
Techland ha scelto di farlo, assumendosi anche il peso delle inevitabili critiche. Dal punto di vista tecnico la decisione appare sensata, ma resta l’amaro in bocca per una promessa che molti giocatori avevano preso alla lettera.
Il futuro del gaming passa inevitabilmente dall’abbandono dell’hardware più vecchio. L’importante è che questa transizione venga accompagnata da una comunicazione chiara e rispettosa verso chi, fino all’ultimo, aveva creduto di poter continuare il proprio viaggio senza cambiare piattaforma.
Secondo voi Techland ha fatto bene a cancellare le versioni PS4 e Xbox One per concentrarsi esclusivamente sulla current-gen, oppure avrebbe dovuto mantenere la promessa fatta ai possessori delle vecchie console? Raccontateci la vostra opinione nella Taverna.
