I Dispacci

EA prepara il futuro: pubblicità dentro i videogiochi

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Luglio 18, 2026
5 min lettura

Il publisher vuole pianificare gli annunci già durante lo sviluppo

Nel mondo dei videogiochi il confine tra prodotto d’intrattenimento e piattaforma commerciale è diventato sempre più sottile. Quello che fino a pochi anni fa sembrava impensabile, ovvero la presenza di pubblicità integrate all’interno delle esperienze premium, oggi torna nuovamente al centro del dibattito. Electronic Arts avrebbe infatti invitato i propri studi a iniziare a considerare la possibilità di inserire sistemi pubblicitari direttamente nei giochi già durante le prime fasi di sviluppo.

La notizia, riportata da TweakTown sulla base di informazioni emerse all’interno dell’industria, apre uno scenario destinato a far discutere: gli annunci in-game non verrebbero più pensati come elementi aggiunti successivamente, ma come una componente strutturale della progettazione del titolo, al pari di modalità multiplayer, sistemi di progressione o contenuti aggiuntivi.

Una scelta che riflette una tendenza più ampia del mercato, dove i grandi publisher cercano nuovi modi per aumentare la redditività dei propri prodotti in un periodo caratterizzato da costi di sviluppo sempre più elevati e da un pubblico sempre più selettivo.


Dalla monetizzazione dei contenuti alla monetizzazione dell’esperienza

Electronic Arts non è certo una società estranea alla ricerca di nuovi modelli economici. Negli ultimi anni il publisher ha costruito una parte importante delle proprie entrate attraverso sistemi come contenuti stagionali, acquisti opzionali, pacchetti digitali e modalità live service.

L’idea di inserire pubblicità nei videogiochi rappresenterebbe però un ulteriore passo in avanti, perché andrebbe a intervenire direttamente sul modo in cui il giocatore vive l’esperienza.

Il concetto di pubblicità all’interno dei videogiochi non è completamente nuovo. Titoli sportivi come le serie dedicate al calcio o agli sport motoristici hanno spesso utilizzato sponsor e marchi reali all’interno degli ambienti virtuali, rendendo gli stadi, le piste o le divise più simili alle controparti reali.

La differenza fondamentale riguarda però il contesto. Un conto è inserire sponsor coerenti con il mondo rappresentato dal gioco, un altro è trasformare qualsiasi esperienza videoludica in uno spazio pubblicitario potenziale.


Perché EA sta valutando questa strada

Il motivo principale è facilmente intuibile: l’industria dei videogiochi è diventata estremamente costosa. Realizzare un grande titolo tripla A richiede centinaia di sviluppatori, anni di lavoro e investimenti che possono raggiungere cifre paragonabili alle grandi produzioni cinematografiche.

Allo stesso tempo, il prezzo base dei videogiochi è rimasto relativamente stabile rispetto all’aumento dei costi produttivi. Per questo motivo molte aziende hanno cercato nuove fonti di guadagno attraverso servizi continuativi e modelli alternativi.

La pubblicità rappresenta una possibile nuova entrata economica perché permette di monetizzare anche quei giocatori che acquistano il prodotto una sola volta e non partecipano ai sistemi di acquisto interno.

In teoria, un sistema pubblicitario ben progettato potrebbe permettere agli sviluppatori di sostenere maggiormente i propri giochi nel tempo. Il problema, però, è capire quale sarà il prezzo pagato dai giocatori in termini di esperienza.


Il rischio di trasformare i videogiochi in vetrine commerciali

Il punto più delicato riguarda proprio il rapporto tra immersione e monetizzazione.

Un videogioco è un ambiente costruito per coinvolgere il giocatore, trasportarlo in un altro mondo e creare una sospensione della realtà. L’inserimento di pubblicità invasive potrebbe rompere questa magia, trasformando momenti narrativi o situazioni di gameplay in occasioni commerciali.

Immaginare un cartellone pubblicitario realistico in un titolo sportivo è una cosa. Pensare a banner, annunci dinamici o messaggi promozionali all’interno di un’avventura narrativa, un gioco horror o un RPG è uno scenario molto più controverso.

La reazione negativa della community sarebbe probabilmente forte soprattutto nei confronti dei giochi acquistati a prezzo pieno. Molti giocatori considerano infatti il pagamento iniziale come una sorta di accordo implicito: compro il prodotto e ricevo un’esperienza completa.

L’idea di aggiungere pubblicità dopo l’acquisto potrebbe essere percepita come un ulteriore tentativo di monetizzazione.


Il precedente dei giochi mobile e free-to-play

Per comprendere la possibile direzione del mercato bisogna guardare al settore mobile e free-to-play, dove la pubblicità è ormai una componente normale dell’esperienza.

Molti giochi gratuiti basano il proprio modello economico proprio sulla presenza di annunci opzionali o obbligatori, spesso accompagnati da acquisti interni. Questo sistema ha dimostrato di essere estremamente redditizio, ma nasce da un contesto diverso rispetto ai giochi premium per console e PC.

Il rischio è che alcuni elementi tipici del mercato mobile vengano progressivamente trasferiti anche nelle produzioni tradizionali.

Negli ultimi anni il pubblico ha già mostrato una certa insofferenza verso alcune pratiche di monetizzazione, dalle microtransazioni aggressive ai sistemi basati su ricompense casuali. Una nuova ondata di pubblicità potrebbe alimentare ulteriormente il dibattito sul rapporto tra industria e consumatori.


Pubblicità sì, ma con quale equilibrio?

La vera questione non sarà probabilmente se gli annunci arriveranno nei videogiochi, ma come verranno implementati.

Esistono modelli che potrebbero risultare accettabili: sponsorizzazioni contestuali, collaborazioni estetiche, eventi speciali o contenuti opzionali che non interrompono il flusso del gioco.

Molto dipenderà dalla capacità degli sviluppatori di mantenere il controllo creativo e di evitare che la monetizzazione diventi il centro dell’esperienza.

La storia del settore dimostra che i giocatori sono spesso disposti ad accettare nuovi modelli quando percepiscono un valore reale in cambio. Al contrario, qualsiasi sistema percepito come invasivo rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi di fiducia.


Verdetto dell’Inquisitore

L’idea di EA di discutere la pubblicità durante lo sviluppo dei videogiochi rappresenta uno dei segnali più chiari di come l’industria stia cercando nuove strade per aumentare i ricavi. Da un punto di vista aziendale la logica è comprensibile: i costi crescono e il mercato richiede sempre più contenuti.

Ma il videogioco non è soltanto un prodotto commerciale: è un’esperienza costruita sul coinvolgimento del giocatore. Inserire pubblicità può essere una scelta intelligente se fatta con equilibrio, oppure diventare l’ennesimo elemento che allontana il pubblico se trasforma ogni spazio digitale in una vetrina.

La domanda vera non è se gli annunci arriveranno nei videogiochi, ma quanto spazio saremo disposti a concedere loro prima che il divertimento passi in secondo piano.

Accettereste pubblicità integrate nei videogiochi se servissero a finanziare nuovi contenuti, oppure per voi rappresenterebbero un limite invalicabile? Venite in Taverna e diteci la vostra.

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