I Dispacci

Gears of War, il prossimo gioco arriverà prima

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Ottobre 9, 2026
14 min lettura

Sette anni sono troppi anche per Gears

Ci sono attese che, con il passare del tempo, smettono di sembrare attese e iniziano a sembrare quasi un’intera generazione. Per Gears of War è successo esattamente questo. Tra Gears 5, arrivato nel 2019, e Gears of War: E-Day sono passati quasi sette anni, un intervallo enorme per una saga che durante l’epoca Xbox 360 ci aveva abituati a vedere nuovi capitoli con una frequenza completamente diversa. Ora che E-Day è finalmente arrivato, The Coalition ha deciso di guardare avanti e di mandare un messaggio che, almeno sulla carta, farà piacere a chi teme di dover aspettare un altro lustro prima di tornare a imbracciare una Lancer.

Il capo dello studio, Mike Crump, ha infatti spiegato alla BBC che il prossimo Gears non richiederà un tempo di sviluppo paragonabile a quello impiegato per E-Day. Il motivo non sarebbe soltanto una questione organizzativa, ma soprattutto il fatto che il nuovo capitolo ha permesso a The Coalition di costruire una nuova base tecnologica e produttiva sulla quale potranno essere realizzati i giochi futuri. In altre parole, quei sette anni non devono essere letti esclusivamente come un ritardo: una parte enorme di quel tempo è servita a rifondare il modo stesso in cui Gears viene sviluppato.

Ed è proprio qui che, secondo me, comincia la notizia veramente interessante.

E-Day è stato costruito quasi da zero

Per capire perché The Coalition sia così convinta di poter accelerare i prossimi progetti dobbiamo ricordare una cosa che rischia di perdersi nel rumore del lancio: E-Day non è semplicemente un nuovo Gears realizzato utilizzando una tecnologia già collaudata. Il team ha scelto di affrontare un lavoro molto più radicale, sfruttando Unreal Engine 5 per ricostruire personaggi, animazioni, armi, nemici, ambientazioni e sistemi fondamentali.

Xbox Wire aveva già raccontato il processo di sviluppo spiegando come The Coalition sia sostanzialmente partita da un “hard disk vuoto”, ricostruendo la base della serie invece di continuare ad accumulare strati di tecnologia provenienti dai capitoli precedenti. Questo ha comportato un investimento enorme, ma ha anche permesso al team di liberarsi di una parte significativa dell’eredità tecnica che Gears si portava dietro da anni.

È un passaggio fondamentale. Perché un conto è sviluppare Gears 5 partendo da una tecnologia che conosci, aggiornandola e adattandola alle nuove esigenze. Un altro conto è chiedersi cosa debba essere Gears nel 2026 e costruire nuovamente le fondamenta necessarie per arrivarci. The Coalition ha scelto la seconda strada, e il prezzo da pagare è stato inevitabilmente un ciclo produttivo molto più lungo.

A questo punto, però, quella spesa dovrebbe cominciare a produrre un ritorno.

Il vero investimento non è soltanto E-Day

La frase di Crump sulla velocità del prossimo progetto mi interessa soprattutto per questo motivo. Se E-Day fosse stato costruito come un prodotto isolato, avremmo davanti un enorme investimento destinato principalmente a un singolo gioco. Ma se la tecnologia, le animazioni, gli strumenti, gli asset e i sistemi realizzati durante questi anni possono essere riutilizzati, allora il discorso cambia completamente.

Non significa che il prossimo Gears sarà pronto domani. Sarebbe assurdo interpretare le parole di Crump in questo modo. Un nuovo capitolo importante richiederà comunque anni di lavoro, progettazione, scrittura, produzione e rifinitura. Significa però che The Coalition non dovrebbe essere costretta a ripartire da zero come è successo con E-Day.

Ed è una differenza gigantesca.

La produzione dei videogiochi moderni è diventata talmente complessa che una parte consistente del tempo non viene necessariamente impiegata per creare il contenuto che il giocatore vede sullo schermo. Esiste tutta una struttura invisibile fatta di strumenti, pipeline, animazioni, sistemi di illuminazione, gestione degli asset, tecnologia per la distruzione degli ambienti, intelligenza artificiale e infrastruttura tecnica. Quando quella struttura viene ricostruita, il primo gioco che la utilizza paga il conto. Quelli successivi possono invece beneficiarne.

E-Day, da questo punto di vista, potrebbe essere il gioco che paga quel conto.

Unreal Engine 5 cambia la prospettiva

Il passaggio a Unreal Engine 5 è uno dei motivi per cui questa storia non dovrebbe essere ridotta alla promessa di un calendario più veloce. The Coalition ha utilizzato il nuovo motore non soltanto per rendere Gears più bello, ma per ripensare il modo in cui il gioco può essere costruito.

La stessa squadra ha parlato dell’utilizzo di tecnologie come MegaLights e delle nuove possibilità offerte dall’engine per illuminazione dinamica, ombre, ambienti e gestione della distruzione. E-Day è nato proprio come un progetto nel quale la tecnologia doveva essere funzionale all’atmosfera: Emergence Day non poteva essere raccontato con un semplice aggiornamento estetico del vecchio Gears.

Questo spiega anche perché il risultato finale sia stato così importante per lo studio. The Coalition non stava semplicemente cercando di realizzare un prequel nostalgico. Stava costruendo una nuova versione della propria cassetta degli attrezzi.

E quando una software house investe così tanto nella tecnologia di base, la domanda successiva diventa inevitabile: quanto a lungo intende utilizzarla?

La risposta potrebbe essere molto più lunga di un solo Gears

Prima ancora delle dichiarazioni di Crump, gli sviluppatori avevano lasciato intendere che E-Day fosse stato concepito come una base destinata a durare molto a lungo. In precedenti interviste, The Coalition aveva parlato esplicitamente dell’idea di costruire fondamenta utilizzabili per molti anni e per più giochi, proprio per evitare di dover affrontare nuovamente una ricostruzione completa al prossimo cambio generazionale.

Questa prospettiva è particolarmente interessante considerando ciò che sta accadendo all’interno dell’ecosistema Xbox. Microsoft si sta preparando a una nuova generazione hardware, mentre Xbox sta spingendo contemporaneamente su console, PC, cloud, Game Pass e nuove forme di accesso ai propri giochi. Una tecnologia interna abbastanza flessibile da accompagnare Gears attraverso più piattaforme potrebbe quindi diventare un vantaggio strategico enorme.

Non è un caso che The Coalition abbia insistito così tanto sulla possibilità di non dover rifare tutto da capo quando arriverà nuovo hardware. Se la base costruita con E-Day è realmente pensata per essere scalabile, allora il prossimo Gears potrebbe beneficiare non soltanto di tempi di sviluppo più brevi, ma anche di un passaggio generazionale meno traumatico.

Ed è esattamente il tipo di investimento che, a mio avviso, Xbox dovrebbe fare molto più spesso.

Ma quale Gears arriverà dopo E-Day?

Qui bisogna frenare l’entusiasmo, perché The Coalition non ha annunciato il prossimo gioco. E soprattutto non ha confermato che sarà Gears 6.

La questione narrativa è molto più complessa di quanto sembri. E-Day è infatti un prequel ambientato dodici anni prima degli eventi del primo Gears of War e racconta Marcus Fenix e Dominic Santiago durante l’Emergence Day. La storia di Gears 5, invece, è rimasta sospesa dopo un finale che ha lasciato parecchie questioni aperte, soprattutto attorno a Kait Diaz.

Quindi sì, personalmente vorrei vedere Gears 6. Voglio sapere come continua quella storia e cosa succede a Kait, JD, Fahz e Del. Ma non sono affatto sicuro che questo sia necessariamente il prossimo passo che The Coalition vuole compiere.

Gli sviluppatori hanno già sottolineato che l’universo di Gears offre moltissimo spazio per raccontare storie ambientate tra E-Day e la trilogia originale. E-Day stesso dimostra quanto materiale ancora inesplorato esista nella cronologia della serie. Potrebbe quindi esserci un altro prequel, una storia parallela o un progetto completamente differente prima del ritorno alla trama principale.

La cosa interessante è che, adesso, The Coalition sembra avere finalmente gli strumenti per poter scegliere.

Il problema è che Xbox deve lasciarglieli usare

E qui arriviamo alla parte che mi preoccupa di più.

Perché possiamo parlare quanto vogliamo di tecnologia, Unreal Engine 5, nuove pipeline e cicli produttivi più brevi, ma tutto questo non serve a nulla se il gruppo che ha costruito queste fondamenta viene smantellato.

The Coalition non è rimasta completamente fuori dall’ondata di licenziamenti che ha colpito Xbox. A settembre, il director narrativo di E-Day Juan Vaca e altri dipendenti sono stati allontanati proprio a ridosso del lancio. Successivamente sono emerse anche preoccupazioni interne sulla possibilità di ulteriori tagli dopo l’uscita del gioco, in un momento nel quale Microsoft sta continuando a ristrutturare pesantemente la propria divisione gaming.

Crump, interrogato proprio su questo tema dalla BBC, non ha potuto offrire garanzie sul futuro occupazionale del team. Ha invece invitato gli sviluppatori a concentrarsi su ciò che possono controllare: realizzare un grande gioco e consegnarlo al pubblico.

Capisco perfettamente la posizione. Ma non posso fare a meno di vedere una contraddizione.

Da una parte Xbox ha uno studio che ha appena completato una ricostruzione tecnologica enorme e ha appena pubblicato un nuovo Gears accolto molto positivamente dalla critica. Dall’altra, nello stesso periodo, ci sono persone che hanno contribuito a quel risultato e che vengono lasciate fuori.

Se l’obiettivo è davvero accelerare il prossimo Gears, la continuità del team diventa una risorsa produttiva, non soltanto una questione umana.

La promessa di Crump vale più di un calendario

Quando un dirigente dice che il prossimo gioco arriverà “molto prima”, la tentazione è immediatamente trasformare quella frase in una previsione. Quattro anni? Tre? Cinque? Quando uscirà Gears 6?

Io non lo farei.

La dichiarazione di Crump non contiene una finestra di lancio e non autorizza nessuno a costruire un calendario. Il valore della frase è un altro: ci dice che The Coalition considera concluso il grosso del lavoro di rifondazione tecnologica che ha caratterizzato E-Day.

È quasi come se lo studio stesse dicendo: abbiamo costruito la casa, adesso possiamo iniziare a viverci.

E questo cambia parecchio la prospettiva.

Se E-Day fosse stato un nuovo punto di partenza destinato a essere seguito da un’altra ricostruzione, allora avremmo potuto prepararci a un altro lungo silenzio. Ma se gli strumenti realizzati possono davvero essere riutilizzati, il ciclo produttivo potrebbe finalmente avvicinarsi a quello che ci aspetteremmo da una grande serie proprietaria.

Non serve tornare ai tempi folli della trilogia originale. Serve semplicemente evitare che una saga di questa importanza sparisca per sette anni.

E-Day ha anche un’altra responsabilità

C’è però una cosa che non dobbiamo dimenticare: E-Day deve dimostrare che questo investimento è valso la pena.

Il gioco è appena arrivato sul mercato e i primi segnali sono incoraggianti. La critica internazionale lo ha accolto molto bene, sottolineando il ritorno della serie alle proprie radici, la qualità del combattimento, la componente narrativa e soprattutto la capacità di The Coalition di modernizzare Gears senza cancellarne l’identità. GamesRadar lo ha definito un ritorno ai vertici degli shooter in terza persona, mentre altre recensioni hanno evidenziato il salto tecnico ottenuto con Unreal Engine 5.

Anche il pubblico sembra aver risposto positivamente. E-Day ha avuto una partenza importante su Steam e sta beneficiando della distribuzione attraverso Game Pass, elementi che permettono a Xbox di misurare il successo del progetto ben oltre le sole copie vendute.

Questo conta perché un ciclo produttivo più veloce ha senso soltanto se produce giochi che il pubblico vuole davvero.

The Coalition non deve soltanto dimostrare di poter sviluppare Gears più rapidamente. Deve dimostrare di poterlo fare senza sacrificare la qualità.

Il prossimo Gears non deve diventare una catena di montaggio

Qui metto le mani avanti, perché c’è un rischio che secondo me Xbox dovrebbe evitare.

La velocità non deve diventare l’obiettivo principale.

Non voglio vedere Gears trasformarsi in una serie di giochi prodotti a intervalli regolari semplicemente perché finalmente esiste una pipeline più efficiente. Preferisco aspettare un po’ di più per un capitolo che abbia qualcosa da dire piuttosto che ritrovarmi ogni tre anni davanti allo stesso gioco con una nuova ambientazione e qualche arma aggiuntiva.

Gears ha bisogno di una direzione.

E-Day ha funzionato proprio perché The Coalition ha preso una decisione precisa: tornare alle origini, raccontare Emergence Day, concentrarsi su Marcus e Dom e ricostruire la formula attorno a ciò che rendeva speciale la serie. Non è stato semplicemente “Gears 6 con un’altra storia”. È stato un tentativo di capire nuovamente cosa significasse Gears.

Il prossimo gioco dovrà fare la stessa cosa.

Se sarà Gears 6, dovrà avere il coraggio di affrontare le conseguenze del finale di Gears 5. Se sarà un’altra storia, dovrà dimostrare perché vale la pena tornare ancora una volta su Sera. La tecnologia potrà aiutarlo, ma non potrà sostituire una buona idea.

Sette anni non devono diventare la nuova normalità

La promessa di Mike Crump, alla fine, è importante proprio perché riconosce implicitamente un problema.

Sette anni sono troppi.

Non importa quanto ambizioso sia stato E-Day. Non importa quanto lavoro sia stato necessario per ricostruire la tecnologia. Per una saga importante, un’assenza così lunga comporta inevitabilmente una perdita di slancio.

Una generazione di giocatori può cambiare nel frattempo. Le abitudini del pubblico possono cambiare. Il mercato può cambiare. Xbox stessa può cambiare.

E infatti Gears 5 appartiene a un’epoca Xbox completamente diversa da quella nella quale è arrivato E-Day. Nel 2019 Game Pass era già importante, ma l’ecosistema Microsoft non aveva ancora assunto le dimensioni e la filosofia multipiattaforma che vediamo oggi. Nel frattempo sono cambiate le strategie hardware, il ruolo del PC, il cloud e persino il modo in cui Xbox interpreta il concetto stesso di piattaforma.

Se il prossimo Gears arriverà in un intervallo molto più breve, non sarà soltanto una buona notizia per i fan. Potrebbe diventare un segnale che The Coalition ha finalmente trovato una struttura produttiva sostenibile per accompagnare Xbox nella prossima fase della sua storia.

La vera vittoria sarebbe la continuità

E allora io non voglio chiedere a The Coalition quando uscirà il prossimo Gears.

Voglio sapere se lo studio avrà la possibilità di costruirlo con la stessa squadra, con gli stessi strumenti e con la stessa libertà creativa che ha permesso di realizzare E-Day.

Perché la promessa di un ciclo produttivo più rapido è interessante, ma la continuità è ancora più importante. Se davvero alcuni membri della leadership lavorano insieme da oltre vent’anni, come ha ricordato Crump, quella esperienza accumulata rappresenta un patrimonio che non si può sostituire semplicemente assumendo nuove persone dopo un licenziamento.

E qui Microsoft deve dimostrare di aver capito una cosa che l’industria continua a dimenticare: uno studio non è soltanto il suo IP, né il suo motore grafico, né il suo budget. È soprattutto il gruppo di persone che sa trasformare quelle risorse in un gioco.

The Coalition ha appena dimostrato di poter ricostruire Gears dalle fondamenta.

Adesso Xbox dovrebbe evitare di costringerla a ricostruire anche se stessa.

Verdetto dell’Inquisitore

Io sono sinceramente contento di sapere che non dovremo aspettare altri sette anni per un nuovo Gears. Ma non perché voglia trasformare la serie in una macchina da produzione annuale. Al contrario: quello che mi interessa è sapere che The Coalition ha finalmente una base tecnologica abbastanza solida da non dover ricominciare tutto da capo ogni volta.

E-Day ha avuto il coraggio di fare qualcosa che secondo me era necessario: fermarsi, guardare Gears, capire cosa funzionava davvero e ricostruire la serie attorno a quei principi. Se questo investimento permetterà allo studio di sviluppare il prossimo capitolo in meno tempo, allora quei sette anni potrebbero essere stati il prezzo necessario per evitare di pagarne altri sette in futuro.

Ma c’è una condizione che considero imprescindibile: Xbox deve lasciare lavorare The Coalition. Non avrebbe senso investire anni nella costruzione di una nuova tecnologia e poi indebolire il team attraverso continui licenziamenti e ristrutturazioni. Se davvero Microsoft vuole che Gears sia uno dei pilastri della propria identità, deve trattare The Coalition come un investimento a lungo termine, non come una voce di bilancio da rivalutare ogni volta che cambia la strategia aziendale.

E poi c’è Gears 6. Sì, lo voglio. Voglio sapere cosa succederà dopo quel maledetto finale di Gears 5. Ma dopo aver visto cosa The Coalition è riuscita a fare con E-Day, sono disposto ad aspettare che trovi la storia giusta. Non voglio semplicemente il prossimo Gears: voglio il Gears che dimostri che questi sette anni sono serviti a qualcosa.

E voi cosa ne pensate? Vi tranquillizza sapere che il prossimo Gears non dovrebbe richiedere altri sette anni oppure preferireste che The Coalition si prendesse tutto il tempo necessario, indipendentemente dalla durata dello sviluppo? E soprattutto, dopo E-Day, volete finalmente Gears 6 oppure sareste felici di tornare ancora una volta nel passato della serie per raccontare una storia che ancora non conosciamo? Ditemi come la vedete, perché questa volta il futuro di Gears è davvero tutto da scrivere. Fatecelo sapere in Taverna.

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