I Dispacci

GTA VI su Switch 2: davvero non avrebbe senso?

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Settembre 28, 2026
17 min lettura

Una dichiarazione che riapre una questione tutt’altro che chiusa

C’è una frase che, nel mondo di Grand Theft Auto, basta da sola a riaccendere una discussione destinata a non spegnersi tanto facilmente: portare GTA VI su Nintendo Switch 2 “non avrebbe senso”. A pronunciarla è Jérémy Hartvick, ex open world designer di Rockstar Games che ha lavorato sul progetto di Grand Theft Auto VI tra il 2017 e il 2020. La dichiarazione è arrivata all’interno di un’intervista riservata agli iscritti del canale Kiwi Talkz e, inevitabilmente, è stata ripresa dalla stampa internazionale.

La questione, però, merita di essere affrontata con un minimo di freddezza. Hartvick non sta annunciando che Rockstar abbia cancellato una versione Switch 2, né sta parlando a nome dell’attuale dirigenza dello studio. Sta esprimendo una valutazione personale basata sulla propria esperienza, sostenendo che il rapporto tra costi, compromessi tecnici e pubblico potenziale renderebbe difficile giustificare un porting nativo.

Ed è proprio qui che la questione diventa interessante. Perché una parte del ragionamento è difficile da ignorare, soprattutto osservando quanto GTA VI stia chiedendo all’hardware PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Un’altra parte, invece, entra in collisione con ciò che Nintendo ha dimostrato negli ultimi anni: il pubblico della piattaforma ibrida è disposto ad accogliere produzioni molto lontane dal tradizionale immaginario Nintendo, purché esista una versione adeguatamente adattata.

Quindi la domanda non è semplicemente “Switch 2 è abbastanza potente per GTA VI?”. La domanda vera è un’altra: quanto dovrebbe essere modificato GTA VI per funzionare su Switch 2 e, soprattutto, avrebbe senso per Rockstar sostenere quel lavoro?

Hartvick: il problema è prima commerciale che tecnico

Il ragionamento dell’ex sviluppatore Rockstar parte da un presupposto preciso. Se una persona vuole davvero giocare a GTA VI, secondo Hartvick, sarà disposta ad acquistare una piattaforma sulla quale il gioco è già disponibile. Da qui la sua perplessità sull’idea di investire risorse considerevoli per costruire una versione Nintendo che potrebbe necessariamente presentare differenze rispetto alle edizioni PlayStation e Xbox.

La sua posizione è abbastanza chiara: se il pubblico più interessato al gioco è disposto a comprare una PS5 o una Xbox per poterlo giocare, Rockstar avrebbe pochi incentivi a sostenere un processo di ottimizzazione molto complesso per ottenere un risultato inevitabilmente diverso. L’ex sviluppatore ha parlato infatti del rischio di offrire un’esperienza “inferiore” rispetto alle altre piattaforme.

Il punto non è quindi soltanto la potenza bruta. È il rapporto fra investimento e ritorno.

Ed è una distinzione fondamentale. Nel mercato dei videogiochi, un porting non viene realizzato semplicemente perché un hardware può teoricamente eseguire un determinato software. Bisogna valutare il costo della conversione, il tempo necessario, il supporto post-lancio, i test, l’ottimizzazione, la certificazione e le vendite potenziali. Nel caso di un gioco come GTA VI, ogni voce assume dimensioni particolarmente importanti.

Se Rockstar dovesse destinare una squadra significativa per mesi o anni alla realizzazione di una versione Switch 2, dovrebbe avere una ragione concreta per farlo. E questa ragione non può essere semplicemente “Switch 2 ha venduto molto”. Servirebbe la certezza, o almeno una ragionevole aspettativa, che una versione Nintendo possa generare un ritorno proporzionato all’investimento.

È qui che l’argomento di Hartvick acquista una sua logica.

Ma dire che il pubblico Nintendo non sia interessato è un’altra storia

Dove invece inizierei a fare qualche distinzione è nell’idea che il pubblico di GTA e quello di Nintendo siano necessariamente due mondi separati.

Non lo sono.

Lo abbiamo già visto con la stessa Rockstar. Grand Theft Auto: The Trilogy – The Definitive Edition è arrivato su Nintendo Switch e, nonostante un lancio problematico, Take-Two dichiarò che il progetto aveva superato significativamente le aspettative commerciali. La società non pubblicò un dato ufficiale dettagliato per piattaforma, quindi non possiamo utilizzare quella vicenda per sostenere che Switch abbia rappresentato una quota decisiva delle vendite complessive. Possiamo però affermare una cosa più prudente: esisteva una domanda sufficiente per giustificare la presenza della raccolta sull’hardware Nintendo.

E non dimentichiamo un altro precedente ancora più interessante: Red Dead Redemption.

Rockstar ha portato il primo Red Dead Redemption su Nintendo Switch e successivamente ha previsto anche un aggiornamento dedicato a Switch 2. Non stiamo parlando di un gioco costruito attorno all’identità Nintendo, né di una produzione particolarmente leggera dal punto di vista tecnologico. È un altro segnale che la casa di Grand Theft Auto non considera necessariamente incompatibili le proprie produzioni con l’ecosistema Nintendo.

Questo non dimostra affatto che GTA VI arriverà su Switch 2. Sarebbe una conclusione arbitraria.

Dimostra però che la formula “il pubblico Nintendo non vuole GTA” è troppo semplicistica.

Il pubblico esiste. La domanda reale è quanto sia grande rispetto ai costi necessari per soddisfarla.

Il vero ostacolo potrebbe essere il mondo di Leonida

Ed è qui che, a mio avviso, la discussione diventa molto più interessante.

GTA VI non è semplicemente un videogioco graficamente molto bello. Il problema per un eventuale porting è rappresentato dall’insieme dei sistemi che devono funzionare contemporaneamente.

Rockstar sta costruendo un mondo aperto estremamente complesso, popolato, dinamico e fortemente dipendente dalla simulazione. Le analisi tecniche emerse dopo l’Extended Look hanno sottolineato proprio quanto il gioco stia spingendo l’hardware attuale, con un rendering che sulle console di riferimento punta a 30 fotogrammi al secondo. Digital Foundry ha evidenziato la difficoltà di raggiungere i 60 fps persino sulle console di questa generazione, soprattutto per il carico imposto dalla simulazione del mondo e dalla CPU.

Questo dato dovrebbe farci riflettere.

Se GTA VI deve già essere accuratamente bilanciato per funzionare a 30 fps su PS5 e Xbox Series X|S, pensare a una conversione per un hardware molto diverso significa chiedersi quali elementi dovrebbero essere sacrificati o riprogettati.

Non si tratta necessariamente di abbassare semplicemente la risoluzione.

Si può intervenire sulla densità del traffico, sul numero di NPC presenti contemporaneamente, sulla distanza alla quale vengono caricati determinati elementi, sulla qualità delle ombre, sui riflessi, sull’illuminazione, sulle texture, sulla fisica, sulla quantità di oggetti simulati e persino sulla frequenza con cui determinate informazioni vengono aggiornate.

Ma ogni compromesso modifica il modo in cui il mondo viene percepito.

Ed è questo il problema di un GTA.

In un gioco lineare posso ridurre la qualità di alcune texture e il giocatore probabilmente non se ne accorgerà dopo pochi minuti. In un open world posso invece dover intervenire contemporaneamente su decine di sistemi che devono continuare a dialogare fra loro. Se riduco il numero di pedoni, modifico la percezione della città. Se riduco il traffico, modifico il comportamento delle strade. Se riduco la distanza di caricamento, rischio di compromettere l’illusione di un mondo continuo.

GTA VI non deve semplicemente “girare”.

Deve continuare a sembrare GTA VI.

Switch 2 non è però il vecchio Switch

C’è un altro errore che sarebbe facile commettere: parlare di Switch 2 come se fosse semplicemente una versione più potente della precedente console Nintendo.

Non è così.

Nintendo Switch 2 utilizza un processore personalizzato NVIDIA, dispone di 256 GB di memoria interna UFS e supporta tecnologie come VRR fino a 120 Hz sul display integrato. In modalità TV può arrivare a un’uscita 4K a 60 fps, pur con modalità a 120 fps a risoluzioni inferiori. Naturalmente questi numeri di output non significano che ogni gioco possa essere renderizzato internamente a quelle prestazioni: la capacità di collegarsi a un display 4K non equivale alla potenza necessaria per produrre nativamente un gioco come GTA VI a 4K.

Questo è un dettaglio importante perché il dibattito sulla console Nintendo tende spesso a ridursi a un confronto superficiale fra teraflop, risoluzione e frame rate.

Un porting ben fatto non è una gara a chi mantiene la stessa risoluzione.

È un esercizio di ingegneria.

Switch 2 ha dimostrato di poter gestire conversioni di giochi molto più ambiziosi rispetto a quelli che sarebbero stati realistici sulla prima Switch. Ma GTA VI rappresenterebbe un salto ulteriore, soprattutto considerando quanto Rockstar sembra voler spingere la simulazione e la densità del mondo.

Per questo motivo non mi sentirei di dire che “GTA VI non può girare su Switch 2”. È un’affermazione che oggi non possiamo dimostrare.

Possiamo invece dire che farlo girare mantenendo una parte significativa dell’esperienza prevista da Rockstar sarebbe probabilmente una sfida tecnologica molto seria.

E sono due cose molto diverse.

Il precedente della Trilogy non risolve il problema

Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma GTA è già arrivato su Switch”.

Sì, ma il confronto con The Trilogy – The Definitive Edition ha dei limiti enormi.

Quella raccolta riuniva tre giochi originariamente pubblicati nell’era PlayStation 2, successivamente rimasterizzati. Il fatto che Rockstar abbia deciso di portarli su Switch dimostra che l’azienda vede un valore commerciale nell’offrire Grand Theft Auto su hardware Nintendo, ma non dimostra che lo stesso approccio possa essere applicato a un titolo progettato decenni dopo e con un livello tecnologico completamente differente.

Anzi, la storia della Trilogy dovrebbe suggerire prudenza.

Il progetto arrivò sul mercato con numerosi problemi tecnici e la versione Switch fu tra quelle maggiormente discusse proprio per le limitazioni hardware e qualitative. Take-Two, nonostante le criticità, comunicò comunque risultati commerciali superiori alle aspettative.

Questa esperienza ci lascia una lezione abbastanza evidente: esiste un pubblico disposto ad accettare compromessi pur di giocare Grand Theft Auto su Nintendo, ma questo non significa che ogni compromesso sia automaticamente accettabile.

Con GTA VI l’asticella sarebbe molto più alta.

E se il problema fosse proprio l’ambizione di GTA VI?

Qui arrivo al punto che trovo più interessante.

Forse la domanda non dovrebbe essere “Switch 2 è abbastanza potente per GTA VI?”.

Forse dovremmo chiederci se GTA VI sia stato progettato pensando a un livello di complessità che rende estremamente difficile una scalabilità verso il basso.

La differenza è sostanziale.

Un gioco progettato fin dall’inizio per funzionare su molte piattaforme può costruire la propria tecnologia attorno a una serie di compromessi prevedibili. Un titolo che nasce con l’obiettivo di spingere al limite determinate caratteristiche dell’hardware può invece diventare molto più difficile da adattare.

Rockstar ha una lunga storia di versioni differenti dei propri giochi, ma GTA VI sembra appartenere a una categoria nella quale la densità del mondo, la qualità dell’animazione, la fisica, l’intelligenza artificiale e la simulazione urbana assumono un peso enorme.

Se il limite principale fosse soltanto la GPU, la questione sarebbe relativamente semplice: abbassi risoluzione, effetti e qualità grafica.

Se il limite riguarda invece la CPU e la capacità di simulare il mondo, il discorso cambia completamente.

Ed è proprio per questo che le analisi sul frame rate di GTA VI sono così interessanti. Se già sulle console attuali Rockstar sta privilegiando una configurazione a 30 fps per sostenere il carico complessivo del gioco, una versione Switch 2 potrebbe richiedere interventi molto più profondi di un semplice downgrade visivo.

Il cloud cambia completamente le carte in tavola

C’è però una possibilità che Hartvick stesso non considera assurda: lo streaming.

Ed è probabilmente il punto più curioso di tutta la vicenda.

Una versione nativa di GTA VI richiederebbe a Switch 2 di eseguire direttamente il gioco. Con il cloud gaming, invece, il lavoro pesante verrebbe effettuato su server remoti e la console Nintendo dovrebbe principalmente ricevere e visualizzare il flusso video, restituendo al server gli input del giocatore.

A quel punto il problema hardware cambia radicalmente.

Non dobbiamo più chiederci se Switch 2 sia in grado di simulare Leonida, ma se sia in grado di ricevere adeguatamente il flusso video e mantenere una latenza accettabile.

Ed è una distinzione enorme.

Hartvick si è spinto addirittura oltre, sostenendo che, dal punto di vista puramente tecnologico, con le tecnologie attuali un gioco come GTA VI potrebbe arrivare persino su smartphone se Rockstar decidesse realmente di perseguire quella strada. Naturalmente questo non equivale a un annuncio, né significa che esista un progetto del genere. È una riflessione sul fatto che lo streaming e le tecnologie moderne rendono meno rigido il rapporto tra potenza locale e piattaforma.

Per Nintendo, una soluzione del genere avrebbe però un problema evidente: il cloud dipende dalla qualità della connessione.

E Grand Theft Auto è uno di quei giochi nei quali la possibilità di giocare ovunque potrebbe essere uno dei principali motivi per scegliere Switch 2.

Paradossalmente, proprio la caratteristica più interessante della piattaforma rischierebbe di essere condizionata dalla sua infrastruttura di rete.

Rockstar oggi non ha annunciato nulla

Qui bisogna fermarsi prima di costruire castelli.

Al momento Rockstar indica ufficialmente PlayStation 5 e Xbox Series X|S come piattaforme di Grand Theft Auto VI. La pagina di supporto ufficiale aggiornata ad agosto 2026 elenca proprio queste due piattaforme, mentre Switch 2 non compare. Anche la pagina ufficiale del gioco conferma il 19 novembre 2026 come data di uscita e indica PS5 e Xbox Series X|S.

Questo significa che tutto il discorso su Switch 2 appartiene, per ora, al campo delle possibilità.

Non abbiamo un annuncio.

Non abbiamo una smentita.

E soprattutto non abbiamo informazioni ufficiali che permettano di sapere se Rockstar abbia mai valutato seriamente un porting.

La dichiarazione di un ex sviluppatore è interessante proprio perché proviene da qualcuno che conosce il progetto, ma il fatto che Hartvick abbia lavorato su GTA VI fino al 2020 significa anche che non possiamo automaticamente trasformare la sua opinione attuale in una fotografia delle decisioni prese da Rockstar nel 2026.

Sono passati anni.

Il gioco è cambiato.

La tecnologia è cambiata.

Switch 2 non esisteva ancora quando Hartvick ha lasciato il progetto.

E anche la strategia commerciale di Rockstar può essere cambiata.

La questione PC rende il quadro ancora più curioso

C’è poi un’altra assenza importante: il PC.

Rockstar, almeno allo stato attuale, non ha annunciato una versione PC di GTA VI. Questo non significa che non arriverà, ma significa che non possiamo usare neppure il PC come prova di una strategia multipiattaforma già definita.

La situazione ufficiale è quindi molto più ristretta di quanto la discussione online possa far pensare: GTA VI è annunciato per PS5 e Xbox Series X|S, mentre tutte le altre piattaforme restano fuori dalle comunicazioni ufficiali.

E questo mi sembra significativo.

Rockstar non sta semplicemente cercando di mettere GTA VI ovunque fin dal primo giorno. Sta gestendo il lancio su un gruppo specifico di hardware e, almeno per ora, sta mantenendo il controllo sulla piattaforma tecnologica sulla quale vuole presentare il gioco.

Una versione Switch 2 potrebbe quindi arrivare soltanto in un secondo momento, quando Rockstar avrebbe già ottenuto una quantità enorme di dati sul comportamento del gioco e sulle richieste hardware.

Da questo punto di vista, aspettare non sarebbe necessariamente una sconfitta per Nintendo.

Potrebbe essere una strategia.

Un eventuale porting avrebbe senso soltanto se fosse davvero un nuovo progetto tecnico

Questo è forse il punto sul quale concordo maggiormente con Hartvick, pur senza arrivare alla conclusione che Switch 2 e GTA VI siano incompatibili.

Se Rockstar decidesse di portare GTA VI su Nintendo, non avrebbe molto senso limitarsi a una conversione superficiale.

Servirebbe un lavoro di ottimizzazione estremamente profondo.

Bisognerebbe probabilmente ripensare alcune impostazioni del mondo, trovare un equilibrio fra densità e prestazioni, lavorare sull’illuminazione, sulla memoria, sullo streaming degli asset e sulla gestione della CPU. Potrebbero essere necessari compromessi sulla distanza visiva, sulla quantità di elementi simultaneamente presenti e sulla qualità di alcuni sistemi.

E qui emerge un’altra domanda: quanto sarebbe disposta Rockstar a modificare GTA VI pur di mantenere il nome del gioco sulla confezione?

Perché una versione Switch 2 che funzionasse a 540p dinamici, con densità ridotta e compromessi pesanti potrebbe essere tecnicamente un risultato impressionante. Ma se l’esperienza percepita fosse troppo lontana da quella che Rockstar considera GTA VI, il problema diventerebbe anche reputazionale.

Non basta poterlo fare.

Bisogna poterlo fare senza distruggere il valore del prodotto.

Nintendo, dal canto suo, avrebbe un’arma che Sony e Microsoft non hanno

C’è però una variabile che non possiamo ignorare: la natura ibrida di Switch 2.

GTA VI su Switch 2 non sarebbe interessante semplicemente perché sarebbe “un’altra versione”.

Sarebbe interessante perché permetterebbe di giocare a un Grand Theft Auto di nuova generazione in portabilità.

È un elemento che non può essere replicato nello stesso modo su PS5 o Xbox Series X|S.

Ed è proprio questo che potrebbe trasformare una versione tecnicamente inferiore in un prodotto commercialmente interessante.

Il consumatore potrebbe accettare qualche compromesso non perché non abbia accesso a una versione migliore, ma perché attribuisce un valore enorme alla possibilità di giocare ovunque.

È una dinamica che abbiamo visto più volte nell’industria: una versione tecnicamente meno raffinata può avere successo se offre un vantaggio che le altre piattaforme non possiedono.

La domanda, quindi, non è se la versione Switch 2 sarebbe identica alle altre.

Probabilmente non lo sarebbe.

La domanda è se la portabilità sarebbe sufficiente a compensare le differenze.

E questa è una valutazione commerciale che soltanto Rockstar e Take-Two possono fare disponendo dei dati reali.

“Non avrebbe senso” è forse troppo definitivo

La frase di Hartvick è interessante proprio perché contiene una verità e, contemporaneamente, una semplificazione.

È difficile immaginare una versione Switch 2 di GTA VI senza compromessi importanti. Le prestazioni attuali del gioco sulle console più potenti e le analisi sulla difficoltà di raggiungere persino i 60 fps mostrano quanto Rockstar stia già chiedendo all’hardware contemporaneo.

È altrettanto difficile sostenere, però, che il pubblico Nintendo non sia interessato a Grand Theft Auto.

La Trilogy è arrivata su Switch e ha superato le aspettative commerciali di Take-Two; Red Dead Redemption è arrivato sulla piattaforma e ha ricevuto una versione dedicata a Switch 2. Sono fatti concreti che impediscono di considerare Nintendo un mercato completamente estraneo ai prodotti Rockstar.

Rimane il problema dei costi.

Ed è probabilmente quello decisivo.

Se per trasformare GTA VI in una versione Switch 2 Rockstar dovesse spendere una quantità sproporzionata di tempo e denaro per ottenere un prodotto che venderebbe una frazione delle versioni PlayStation e Xbox, la scelta di non farlo sarebbe perfettamente comprensibile.

Se invece Switch 2 dovesse costruire una base installata abbastanza ampia da rendere quel mercato impossibile da ignorare, la situazione cambierebbe.

Per questo oggi non parlerei di impossibilità.

Parlerei di convenienza.

Verdetto dell’Inquisitore

La dichiarazione di Jérémy Hartvick non chiude la porta a GTA VI su Nintendo Switch 2. Ci ricorda però qualcosa che spesso il dibattito dei giocatori tende a dimenticare: portare un videogioco su una nuova piattaforma non significa semplicemente premere un interruttore e ricompilare il codice.

Nel caso di GTA VI, il problema è ancora più grande perché Rockstar sta costruendo un mondo nel quale la simulazione, la densità degli ambienti e la gestione contemporanea di una quantità enorme di elementi sembrano essere parte integrante dell’esperienza. Se anche PS5 e Xbox Series X|S devono rinunciare, almeno al lancio, a una modalità a 60 fps secondo quanto emerso dalle recenti analisi e informazioni tecniche, è evidente che una conversione per Switch 2 richiederebbe compromessi seri.

Ma c’è una differenza fra dire che un porting sarebbe difficile e dire che non avrebbe senso.

La prima affermazione è sostenuta dagli elementi che abbiamo oggi.

La seconda è una valutazione commerciale che dipende da dati che noi non possediamo.

Io, quindi, terrei la porta socchiusa. Non perché mi aspetti necessariamente un annuncio, ma perché l’industria ci ha insegnato più volte che le piattaforme Nintendo possono diventare destinazioni importanti anche per giochi che, sulla carta, sembravano poco adatti al loro hardware. La vera domanda sarà quanto pubblico riuscirà a costruire Switch 2 e quanto quel pubblico sarà disposto ad accettare una versione diversa di GTA VI pur di poter vivere Leonida anche in portabilità.

Per ora Rockstar parla ufficialmente soltanto di PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Tutto il resto è ancora terreno di ipotesi. E, in questo caso, credo sia molto più interessante osservare i fatti che trasformare una dichiarazione di un ex sviluppatore in una sentenza definitiva.

Voi come la vedete? Preferireste un GTA VI fortemente ottimizzato ma con compromessi su Switch 2, oppure ritenete che Rockstar dovrebbe lasciare perdere una versione nativa e concentrarsi sulle piattaforme per cui il gioco è stato progettato? Fatecelo sapere in Taverna.

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