Intentata causa a Sony per 457 milioni di Dollari
Il timing perfetto del suicidio legale
C’è un momento in cui la cattiva tempistica di una azienda corporativa genera non solo una crisi di pubbliche relazioni, ma anche una crisi legale completamente evitabile. Sony ha raggiunto quel momento. Il 10 luglio 2026, ha annunciato che avrebbe interrotto la produzione di dischi fisici per i giochi PlayStation a partire da gennaio 2028. Due settimane dopo, un’organizzazione di consumatori olandese, Stichting Massaschade & Consument, ha lanciato una causa da 457 milioni di dollari contro di essa per, ironia assoluta, monopolizzazione digitale.
L’accusa è semplice: Sony prende il 30% di commissione su ogni gioco venduto attraverso il PlayStation Store. Questo significa che i giocatori olandesi pagano in media il 47% in più per un gioco digitale rispetto a un titolo su disco. Con i dischi ancora disponibili come alternativa, Sony aveva sempre potuto sostenere in tribunale: “Vedi? Non siamo un monopolio. I giocatori possono comprare dischi nei negozi.” Era una difesa debole, ma era almeno una difesa.
Con l’annuncio del gennaio 2028, Sony ha essenzialmente detto: “Ciao, eliminamo completamente il mercato fisico e vi obbligiamo a comprare dal nostro store al prezzo che vogliamo.” È un atto di suicidio legale in diretta televisione.
L’archivio del controllo: come il potere diventa vulnerabilità
Quello che è interessante archivisticamente è comprendere come Sony si sia trovata in questa posizione. Durante gli anni 2000 e 2010, PlayStation ha costruito un’identità attorno al concetto di “libertà di scelta.” Potevi comprare un gioco su disco a Gamestop, rivenderlo alla comunità locale, scaricarlo dal PS Store, o ottenerlo come usato in un negozio di giochi. La piattaforma era il ponte, non il cancello.
Ma negli ultimi 5-6 anni, l’85% delle vendite di giochi PlayStation si è spostato al digitale. Non per forza di legge, per pratica consumer. I giocatori hanno scelto la comodità del download rispetto al viaggio al negozio. E mentre questo stava accadendo, Sony ha realizzato qualcosa: se l’85% delle vendite è digitale, e Sony controlla il 100% del negozio digitale, allora Sony controlla effettivamente il 85% + del flusso di valore.
Questo era il momento in cui Sony ha dovuto fare una scelta: mantenere il 15% del mercato fisico come “difesa legale contro le accuse di monopolio” oppure eliminare completamente il mercato fisico e prendere il 100% della torta. Ha scelto il 100%, e ha scelto questa strada proprio quando le autorità di regolamentazione stavano iniziando a guardare da vicino al controllo delle piattaforme digitali.
La architettura legale: quando Digital Markets Act incontra la cupidigia
Sony si trova in un momento in cui almeno tre giurisdizioni diverse stanno muovendo contro di essa. Nel Regno Unito, una causa portata avanti da Alex Neill rappresenta circa 11 milioni di consumatori britannici e chiede £1,97 miliardi in risarcimenti. Una trial di dieci settimane è stata completata nel maggio 2026, e si attende la sentenza dal Competition Appeal Tribunal. Negli Stati Uniti, una causa è stata risolta per il ridicolo importo di 7,8 milioni di dollari, una somma che Sony potrebbe pagare semplicemente con una frazione dei guadagni di un trimestre.
Ma il caso olandese è quello che brucia davvero. Perché rappresenta 1,7 milioni di consumatori europei, calcolati con retroattività dal 29 novembre 2013, quando sono entrati in vigore gli attuali termini del negozio EU di Sony. È un caso che non solo cerca compenso per i danni passati, ma che usa il nuovo annuncio dei dischi come prova di intento monopolista nel futuro.
Andrew Ching, della Johns Hopkins Carey Business School, ha detto a Fortune: “Sony ha essenzialmente distrutto la sua stessa difesa.” Finché c’era il mercato fisico, Sony poteva argomentare in tribunale che non era un monopolio perché i consumatori avevano alternative. Ora non ha più questa difesa.
La lezione della regolamentazione: quando la Digital Markets Act diventa rilevante
Quello che rende questo ancora più interessante è il contesto normativo. La Digital Markets Act europea è entrata in vigore nel 2023 e designa le grandi piattaforme digitali come “gatekeepers” soggette a obblighi di prezzo equo. Sony sa che è un gatekeeper. Sony sa che la DMA esiste. Eppure ha annunciato un’azione che la rende ancora più di un gatekeeper, eliminando completamente le alternative.
È come se Sony stesse dicendo: “Sì, siamo consapevoli di essere un gatekeeper soggetto a regolamentazione che richiede prezzi equi, e la nostra risposta è eliminare completamente tutti i meccanismi di mercato che mantengono i prezzi concorrenziali.”
Verdetto dell’Inquisitore
Sony ha commesso un errore raro nella storia della strategia aziendale: ha preso una decisione commerciale razionale, eliminare i dischi perché l’85% dei giocatori acquista già digitalmente, e ha scelto il momento peggiore possibile per annunciarla. Ha annunciato l’eliminazione dei dischi quando era già sotto accusa in tre giurisdizioni separate per monopolizzazione digitale. Ha detto ai consumatori e ai tribunali simultaneamente: “Non puoi più comprare dischi fisici, e non puoi più resellare i tuoi giochi, e non puoi più giocare a un prezzo controllato dal mercato, perché controlla tutto io.”
È una dichiarazione di monopolio. È il suicidio legale con uno spettatore. Non è che Sony abbia fatto qualcosa di illegale, è semplicemente che ha scelto il timing peggiore possibile per farlo, in un momento in cui gli stessi tribunali stavano già guardando da vicino al suo controllo.
Pensi che Sony perde tutte queste cause e viene forzata a riconsiderare il modello, oppure paga un insediamento e va avanti comunque? Il timing di questo annuncio è stato un errore colossale, oppure Sony era consapevole dei rischi? Venite a dircelo in Taverna.
