Kena: Scars of Kosmora rinviato al 2027
Ember Lab sceglie di prendersi altro tempo
Avevamo iniziato a prendere confidenza con l’idea di vedere Kena tornare nel 2026, ma Ember Lab ha deciso di cambiare i propri piani. Kena: Scars of Kosmora è stato ufficialmente rinviato al 2027, lasciando quindi alle spalle la finestra di lancio inizialmente prevista per quest’anno. La notizia è arrivata il 1° ottobre attraverso il PlayStation Blog, dove lo studio ha spiegato di aver bisogno di ulteriore tempo per portare il progetto al livello qualitativo desiderato. Non è stata comunicata una data precisa nel 2027, ma sono state confermate le piattaforme: PS5, sia in formato fisico sia digitale, e PC in formato digitale.
A prima vista potremmo liquidare la faccenda con il solito “ennesimo gioco rinviato”, ma qui credo che valga la pena fermarsi un momento. Ember Lab non sta semplicemente chiedendo qualche mese in più per sistemare gli ultimi bug prima del lancio. Lo studio sostiene di voler superare la qualità raggiunta con Kena: Bridge of Spirits, costruendo però un’avventura decisamente più grande. E quando un team relativamente piccolo decide di aumentare sensibilmente la scala di un progetto, il calendario diventa inevitabilmente uno degli elementi da tenere sotto controllo.
Un sequel più grande del primo capitolo
La prima informazione importante riguarda proprio le ambizioni di Scars of Kosmora. Ember Lab lo descrive ancora come un’avventura lineare fortemente incentrata sui personaggi, quindi non dobbiamo aspettarci necessariamente una trasformazione del gioco in un gigantesco open world. La differenza rispetto al primo capitolo dovrebbe risiedere piuttosto nella profondità delle ambientazioni, nella quantità di contenuti e nella possibilità di esplorare regioni più articolate, con una maggiore libertà per chi decide di allontanarsi dal percorso principale.
Questa precisazione mi interessa parecchio perché già dopo il primo trailer si era parlato di una possibile svolta open world. In realtà Ember Lab aveva cercato di chiarire che il sequel avrebbe mantenuto una struttura composta da regioni attentamente progettate e una progressione deliberata, privilegiando il senso dell’avventura rispetto alla semplice estensione della mappa. Ora sappiamo qualcosa in più: il mondo sarà effettivamente più grande e ricco, ma l’obiettivo non sembra essere quello di riempire una cartina di attività artificiali. L’idea è costruire un’avventura più ambiziosa senza perdere l’identità del primo capitolo.
Ed è proprio qui che il rinvio al 2027 assume un significato diverso. Se il progetto fosse rimasto sostanzialmente identico a Bridge of Spirits, probabilmente sarebbe stato più facile rispettare la finestra originaria. Ma Ember Lab sta cercando di fare un passo avanti, e quel passo comporta una quantità di lavoro che evidentemente il team non ritiene compatibile con un’uscita affrettata.
Kosmora non sarà soltanto una nuova ambientazione
Il cuore della nuova avventura sarà l’isola di Kosmora, un luogo che sembra avere un’importanza molto maggiore di quella di una semplice ambientazione. Quattro culture interconnesse prosperavano sull’isola, ognuna legata a un diverso elemento che ne influenzava profondamente la società. Una misteriosa catastrofe ha però distrutto una di queste culture, lasciando dietro di sé una storia che Kena dovrà progressivamente ricostruire.
Gli elementi non saranno soltanto una componente narrativa. Le antiche Guide degli Spiriti di Kosmora avevano sviluppato un modo particolare di esercitare il proprio ruolo attraverso gli elementi e i cosiddetti Templi Alchemystic. Questi luoghi saranno una parte importante dell’esplorazione e dovrebbero funzionare come vere e proprie sezioni dungeon, mettendo alla prova le capacità del giocatore e offrendo ricompense capaci di modificare e far progredire l’avventura.
La cosa che trovo più interessante è che Ember Lab sembra voler collegare maggiormente ambientazione, esplorazione e meccaniche. Non avremo quindi soltanto una nuova isola da attraversare mentre seguiamo la storia di Kena: Kosmora dovrebbe diventare un elemento attivo dell’esperienza, con le sue culture, le sue credenze, i suoi conflitti e un sistema di templi che porta direttamente nel gameplay la componente spirituale dell’universo di Kena.
Kena dovrà affrontare anche le proprie ferite
Anche la protagonista sembra essere stata costruita attorno a un conflitto più personale. Kena è ormai una Guida degli Spiriti più esperta, una figura che ha trascorso gran parte della propria vita ad aiutare gli spiriti dei morti ad affrontare il dolore e a superare la Corruzione. Il problema è che, secondo Ember Lab, Kena ha imparato molto sul dolore degli altri senza aver realmente affrontato il proprio.
L’arrivo a Kosmora nasce proprio da questa necessità. L’amico d’infanzia Orfio ritiene che l’isola possa contenere le risposte che entrambi stanno cercando, spingendo Kena a confrontarsi non soltanto con il proprio passato ma anche con ciò che vuole diventare come Guida degli Spiriti. È un’evoluzione narrativa interessante perché sembra voler spostare il centro della storia dal semplice rapporto tra Kena e gli spiriti defunti verso una riflessione più ampia sul significato stesso del suo ruolo.
Anche il titolo, Scars of Kosmora, sembra assumere quindi un peso maggiore. Non si parla soltanto delle “cicatrici” lasciate dalla catastrofe sull’isola, ma di ferite che riguardano direttamente i personaggi e il loro passato. Ember Lab sta costruendo un’avventura che sembra voler utilizzare il mondo esterno come specchio dei conflitti interiori di Kena.
Il nuovo compagno cristallino cambia l’esplorazione
Una delle novità più evidenti è il misterioso compagno canino cristallino mostrato nel materiale promozionale. Non si tratta semplicemente di una cavalcatura pensata per permettere a Kena di attraversare più velocemente una mappa più grande. Ember Lab ha confermato che questa creatura sarà direttamente collegata al gameplay e all’origine stessa di Kosmora.
Il compagno potrà aiutare Kena durante i combattimenti, sia quando sarà a terra sia mentre si trova in sella, e avrà un ruolo anche nella risoluzione degli enigmi Alchemystic. Questo significa che l’aumento delle dimensioni del mondo non viene affrontato soltanto attraverso una maggiore velocità di spostamento. Ember Lab sta cercando di trasformare la nuova cavalcatura in una vera estensione delle possibilità della protagonista.
È un dettaglio che potrebbe rivelarsi fondamentale. Un mondo più grande non è automaticamente un mondo migliore: se attraversarlo significa soltanto impiegare più tempo per raggiungere il prossimo obiettivo, l’espansione rischia di diventare un peso. Se invece il sistema di movimento, combattimento ed esplorazione viene costruito attorno a nuove meccaniche, allora l’aumento della scala può diventare una vera evoluzione del gioco.
Perché il rinvio può essere una buona notizia
Qui arrivo al punto sul quale, personalmente, non ho particolari dubbi: preferisco aspettare un gioco rifinito piuttosto che ricevere un prodotto incompleto soltanto per rispettare una finestra commerciale.
La situazione di Ember Lab è particolarmente interessante perché Kena: Bridge of Spirits era già riuscito a costruire una propria identità grazie alla direzione artistica, alla componente narrativa e al rapporto tra esplorazione e combattimento. Il sequel non deve quindi soltanto essere più grande: deve dimostrare che quella formula può crescere senza perdere il proprio equilibrio.
Ember Lab ha dichiarato esplicitamente di voler superare la qualità raggiunta nel 2021 e di utilizzare il tempo aggiuntivo per rifinire l’esperienza ampliata. Non abbiamo ragione, allo stato attuale, per dubitare di questa motivazione, anche perché lo studio ha accompagnato il rinvio con una quantità significativa di informazioni sul gioco invece di limitarsi a pubblicare un comunicato vuoto.
Naturalmente non basta una dichiarazione per garantire che il risultato finale sarà all’altezza delle aspettative. Il rinvio non è una certificazione di qualità e non deve diventare tale nella nostra testa. È semplicemente una scelta di sviluppo che, sulla carta, mi sembra sensata.
Il primo Kena aveva lasciato margini di miglioramento
Ed è proprio il precedente a rendere il sequel particolarmente interessante. Kena: Bridge of Spirits aveva conquistato moltissimi giocatori grazie alla sua estetica, alla sua atmosfera e al carisma dei Rot, ma non era stato accolto in maniera unanimemente entusiastica sotto ogni punto di vista. Alcune recensioni avevano evidenziato una struttura del gameplay meno convincente rispetto alla qualità della direzione artistica. PC Gamer, per esempio, aveva assegnato al primo capitolo un giudizio di 65/100, sottolineando come il gioco apparisse migliore di quanto riuscisse effettivamente a giocare.
Questo non significa che Bridge of Spirits fosse un brutto gioco, tutt’altro. Significa però che Ember Lab ha davanti una possibilità molto precisa: prendere ciò che funzionava nel primo capitolo e intervenire proprio sui punti che lasciavano spazio a miglioramenti. Un mondo più articolato, templi più complessi, nuove possibilità di movimento, un sistema elementale più profondo e una storia maggiormente concentrata sulla crescita di Kena potrebbero essere gli strumenti giusti per far compiere alla serie quel salto qualitativo che il sequel promette.
E forse è proprio per questo che il 2027 non mi spaventa. Se lo studio avesse semplicemente rinviato il gioco senza spiegare cosa sta cercando di migliorare, sarei molto più prudente. Invece abbiamo un quadro abbastanza chiaro delle ambizioni: più scala, più profondità e soprattutto più tempo per rifinire il tutto.
Il 2027 si sta facendo sempre più interessante
C’è però un’altra considerazione che non possiamo ignorare. Spostare Kena: Scars of Kosmora al 2027 significa inserirlo in un calendario che, già oggi, promette di essere estremamente affollato. Il 2026 ha dimostrato ancora una volta quanto sia rischioso concentrare troppe uscite importanti nello stesso periodo, e il prossimo anno non sembra intenzionato a essere più tranquillo.
Per Ember Lab, quindi, il rinvio può avere anche un vantaggio strategico. Una data precisa non è ancora stata comunicata, ma spostarsi fuori da una finestra autunnale potenzialmente congestionata potrebbe consentire al gioco di ottenere maggiore attenzione da parte del pubblico e della stampa. Non possiamo affermare che questa sia la ragione del rinvio, perché lo studio non lo ha detto, ma è una conseguenza che potrebbe giocare a suo favore.
La cosa certa è che non dovremo aspettare semplicemente “qualche mese in più”. Il gioco ora appartiene ufficialmente al calendario 2027 e non esiste ancora una data più precisa. Questo significa che Ember Lab ha davanti a sé un periodo nel quale dovrà dimostrare che tutto quel tempo supplementare sta effettivamente producendo il risultato promesso.
Un rinvio che preferisco non trasformare in una promessa
C’è una regola che personalmente seguo sempre quando un gioco viene rinviato per essere rifinito: non considero il rinvio una garanzia di qualità. Sarebbe troppo facile trasformare ogni posticipo in una storia rassicurante dove gli sviluppatori sacrificano la data di uscita per regalarci il gioco perfetto.
La realtà è molto più semplice. Lo sviluppo è complesso, i progetti cambiano, le ambizioni crescono e le tempistiche saltano. Un rinvio può essere una scelta intelligente oppure può semplicemente rimandare un problema. Lo scopriremo soltanto quando avremo il gioco tra le mani.
Nel caso di Kena: Scars of Kosmora, però, parto con una certa fiducia. Il primo capitolo aveva già dimostrato che Ember Lab possiede una direzione artistica riconoscibile e una forte sensibilità nel costruire mondi fiabeschi capaci di nascondere temi più maturi. Se il team riuscirà davvero a far convivere questa identità con una struttura più ricca e meccaniche più profonde, allora il rinvio potrebbe essere stato esattamente ciò di cui il sequel aveva bisogno.
Verdetto dell’Inquisitore
Non sono contento di dover aspettare Kena: Scars of Kosmora fino al 2027, ma non considero questo rinvio una brutta notizia. Anzi, guardando a ciò che Ember Lab sta cercando di costruire, preferisco che il team abbia il tempo necessario per trasformare le proprie ambizioni in un gioco completo e rifinito. Il primo Kena aveva una personalità fortissima, ma anche alcuni aspetti che avrebbero potuto essere sviluppati meglio; se il sequel vuole davvero aumentare scala e profondità, credo sia giusto concedergli il tempo necessario.
Quello che non voglio fare, però, è trasformare questa attesa in una cambiale firmata in bianco. Un gioco rinviato non diventa automaticamente migliore, e una dichiarazione sulla volontà di rifinire il prodotto non sostituisce ciò che vedremo quando sarà finalmente disponibile. Voglio vedere come funzionano davvero i Templi Alchemystic, quanto è significativo il nuovo compagno cristallino, come sono state costruite le quattro culture di Kosmora e soprattutto se l’aumento delle dimensioni del mondo ha portato con sé una vera evoluzione del gameplay.
Per adesso, quindi, considero il 2027 un compromesso accettabile. Kena: Scars of Kosmora può prendersi il tempo che gli serve. A patto che, quando arriverà, quel tempo si veda davvero.
E voi cosa ne pensate del rinvio? Preferite aspettare fino al 2027 per permettere a Ember Lab di rifinire un sequel più ambizioso oppure avreste preferito vedere Kena: Scars of Kosmora arrivare comunque entro la fine del 2026? Fatecelo sapere in Taverna.
