I Dispacci

La crisi delle memorie andrà avanti fino al 2028

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Agosto 5, 2026
4 min lettura

L’intelligenza artificiale continua a riscrivere il mercato dell’hardware, e il prezzo lo pagheranno anche i consumatori

Negli ultimi due anni abbiamo assistito a rincari sempre più evidenti su schede video, SSD, RAM, console e PC preassemblati. Molti hanno attribuito questi aumenti all’inflazione o alle normali oscillazioni del mercato tecnologico, ma la realtà è molto più complessa. Secondo quanto emerge dalle ultime analisi del settore e dalle dichiarazioni dei principali produttori di memoria, la carenza globale di chip DRAM e NAND non solo non è destinata a terminare nel breve periodo, ma potrebbe accompagnare l’intero mercato fino al 2028, spinta da una domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale che continua a crescere più rapidamente della capacità produttiva disponibile.

La notizia rappresenta un campanello d’allarme per tutta l’industria videoludica. Ogni dispositivo moderno, dalle console agli smartphone passando per SSD, RAM e schede video, dipende direttamente dalla disponibilità di questi componenti. Se la produzione continuerà a essere assorbita dai grandi data center dedicati all’AI, il mercato consumer dovrà inevitabilmente convivere con prezzi più elevati e disponibilità sempre più limitata.

L’intelligenza artificiale sta monopolizzando la produzione

Il cuore del problema è rappresentato dalla memoria ad alte prestazioni, in particolare le HBM (High Bandwidth Memory) utilizzate negli acceleratori per l’intelligenza artificiale. Aziende come Samsung, SK Hynix e Micron stanno progressivamente destinando una quota sempre maggiore delle proprie linee produttive a questi chip, molto più redditizi rispetto alla memoria tradizionale destinata a PC e dispositivi consumer. Samsung ha dichiarato che la domanda continuerà a superare l’offerta almeno fino al 2028, mentre una parte significativa della produzione è già vincolata da contratti pluriennali con grandi operatori dell’AI e dei data center.

Questo significa che il problema non nasce da un’interruzione della produzione, come accadde durante la crisi dei semiconduttori del 2020-2022, ma da una scelta strategica dell’industria. Le aziende preferiscono produrre componenti destinati ai clienti enterprise, dove i margini economici sono molto più elevati rispetto al mercato consumer.

Perché costruire nuove fabbriche non basta

Una delle domande più frequenti è semplice: perché non aumentare la produzione?

La risposta è meno immediata di quanto sembri. Costruire una nuova fabbrica di semiconduttori richiede investimenti miliardari, personale altamente specializzato e tempi di realizzazione che possono superare i tre anni. Anche le aziende che stanno aumentando enormemente gli investimenti non vedranno risultati concreti prima della fine del decennio. Nel frattempo la domanda continua a crescere, alimentata dalla corsa globale all’intelligenza artificiale e dalla competizione tra colossi tecnologici per sviluppare modelli sempre più potenti.

In pratica, la capacità produttiva aggiuntiva arriverà troppo tardi per riequilibrare il mercato nel breve periodo.

Cosa cambia per i videogiocatori

Le conseguenze non riguardano soltanto chi assembla un PC.

Le memorie DRAM e NAND sono presenti praticamente in ogni dispositivo elettronico moderno. Questo significa che la pressione sui prezzi potrebbe riflettersi su SSD, moduli RAM, notebook, smartphone, console e persino sulle future generazioni di hardware dedicate al gaming. Alcuni produttori hanno già segnalato incrementi significativi dei costi delle memorie nel corso del 2026, mentre gli analisti prevedono ulteriori aumenti nel 2027.

Per i giocatori significa una sola cosa: aggiornare il proprio PC potrebbe diventare progressivamente più costoso, mentre anche i produttori di console dovranno assorbire componenti sempre più cari, con possibili ripercussioni sui prezzi finali o sui margini di profitto.

Non è una crisi temporanea

La differenza rispetto alle crisi del passato è proprio questa.

Negli anni precedenti le difficoltà erano causate da eventi eccezionali, come la pandemia, problemi logistici o carenze produttive momentanee. Oggi, invece, il mercato sta vivendo una trasformazione strutturale. L’intelligenza artificiale è diventata il principale cliente dell’industria dei semiconduttori, e la sua fame di memoria continua ad aumentare.

Finché i grandi data center continueranno a richiedere quantità sempre maggiori di memoria ad alte prestazioni, sarà difficile immaginare un ritorno ai livelli di prezzo che i consumatori erano abituati a vedere fino a pochi anni fa. Per questo motivo diversi analisti ritengono che il settore stia entrando in una “nuova normalità”, dove la scarsità di memoria non sarà più un’eccezione ma una condizione quasi permanente.

Verdetto dell’inquisitore

Per anni abbiamo pensato che l’intelligenza artificiale avrebbe cambiato il software. Oggi stiamo scoprendo che sta cambiando anche l’hardware, e forse in modo ancora più profondo.

Ogni GPU acquistata per addestrare un modello AI sottrae memoria al mercato consumer, ogni nuovo data center contribuisce a spostare le priorità dei produttori, e ogni contratto miliardario firmato con gli hyperscaler rende più difficile trovare componenti a prezzi accessibili per chi vuole semplicemente giocare.

La vera domanda non è se RAM e SSD continueranno ad aumentare di prezzo, ma quanto il settore gaming riuscirà ad adattarsi a un mercato in cui i videogiocatori non sono più i clienti più importanti.

E voi, cosa ne pensate in Taverna? L’intelligenza artificiale sta accelerando il progresso tecnologico oppure il suo impatto sul mercato hardware rischia di penalizzare sempre di più i giocatori?

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