I Dispacci

Nintendo complica ancora la timeline di Zelda

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Settembre 12, 2026
10 min lettura

La timeline è cambiata senza fare rumore

Nintendo ha aggiornato la timeline ufficiale di The Legend of Zelda sul sito giapponese dedicato alla serie, e la cosa curiosa è che non lo ha accompagnato con il tipo di comunicato che normalmente ci aspetteremmo da una modifica capace di alimentare settimane di discussioni. Nessun grande annuncio sulla cronologia, nessuna dichiarazione destinata a mettere ordine nelle teorie dei fan: semplicemente, alcuni elementi della rappresentazione ufficiale sono cambiati. E naturalmente è bastato questo per riaprire una delle questioni più vecchie e tormentate della saga: quando è stata davvero fondata Hyrule?

La coincidenza con l’annuncio del remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time è difficile da ignorare. Il gioco arriverà su Nintendo Switch 2 il 5 novembre 2026 e, oltre al rifacimento tecnico e alle modifiche al gameplay già mostrate, sembra essere accompagnato da una quantità di piccoli dettagli visivi capaci di dialogare direttamente con la mitologia costruita negli ultimi capitoli. La situazione è quindi quella tipica di Nintendo: non ti consegna una spiegazione, ti lascia davanti tre indizi e aspetta che siano i giocatori a passare le successive quarantotto ore a discutere sul significato di una texture.

La doppia fondazione di Hyrule

Il cambiamento più interessante riguarda proprio la fondazione del Regno di Hyrule. Nella rappresentazione aggiornata della timeline compare ora una fondazione del regno dopo gli eventi di Skyward Sword, ma viene indicata una seconda “fondazione del Regno di Hyrule” prima della Guerra dell’Imprigionamento raccontata in Tears of the Kingdom. Non è un dettaglio ornamentale: cambia il peso della storia di Rauru e Sonia e rende molto più plausibile l’interpretazione secondo cui il loro Hyrule non sarebbe necessariamente il primo Hyrule della cronologia.

Ed è qui che la questione diventa interessante. Da anni la comunità si interroga sulla natura dell’Hyrule fondato da Rauru in Tears of the Kingdom: si tratta dello stesso regno che vediamo in Ocarina of Time, Twilight Princess e negli altri capitoli ambientati molto più avanti, oppure è una nuova fondazione avvenuta dopo un periodo di cui la serie ci ha raccontato pochissimo? L’aggiornamento ufficiale non sembra chiudere completamente il dibattito, ma inclina decisamente la bilancia verso la seconda ipotesi.

In altre parole, Nintendo sembra riconoscere graficamente qualcosa che molti fan avevano già ipotizzato: Hyrule potrebbe essere stato fondato più di una volta. E questo è importante perché permette di leggere Breath of the Wild e Tears of the Kingdom non necessariamente come semplici capitoli collocati alla fine di una delle tre diramazioni classiche, ma come una fase successiva capace di ricomporre una storia molto più frammentata.

E adesso cosa succede alle tre timeline?

Qui bisogna fare attenzione a non trasformare un aggiornamento grafico in una nuova “Bibbia di Hyrule”. La struttura storica della saga continua a ruotare attorno alla frattura provocata dagli eventi di Ocarina of Time: dalla vicenda del Guerriero del Tempo derivano le celebri diramazioni che la cronologia ufficiale ha formalizzato nel corso degli anni.

Il problema nasce quando si prova a collocare Breath of the Wild e Tears of the Kingdom dentro quello schema. Nintendo ha già utilizzato una formulazione estremamente ambigua per la loro posizione, e l’aggiornamento ora sembra suggerire che la fondazione di Rauru rappresenti una seconda nascita di Hyrule, non necessariamente quella originaria. Alcune ricostruzioni hanno inoltre evidenziato che nel codice della pagina ufficiale i giochi dell’era di Breath of the Wild vengono indicati come una sorta di “epilogo condiviso”, una formulazione che alimenta ulteriormente l’idea di una fase successiva alle tre linee.

Se questa interpretazione dovesse essere confermata, Nintendo avrebbe trovato un modo elegante per evitare una domanda che tormenta il fandom da anni: “In quale delle tre timeline sono Breath of the Wild e Tears of the Kingdom?”. La risposta potrebbe essere, sostanzialmente, in tutte e tre, ma dopo un lunghissimo processo di convergenza. Il problema è che Nintendo non lo sta dicendo esplicitamente. E finché non lo farà, quella resterà una lettura molto plausibile, non una sentenza definitiva.

Ocarina of Time è diventato un pezzo del puzzle

Il paradosso è che il gioco che dovrebbe rendere tutto più semplice rischia invece di complicarlo ulteriormente. Ocarina of Time è sempre stato uno dei pilastri della cronologia di Zelda proprio perché rappresenta il punto di rottura attraverso cui la serie costruisce le sue principali diramazioni. Ora il remake sembra aggiungere nuovi elementi visivi che collegano il gioco direttamente all’estetica e alla simbologia introdotte con Breath of the Wild e Tears of the Kingdom.

Uno degli esempi più discussi riguarda i Kokiri, con personaggi come Mido che nel remake mostrano tatuaggi bianchi sulle braccia. I motivi ricordano molto da vicino quelli associati a Sonia e all’antica iconografia di Tears of the Kingdom. Non sono identici al punto da poterli definire una prova matematica, ma la somiglianza è abbastanza evidente da rendere difficile liquidarli come pura casualità.

La domanda, quindi, diventa molto più interessante di “Nintendo ha cambiato il design di Mido?”. Se questi motivi rappresentano davvero una forma primitiva della simbologia che ritroviamo nell’Hyrule di Rauru, allora Nintendo starebbe utilizzando il remake per retroattivamente avvicinare epoche che prima sembravano molto più distanti. E questo sarebbe perfettamente coerente con una serie che, soprattutto negli ultimi anni, ha iniziato a giocare molto di più con la propria mitologia.

Anche gli Sheikah lasciano una traccia

I Kokiri non sono l’unico dettaglio emerso. Nel remake, l’utilizzo dell’occhio Sheikah mostra un effetto grafico caratterizzato da un motivo a spirale che ricorda molto da vicino la simbologia Sheikah dell’era di Breath of the Wild. Un motivo simile è visibile anche sull’armatura di Impa.

Preso singolarmente, anche questo elemento potrebbe essere semplicemente una scelta artistica. Preso insieme ai tatuaggi dei Kokiri e alla revisione della timeline, però, comincia a formarsi un quadro diverso. Nintendo sembra essere intenzionata a rendere Ocarina of Time compatibile visivamente con una mitologia che, nel 1998, semplicemente non esisteva ancora.

Ed è qui che il concetto di remake diventa più delicato. Se Nintendo si limita a modernizzare il gameplay e la grafica, abbiamo un rifacimento. Se invece modifica deliberatamente alcuni dettagli per armonizzare l’opera con la lore contemporanea, allora abbiamo qualcosa di più interessante: una nuova versione di Ocarina of Time che potrebbe diventare parte attiva della continuità moderna di Zelda.

Il remake sta correggendo il passato?

Questa è probabilmente la domanda più importante. Nintendo ha già confermato diverse modifiche al gameplay del remake: Link dispone di un pulsante dedicato al salto, il movimento è stato modernizzato e non è più necessario abusare della rotolata per raggiungere rapidamente la massima velocità, mentre la telecamera è stata adattata ai controlli moderni.

Questi interventi hanno perfettamente senso dal punto di vista del game design. Ocarina of Time resta un’opera fondamentale, ma alcune delle sue convenzioni sono figlie di un’epoca nella quale il controllo tridimensionale era ancora in piena evoluzione. Modernizzare questi elementi permette a Nintendo di conservare il design originale senza obbligare il giocatore contemporaneo a replicare meccaniche nate quasi trent’anni fa.

La questione narrativa è diversa. Modificare un sistema di controllo non altera la storia. Inserire invece nuovi dettagli iconografici, rivedere elementi dell’ambientazione e collegarli visivamente a Tears of the Kingdom può farlo. E proprio per questo il remake merita di essere osservato con molta più attenzione di quanto normalmente si farebbe con un semplice rifacimento.

Nintendo non sta necessariamente riscrivendo tutto

La tentazione, davanti a queste informazioni, è parlare di “retcon” e dichiarare che Nintendo abbia appena riscritto quarant’anni di Zelda. Sarebbe però una conclusione troppo semplice.

La modifica della timeline non sembra cancellare gli eventi precedentemente stabiliti. Piuttosto, aggiunge una distinzione che permette di interpretare diversamente la storia di Hyrule. La seconda fondazione non elimina la prima: introduce un nuovo punto di origine. Allo stesso modo, i tatuaggi dei Kokiri non dimostrano da soli che Sonia discenda direttamente da quel popolo o che Ocarina of Time sia stato improvvisamente spostato in un punto preciso della cronologia.

La differenza è sostanziale. Nintendo sembra stare costruendo ponti, non demolendo strade.

E questo approccio è probabilmente il modo più intelligente per gestire una saga nella quale la continuità è diventata progressivamente troppo grande per essere governata con una singola linea temporale senza contraddizioni. Una timeline perfettamente coerente di Zelda è un obiettivo quasi irrealistico; una mitologia abbastanza elastica da permettere ai giochi di dialogare tra loro è invece perfettamente Nintendo.

Il vero problema è l’ambiguità

Da Inquisitore, però, c’è un punto che non posso ignorare. L’ambiguità può essere affascinante quando alimenta teorie, discussioni e interpretazioni; diventa meno affascinante quando viene utilizzata per evitare di prendere posizione.

Nintendo ha costruito per decenni una lore estremamente stratificata e poi ha formalizzato una timeline ufficiale proprio per dare una struttura a quella complessità. Se oggi quella struttura viene modificata attraverso piccoli aggiornamenti del sito, riferimenti nascosti nel codice e dettagli ambientali, è inevitabile che la community provi a ricostruire il significato di ogni cambiamento. Il problema è che, senza una spiegazione ufficiale, alcune interpretazioni rischiano di essere elevate a verità semplicemente perché sono quelle che incastrano meglio i pezzi.

E la storia di Zelda ci insegna che “incastra bene” non significa necessariamente “è canonico”.

Il remake potrebbe essere più importante del previsto

Il 40º anniversario di Zelda ha trasformato Ocarina of Time in qualcosa di più di una semplice operazione nostalgica. Nintendo lo sta utilizzando come uno dei grandi simboli della celebrazione della serie, ma contemporaneamente sta introducendo modifiche capaci di renderlo più moderno, più accessibile e forse anche più coerente con l’identità narrativa contemporanea della saga. Il gioco uscirà su Switch 2 il 5 novembre 2026, e l’attenzione non sarà rivolta soltanto alla qualità del remake: ogni modifica potrebbe diventare materiale per una nuova discussione sulla storia di Hyrule.

Il punto più interessante, quindi, non è stabilire oggi se Nintendo abbia definitivamente “risolto” la timeline. Non l’ha fatto, almeno non in maniera abbastanza esplicita da permetterci di chiudere il fascicolo. Ha fatto qualcosa di più tipicamente Nintendo: ha lasciato una serie di impronte abbastanza evidenti da suggerire una direzione, ma sufficientemente ambigue da permettere alla community di discutere ancora per anni.

E considerando che stiamo parlando di The Legend of Zelda, probabilmente è esattamente ciò che voleva ottenere.

Il verdetto dell’inquisitore

La timeline di The Legend of Zelda non sembra essere stata demolita e ricostruita da zero. È stata piuttosto ritoccata nei punti giusti per rendere più credibile l’idea di una seconda fondazione di Hyrule, con l’epoca di Rauru e Sonia che assume un peso ancora maggiore nella lettura della storia moderna della saga. Il remake di Ocarina of Time, nel frattempo, sembra aggiungere ulteriori ponti attraverso dettagli visivi che richiamano direttamente Tears of the Kingdom e l’iconografia dell’epoca Sheikah.

Sono elementi interessanti, ma non ancora sufficienti per trasformare ogni teoria in canon: ed è proprio qui che l’Inquisitore invita alla prudenza. Nintendo potrebbe star costruendo una nuova continuità più coesa, oppure potrebbe semplicemente divertirsi a seminare collegamenti per chi ama cercarli. La risposta arriverà probabilmente giocando il remake con gli occhi aperti, non soltanto con la Master Sword in mano.

E Voi come leggete questa nuova timeline? La seconda fondazione di Hyrule risolve finalmente il problema di Breath of the Wild e Tears of the Kingdom, oppure Nintendo sta aggiungendo un altro strato al labirinto? Fatemelo sapere in Taverna.

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