I Dispacci

Nintendo punta sui bambini con Peach e Luigi

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Ottobre 8, 2026
12 min lettura

Nintendo allarga il mondo di My Mario

Nintendo continua a muoversi in una direzione che, a prima vista, potrebbe sembrare quasi marginale rispetto alle grandi produzioni che normalmente associamo al nome della compagnia. Eppure, proprio dietro iniziative apparentemente semplici come queste si nasconde una strategia molto più interessante. Con il lancio di Ciao, Peach! e Ciao, Luigi!, Nintendo amplia ulteriormente My Mario, la linea di prodotti ed esperienze pensata espressamente per bambini piccoli e genitori.

Le due nuove applicazioni sono disponibili gratuitamente su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2 e seguono il percorso già inaugurato da Ciao, Mario! e successivamente da Ciao, Yoshi!. Non stiamo quindi parlando di due esperimenti isolati, ma di un progetto che Nintendo sta progressivamente trasformando in un piccolo ecosistema dedicato all’avvicinamento dei più giovani ai personaggi del Regno dei Funghi.

Ed è proprio questo il primo elemento sul quale voglio soffermarmi. Ridurre Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! a semplici “app per bambini” significa raccontare soltanto metà della storia. Nintendo sta costruendo un punto di contatto tra videogiochi, giocattoli, contenuti video e interazione digitale, con Mario e i suoi compagni utilizzati come porta d’ingresso verso il proprio universo.

Non sono videogiochi tradizionali

La prima cosa da chiarire è che Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! non cercano minimamente di essere videogiochi tradizionali. Non ci sono livelli da completare, boss da sconfiggere, punteggi da inseguire o sistemi di progressione. L’idea è molto più elementare: prendere il volto di un personaggio conosciuto e trasformarlo in un oggetto digitale con cui il bambino possa interagire.

Attraverso il touchscreen è possibile toccare, punzecchiare, tirare e ruotare il volto di Peach o Luigi, osservandone le diverse reazioni. Il giocatore può inoltre utilizzare il menu associato al blocco “?” per fare comparire elementi familiari dell’universo di Super Mario, tra cui Super Funghi, Super Stelle, tubi e nemici.

È un’interazione quasi fisica, trasferita sullo schermo. Il bambino non deve imparare una regola complessa e non deve necessariamente comprendere cosa significhi “giocare bene”: può semplicemente toccare qualcosa e osservare cosa succede. Ed è probabilmente proprio questo il senso dell’intera operazione.

Nintendo sta cercando di eliminare quasi completamente la barriera d’ingresso.

Non serve conoscere Mario. Non serve sapere cosa sia un platform. Non serve nemmeno avere una particolare familiarità con i videogiochi. Basta riconoscere un volto, toccarlo e vedere una reazione.

Peach e Luigi diventano compagni di gioco

C’è poi un’altra caratteristica che ritengo particolarmente interessante: Nintendo non presenta questi personaggi come semplici elementi grafici, ma quasi come piccoli compagni digitali.

Peach e Luigi reagiscono alle interazioni, giocano a cucù e, dopo un certo periodo di attività, si addormentano. Quest’ultimo elemento non è un dettaglio secondario, perché introduce deliberatamente una pausa nell’esperienza.

Quando il personaggio si addormenta, non è più possibile continuare a interagire con lui. Nintendo lo presenta esplicitamente come un’occasione per permettere ai bambini di fermarsi e, soprattutto, ai genitori di avere un piccolo aiuto nella gestione del tempo trascorso davanti allo schermo.

La funzione può anche essere disattivata dalle impostazioni, ma la scelta di inserirla all’interno dell’esperienza racconta molto bene l’approccio di Nintendo.

L’azienda non vuole semplicemente mettere un altro schermo nelle mani di un bambino. Vuole costruire un’esperienza nella quale il concetto di pausa faccia parte del gioco stesso.

È una differenza sottile, ma importante.

La strategia di Nintendo parte molto prima del primo videogioco

Qui, personalmente, credo si trovi l’aspetto più interessante dell’intera operazione.

Nintendo ha sempre avuto un rapporto particolare con il pubblico familiare, ma con My Mario sta andando ancora più indietro nella catena generazionale. Non si limita a proporre giochi che una famiglia può giocare insieme: sta creando prodotti destinati direttamente ai bambini molto piccoli, quando il rapporto con un personaggio può nascere molto prima della capacità di affrontare un videogioco tradizionale.

La linea My Mario comprende infatti applicazioni, prodotti fisici, contenuti video e giocattoli. Nintendo ha già affiancato alle app una serie di blocchi di legno dedicati ai personaggi, pensati per stimolare il gioco fisico e l’immaginazione. Alcuni di questi oggetti possono inoltre essere utilizzati come amiibo compatibili con determinati giochi.

Il confine tra giocattolo e videogioco, quindi, diventa volutamente più sfumato.

Un bambino può conoscere Peach attraverso un blocco di legno, ritrovarla sullo schermo, vedere Mario in una breve animazione e successivamente incontrare questi personaggi in un videogioco vero e proprio. Tutto appartiene allo stesso universo.

Nintendo non sta vendendo soltanto un’applicazione gratuita: sta cercando di rendere familiare il proprio immaginario prima ancora che il bambino diventi un giocatore nel senso tradizionale del termine.

La stampa internazionale ha infatti sottolineato proprio questa caratteristica della linea My Mario: l’obiettivo non è soltanto intrattenere, ma costruire una prima relazione con i personaggi e con il mondo Nintendo. Nintendo Life ha descritto il progetto come una linea pensata per genitori e bambini, mentre altre testate hanno evidenziato quanto queste esperienze siano volutamente semplici e accessibili anche ai più piccoli.

Il dettaglio dell’offline non è affatto casuale

C’è un’altra scelta che potrebbe passare inosservata: una volta scaricate, le applicazioni possono essere utilizzate senza connessione a Internet.

Per un videogioco tradizionale sarebbe una caratteristica positiva. In un prodotto destinato a bambini molto piccoli diventa qualcosa di ancora più sensato.

Nintendo evita così di trasformare l’esperienza in un servizio connesso continuamente alla rete. Non ci sono elementi online indispensabili per continuare a giocare, né la necessità di mantenere una connessione attiva per accedere alle funzionalità principali.

Anche questo contribuisce a delineare la filosofia di My Mario: esperienza semplice, controllata, immediata e costruita intorno all’interazione tra bambino, genitore e personaggio.

Le schede ufficiali italiane di Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! confermano inoltre la classificazione PEGI 3, il supporto al touchscreen e la compatibilità con NFC.

E adesso arrivano anche i giocattoli

Nintendo non si è limitata alle due applicazioni.

Parallelamente all’espansione digitale di My Mario, la compagnia sta continuando a sviluppare il lato fisico della linea. La stampa internazionale ha segnalato anche il My Mario Melody Car, un prodotto nel quale i blocchi di legno dei personaggi possono essere inseriti per attivare musiche differenti.

È un’altra tessera dello stesso mosaico.

Il punto non è avere un giocattolo di Mario da una parte e un’app di Peach dall’altra. Il punto è fare in modo che i diversi prodotti possano parlarsi attraverso gli stessi personaggi e lo stesso immaginario.

Questa è una strategia che Nintendo conosce molto bene. La compagnia ha costruito una delle identità più riconoscibili dell’industria proprio grazie alla capacità di trasformare i propri personaggi in qualcosa che esiste oltre il singolo videogioco.

Con My Mario questa logica viene semplicemente applicata a un pubblico ancora più giovane.

Perché proprio Peach e Luigi?

La scelta dei due nuovi protagonisti non è casuale.

Mario era il punto di partenza più ovvio per costruire una linea dedicata ai bambini. Yoshi rappresenta invece un personaggio particolarmente adatto a un’esperienza tenera e immediata. Peach e Luigi permettono ora di allargare il cast senza perdere la riconoscibilità del marchio.

E qui Nintendo compie un’altra mossa intelligente: non ha bisogno di inventare nuovi personaggi.

Ha già decenni di storia, design immediatamente riconoscibili e una quantità enorme di materiale narrativo e visivo. Per trasformare un personaggio in un’esperienza destinata ai bambini non deve spiegare chi sia. Deve soltanto semplificare l’interazione.

Peach può diventare un volto da accarezzare e osservare. Luigi può trasformarsi in un compagno con cui fare cucù. Mario può fare lo stesso. Yoshi pure.

La forza del progetto risiede proprio nella semplicità.

Nintendo sta preparando i giocatori di domani?

Qui arrivo alla domanda che, secondo me, merita davvero di essere posta.

My Mario è soltanto un progetto per bambini o è anche una forma di costruzione del pubblico futuro di Nintendo?

La risposta probabilmente è entrambe le cose.

Non sarebbe corretto descrivere questa iniziativa come una sorta di operazione manipolatoria destinata a trasformare automaticamente ogni bambino in un futuro cliente Nintendo. Sarebbe una lettura eccessivamente semplicistica. Ma sarebbe altrettanto ingenuo pensare che una società come Nintendo non sia consapevole del valore di costruire un rapporto con i propri personaggi fin dalla prima infanzia.

Nintendo possiede una delle librerie di personaggi più forti dell’intero settore dell’intrattenimento. Se riesce a far entrare Mario, Peach, Luigi e Yoshi nella quotidianità di una famiglia prima ancora che il bambino inizi a giocare a Super Mario Bros., ha già compiuto una parte importante del lavoro.

E non necessariamente attraverso la vendita di un videogioco.

Questo è il punto che considero più interessante: Nintendo sta lavorando sulla familiarità, non soltanto sul consumo.

Un approccio diverso alla gestione dello schermo

C’è poi un tema che considero impossibile da ignorare quando si parla di prodotti rivolti ai bambini: il rapporto con il tempo davanti allo schermo.

Nintendo avrebbe potuto creare un’altra applicazione infinita, progettata per mantenere l’attenzione del bambino il più a lungo possibile. Invece ha inserito una meccanica nella quale il personaggio stesso si stanca e va a dormire.

È una soluzione estremamente semplice, quasi banale. Ma proprio per questo funziona.

Il bambino non riceve necessariamente l’impressione che il genitore gli stia togliendo il gioco. È il personaggio con cui sta interagendo ad aver bisogno di riposare.

Non credo che una funzione del genere risolva da sola il problema dell’eccessivo tempo davanti agli schermi, e sarebbe assurdo sostenerlo. Però dimostra che Nintendo sta almeno cercando di adattare il design dell’esperienza al pubblico al quale è destinata.

E questo, nel panorama attuale, non è un dettaglio da poco.

La vera scommessa è creare un ecosistema

Alla fine, le due app sono probabilmente gli elementi meno importanti se considerate singolarmente.

Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! sono esperienze gratuite e volutamente semplici. Potrebbero essere scaricate, utilizzate qualche volta e poi dimenticate. Non hanno la struttura necessaria per competere con un grande videogioco e non vogliono farlo.

La loro importanza emerge quando le osserviamo insieme agli altri pezzi di My Mario.

Applicazioni, giocattoli, blocchi di legno, video in stop motion e personaggi iconici diventano parti di un’unica esperienza. Nintendo sta costruendo un ecosistema nel quale il bambino può passare continuamente dal mondo fisico a quello digitale senza che il personaggio perda identità.

E questa è una strategia molto più ambiziosa di quanto il piccolo download gratuito possa lasciare intendere.

Il confine tra gioco e marketing

Naturalmente non voglio nemmeno fare finta che non esista l’altra faccia della medaglia.

Quando un’azienda costruisce un intero ecosistema destinato ai bambini piccoli attorno ai propri personaggi, il confine tra intrattenimento, educazione informale, merchandising e marketing diventa inevitabilmente molto sottile.

Nintendo sta creando affezione verso il proprio marchio.

Non c’è nulla di particolarmente sorprendente in questo, soprattutto considerando quanto sia importante il valore dei personaggi nell’attuale strategia della compagnia. Ma è giusto riconoscerlo.

La parte positiva è che, almeno in questo caso, Nintendo non sembra avere bisogno di riempire l’esperienza di meccaniche aggressive, ricompense continue o sistemi pensati per spingere il bambino a rimanere connesso il più possibile. L’impostazione è molto più vicina al giocattolo digitale che al gioco-servizio.

Ed è probabilmente questa la scelta che più condivido.

Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! sono piccoli, ma raccontano una Nintendo enorme

Se guardiamo esclusivamente al contenuto, non c’è molto da raccontare: tocchiamo Peach, tocchiamo Luigi, facciamo comparire qualche elemento del Regno dei Funghi, giochiamo a cucù e, dopo un po’, il personaggio si addormenta.

Fine.

Ma se guardiamo alla strategia che si trova dietro queste applicazioni, la storia cambia completamente.

Nintendo sta sperimentando un modo per portare i propri personaggi nella vita dei bambini prima ancora che questi ultimi diventino videogiocatori. Lo fa attraverso prodotti gratuiti, giocattoli fisici, video e applicazioni semplicissime, cercando contemporaneamente di mantenere un rapporto più controllato con il tempo trascorso davanti allo schermo.

È una Nintendo che non sta semplicemente pensando al prossimo gioco.

Sta pensando al prossimo pubblico.

E, personalmente, credo sia proprio questo il dettaglio più importante dell’intera operazione.

Verdetto dell’Inquisitore

Non credo che Ciao, Peach! e Ciao, Luigi! debbano essere giudicate con gli stessi parametri con cui valutiamo un nuovo Super Mario, uno Zelda o una produzione destinata al pubblico adulto. Sarebbe come criticare un giocattolo perché non possiede la profondità di un gioco di ruolo: non è quello il suo obiettivo.

Quello che mi interessa è ciò che Nintendo sta costruendo intorno a queste esperienze.

My Mario mi sembra una delle dimostrazioni più evidenti di come la compagnia stia cercando di trasformare i propri personaggi in presenze quotidiane, capaci di esistere contemporaneamente sullo schermo, sugli scaffali dei negozi, nei giocattoli e nei contenuti video. E se l’obiettivo è creare un primo rapporto positivo tra bambini, genitori e universo Nintendo, allora la formula ha una sua precisa logica.

La cosa che apprezzo maggiormente è però la scelta di non trasformare necessariamente questo rapporto in una gara a chi trattiene più a lungo l’attenzione. Il personaggio che si stanca e va a dormire è una soluzione semplice, ma rappresenta una filosofia di design che preferisco nettamente a quella del “continua a giocare”.

Resta comunque una domanda alla quale sarà interessante rispondere tra qualche anno: My Mario sarà ricordato come un intelligente ponte verso il mondo dei videogiochi oppure come il primo tassello di una strategia Nintendo sempre più orientata a conquistare il pubblico fin dalla prima infanzia?

Io, personalmente, voglio vedere come evolverà il progetto prima di dare un giudizio definitivo. Nel frattempo, sono curioso di sapere cosa ne pensate voi: queste app vi sembrano un modo intelligente per avvicinare i bambini a Nintendo oppure vedete soprattutto una nuova forma di fidelizzazione del pubblico? E quale personaggio vorreste vedere arrivare prossimamente nella linea My Mario?

Fatecelo sapere in Taverna: voglio sentire la vostra opinione su questa nuova Nintendo che, a quanto pare, ha deciso di iniziare a conquistare i giocatori molto prima che imparino a premere A per saltare.

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