Physint ha già una trama: Kojima prepara il suo nuovo Metal Gear
Un piccolo ritorno alle origini
Hideo Kojima ha finalmente iniziato a lasciare qualche spiraglio aperto su Physint, ma, come prevedibile, ogni risposta finisce per generare almeno altre tre domande. La notizia più recente è però concreta: il nuovo action-spionistico di Kojima Productions ha già una trama e uno storyboard definiti, mentre il team sta ancora lavorando sulle componenti tecnologiche del progetto. Non siamo quindi più davanti a una semplice idea annotata su un taccuino, ma a un gioco che sta progressivamente prendendo forma, nonostante il terremoto che negli ultimi mesi ha portato Sony a uscire dal progetto e Xbox a subentrare come publisher.
Ed è proprio qui che Physint diventa interessante. Perché il titolo viene continuamente presentato come l’erede spirituale di Metal Gear, ma Kojima continua a mettere le mani avanti: vuole tornare all’action-spionaggio, vuole recuperare quell’immaginario, vuole realizzare qualcosa che possa parlare anche a chi aspetta da anni un nuovo gioco nello stile dei suoi lavori precedenti, ma non vuole semplicemente rifare Metal Gear. Anzi, in una delle dichiarazioni più recenti ha spiegato che Physint sarà “quite different”, con molte idee nuove e un approccio differente allo spy action.
Questa distinzione, a mio avviso, è fondamentale. Perché il vero obiettivo di Kojima non sembra essere quello di riportare in vita Metal Gear Solid. Sembra piuttosto voler dimostrare di essere ancora capace di reinventare il genere che lo ha reso famoso, questa volta senza possedere più quella IP.

La trama esiste già, ma il gioco è ancora lontano
Partiamo dal dato più concreto. Secondo quanto emerso dalle informazioni più recenti, Kojima Productions ha già completato trama, concept e storyboard di Physint. La produzione dei modelli tridimensionali e le scansioni degli attori sono inoltre già iniziate, mentre la squadra sta ancora valutando quale tecnologia utilizzare definitivamente per il progetto.
È un passaggio importante perché ridimensiona almeno in parte l’idea di un progetto ancora completamente embrionale. Kojima non sta più semplicemente decidendo “che gioco voglio fare?”. La domanda sembra essere diventata “come voglio costruire tecnicamente quello che ho già deciso di raccontare?”.
Ma questo non significa che Physint sia vicino all’uscita. Tutt’altro. Kojima aveva già indicato nel 2025 una finestra temporale nell’ordine di altri cinque o sei anni, rendendo il 2030 una possibile soglia minima. GamesRadar continua infatti a indicare il progetto come un gioco ancora lontano dalla pubblicazione e privo di una data ufficiale.
Ed è una distinzione che dobbiamo tenere ben presente. Avere una trama scritta non significa avere un gioco pronto. Significa aver superato una delle fasi concettuali più importanti, ma davanti ci sono ancora produzione, performance capture, design, programmazione, implementazione delle sequenze, sistemi di gioco, ottimizzazione e tutto ciò che trasforma uno storyboard in un’esperienza interattiva.
Kojima non vuole fare un altro Metal Gear
Qui arriva la parte che mi interessa maggiormente.
Kojima ha spiegato che Physint parlerà di spie e di azione, ma ha anche precisato di voler introdurre molte idee nuove e una forma differente di spy action.
Sembra quasi una contraddizione: da una parte il progetto nasce anche dalle richieste di milioni di giocatori che vorrebbero un nuovo Metal Gear; dall’altra il suo autore vuole allontanarsi proprio dall’idea di riprodurre ciò che ha già fatto.
In realtà, per me, è la parte più coerente dell’intera operazione.
Quando Kojima ha fondato la propria software house dopo la separazione da Konami, aveva una necessità precisa: dimostrare di poter creare qualcosa di nuovo senza appoggiarsi alla serie che aveva costruito per decenni. Death Stranding è stata la risposta più radicale possibile. Non era Metal Gear, non cercava di esserlo e anzi metteva il giocatore davanti a una struttura volutamente lontana dal tradizionale action game.
Con Physint il percorso sembra invertire direzione. Kojima torna al genere che conosce meglio, ma lo fa senza tornare indietro.
E questa differenza potrebbe determinare il successo o il fallimento del progetto.
Il fantasma di Snake è inevitabile
Per quanto Kojima possa dire che Physint sarà diverso, il paragone con Metal Gear sarà inevitabile.
È sufficiente guardare alla definizione ufficiale: action-espionage. Basta osservare il ruolo di Yoji Shinkawa, storico character e mechanical designer della serie. Basta ricordare che Kojima ha presentato il progetto come una sorta di culminazione dei suoi oltre quarant’anni di carriera.
E poi c’è quella frase che campeggia sul materiale più recente: “The next Cold War begins”.
Non è ancora una sinossi e non sappiamo quale sia il significato preciso di quella frase, ma l’immaginario è inequivocabile. Guerra fredda, spionaggio, operazioni clandestine, geopolitica, agenti e tecnologia. Sono esattamente gli ingredienti che hanno alimentato per decenni la saga di Metal Gear.
Quindi sì, il fantasma di Snake sarà presente.
Ma personalmente penso che sia giusto così.
Kojima non deve rinnegare ciò che ha costruito. Deve dimostrare di poterlo superare.
Il ritorno di Yoji Shinkawa pesa tantissimo
Se c’è una notizia che mi fa guardare a Physint con particolare interesse, è il ritorno ufficiale di Yoji Shinkawa.
Il designer storico di Metal Gear e collaboratore fondamentale di Kojima è stato confermato per il character e mechanical design. La sua presenza non significa che Physint sarà automaticamente un nuovo Metal Gear, ma rappresenta una continuità creativa molto più importante di qualsiasi riferimento nostalgico.
Perché Shinkawa non è semplicemente qualcuno che disegna personaggi.
Il suo stile ha contribuito a definire l’identità visiva dell’universo di Kojima. Le silhouette dei personaggi, i mezzi militari, i robot, le tute, le armi e quella particolare combinazione di tecnologia e organicità sono diventati riconoscibili quanto le idee di game design del loro autore.
Vederlo nuovamente accanto a Kojima significa quindi recuperare una parte dell’identità che ha accompagnato Metal Gear per decenni.
Ma significa anche qualcosa di più.
Se Kojima vuole davvero costruire un nuovo universo, avere accanto una persona capace di trasformare concetti astratti in un’identità visiva immediatamente riconoscibile potrebbe essere fondamentale.
Bill Skarsgård sarà il nuovo volto dell’operazione
Il protagonista sarà invece Bill Skarsgård, annunciato ufficialmente da Kojima Productions a settembre. L’attore svedese guiderà un cast nel quale erano già stati confermati Charlee Fraser, Don Lee e Minami Hamabe. Kojima ha spiegato che i fitting, le scansioni e i camera test realizzati con Skarsgård e Fraser gli hanno dato grande fiducia nella direzione presa dal progetto.
La scelta di Skarsgård è interessante anche per un’altra ragione.
Kojima ha sempre utilizzato il casting come parte integrante della propria costruzione narrativa. Non si limita a scegliere un volto famoso per attirare attenzione sul progetto: spesso cerca attori capaci di contribuire alla percezione stessa del personaggio.
E Skarsgård porta con sé un bagaglio cinematografico particolarmente adatto a un’opera che vuole muoversi sul confine tra videogioco e cinema. John Wick: Chapter 4, Nosferatu, It e Barbarian sono solo alcuni dei titoli che hanno contribuito alla sua identità internazionale.
Non sappiamo ancora chi interpreterà.
E, soprattutto, non sappiamo nemmeno quale sarà il suo nome all’interno del gioco.
Ma sappiamo che sarà il protagonista.
La trama è scritta. Ma quale trama?
Ed eccoci alla domanda che Kojima non ha ancora intenzione di soddisfare completamente.
Di Physint sappiamo che sarà un gioco di spionaggio, che utilizzerà un cast internazionale e che avrà una forte componente cinematografica. Sappiamo che la Guerra Fredda è evocata dal materiale promozionale. Sappiamo che Kojima vuole reinventare l’action-spionaggio.
Non sappiamo invece quale sia la storia.
E qui, francamente, preferisco che rimanga così ancora per un po’.
Kojima è uno degli sviluppatori che ha dimostrato più volte di riuscire a trasformare il mistero in parte integrante del marketing. Mostrare troppo presto la trama di Physint significherebbe privare il progetto di quella componente di scoperta che ha accompagnato molti dei suoi giochi.
Anzi, considerando quanto è lontano il lancio, credo che anticipare oggi dettagli narrativi concreti sarebbe quasi controproducente.
Abbiamo già abbastanza informazioni per capire la direzione. Il resto può aspettare.
Il passaggio da Sony a Xbox cambia tutto
Non possiamo però parlare di Physint senza affrontare il terremoto industriale che ha colpito il progetto.
A giugno 2026 Sony ha comunicato a Kojima Productions l’intenzione di cancellare il progetto dal proprio portafoglio. Kojima ha raccontato di aver ricevuto la comunicazione in maniera improvvisa e di aver trascorso i tre mesi successivi alla ricerca di un nuovo partner. A settembre Xbox ha annunciato l’estensione della propria collaborazione con Kojima Productions e l’acquisizione dei diritti di publishing del gioco.
La motivazione ufficiale di Sony non è stata resa pubblica.
Sono circolate ricostruzioni relative a budget, scadenze e natura dell’esclusiva, ma Kojima Productions ha successivamente definito queste ricostruzioni come speculazioni non supportate da fonti ufficiali e ha ribadito che il rapporto con PlayStation rimane forte.
Questa precisazione è importante.
Non abbiamo elementi sufficienti per trasformare quelle indiscrezioni in una verità definitiva. E personalmente preferisco mantenere questa distinzione, soprattutto perché Physint è ancora in sviluppo e molte delle decisioni industriali potrebbero cambiare nel tempo.
Quello che invece sappiamo è che il progetto è sopravvissuto.
E forse è questa la notizia più importante.
Xbox non ha semplicemente salvato un gioco
Il passaggio a Xbox è particolarmente interessante perché Microsoft aveva già un rapporto con Kojima Productions attraverso OD.
Ora i due progetti sono entrambi legati a Xbox, anche se con caratteristiche completamente diverse. L’azienda ha inoltre dichiarato che la collaborazione con Kojima Productions andrà oltre i videogiochi, includendo anche cinema e televisione.
Quindi non stiamo osservando semplicemente un publisher che ha rilevato un progetto rimasto senza finanziamenti.
Stiamo osservando la costruzione di una partnership più ampia.
E questa partnership potrebbe avere conseguenze interessanti sulla filosofia stessa di Physint.
Kojima ha sempre considerato il videogioco come un mezzo capace di dialogare con il cinema. Xbox, dal canto suo, sta cercando di costruire una relazione con Kojima che vada oltre il semplice rapporto sviluppatore-publisher.
È presto per dire dove porterà tutto questo.
Ma sicuramente non è una collaborazione nata per caso.
Il motore grafico è ancora un’incognita
Ed è qui che arriva uno dei dettagli tecnici più curiosi.
Death Stranding e Death Stranding 2 hanno utilizzato il Decima Engine, tecnologia sviluppata da Guerrilla Games e utilizzata da PlayStation. Con il passaggio di Physint a Xbox, però, la questione del motore diventa molto più delicata.
Kojima ha spiegato di non aver ancora deciso quale tecnologia verrà utilizzata per il gioco. Il team starebbe quindi sperimentando diverse soluzioni.
E questa è una notizia molto più importante di quanto possa sembrare.
Il motore non è un semplice strumento tecnico che si può sostituire premendo un pulsante. Cambiare tecnologia nel corso dello sviluppo può significare modificare pipeline, strumenti, workflow, rendering, asset, animazioni e processi di produzione.
Se Physint è ancora abbastanza indietro da poter effettuare questa scelta senza conseguenze irreversibili, allora significa anche che Kojima Productions vuole evitare di prendere una decisione affrettata.
E personalmente preferisco così.
Meglio scegliere il motore in funzione del gioco che costruire il gioco intorno al motore disponibile.
Una produzione che procede, ma senza fretta
C’è un’altra cosa che mi sembra importante sottolineare.
Nonostante il cambio di publisher, Physint non sembra essere stato azzerato.
Il progetto ha mantenuto la propria direzione creativa, la trama e lo storyboard sono già stati sviluppati, il casting procede e Bill Skarsgård è stato ufficializzato. Kojima Productions continua inoltre a parlare di un titolo destinato a ridefinire il genere action-spionistico.
Il progetto è quindi vivo.
Ma è ancora lontano.
E forse è proprio questa la condizione migliore per un gioco del genere.
Kojima ha davanti a sé un’opportunità rara: prendere tutto ciò che ha imparato con Metal Gear, Death Stranding e OD e riversarlo in un nuovo progetto senza dover rispettare la continuity di una serie esistente.
Può recuperare il passato senza esserne prigioniero.
L’eredità spirituale non significa nostalgia
Io credo che questo sia il concetto fondamentale da portarsi a casa.
Physint può essere l’erede spirituale di Metal Gear senza diventare Metal Gear 6.
Anzi, probabilmente deve essere così.
Se Kojima realizzasse oggi un gioco identico a Metal Gear Solid 3, sarebbe una celebrazione del passato, non un’evoluzione. La tecnologia è cambiata, il pubblico è cambiato e anche il modo di raccontare lo spionaggio attraverso un videogioco è cambiato.
Il vero omaggio a Metal Gear non consiste nel ripetere le stesse meccaniche.
Consiste nel mantenere quella voglia di mettere il giocatore davanti a situazioni che non si aspetta.
Kojima ha già dimostrato di saperlo fare.
Death Stranding divideva il pubblico proprio perché rifiutava alcune convenzioni dell’action game. OD sembra voler fare qualcosa di simile con l’horror. Physint potrebbe rappresentare il momento in cui Kojima prende il genere che ha contribuito a definire e prova a distruggerne nuovamente i confini.
Il rischio più grande sarà proprio Metal Gear
Paradossalmente, il principale ostacolo di Physint potrebbe essere il suo stesso passato.
Ogni volta che vedremo una guardia, una base militare, un gadget, una sequenza stealth o una lunga cutscene, qualcuno farà inevitabilmente il confronto con Metal Gear Solid.
Ogni scelta verrà interpretata attraverso quella lente.
Se il gioco sarà troppo simile, verrà accusato di essere un clone.
Se sarà troppo diverso, qualcuno dirà che non è il vero erede di Metal Gear.
È una trappola quasi perfetta.
Per questo la dichiarazione di Kojima sulle “new ideas” mi sembra particolarmente significativa. Lui stesso sembra sapere che il progetto non può vivere soltanto di nostalgia.
Deve avere una propria ragione di esistere.
E questa ragione non può essere semplicemente “i fan volevano un altro Metal Gear”.
Kojima vuole chiudere un cerchio
C’è poi un elemento personale che non va sottovalutato.
Quando Kojima annunciò Physint nel 2024, spiegò che la decisione era maturata dopo un periodo molto difficile della sua vita. Durante la pandemia aveva avuto problemi di salute e aveva persino pensato di non riuscire più a tornare a fare videogiochi. In quel momento si è reso conto del tempo che aveva ancora a disposizione e delle continue richieste dei giocatori che gli chiedevano un nuovo Metal Gear.
La sua risposta fu interessante: non poteva realizzare un nuovo Metal Gear, perché quella proprietà appartiene a Konami. Ma poteva creare una nuova action espionage IP.
Da qui nasce Physint.
E questa origine spiega molto bene perché il progetto venga descritto come una sorta di sintesi della sua carriera.
Non è un ritorno a Metal Gear.
È Kojima che torna alle proprie radici per vedere cosa può ancora farci crescere sopra.
Verdetto dell’Inquisitore
Io sono molto più interessato a Physint adesso di quanto non lo fossi al momento del primo annuncio.
Non perché abbiamo finalmente visto il gioco. In realtà abbiamo visto pochissimo. Ma perché adesso cominciano a comparire gli elementi che permettono di capire quale sia la vera ambizione del progetto: una storia già costruita, uno storyboard pronto, un cast internazionale, Bill Skarsgård come protagonista, Yoji Shinkawa al design e una collaborazione con Xbox che ha permesso al progetto di sopravvivere al divorzio improvviso con PlayStation.
La cosa che mi convince maggiormente, però, è che Kojima non sembra voler fare semplicemente il Metal Gear che tutti gli chiedono da anni.
Vuole fare un nuovo gioco di spionaggio.
Vuole recuperare quell’eredità.
Vuole portarsi dietro quarant’anni di esperienza.
Ma vuole anche avere la libertà di cambiare le regole.
Ed è esattamente ciò che mi aspetto da lui.
Se Physint dovesse limitarsi a riproporre Snake, le vecchie meccaniche stealth e qualche gigantesca cutscene, sarebbe un’occasione sprecata. Se invece Kojima riuscirà a utilizzare quella memoria come punto di partenza per qualcosa che ancora non abbiamo visto, allora potremmo davvero trovarci davanti al suo progetto più importante degli ultimi anni.
La trama, a quanto pare, è già scritta.
Adesso resta da capire se Kojima riuscirà a trasformarla nell’ennesimo gioco capace di farci dire: “ma che diavolo sto giocando?”
E, conoscendolo, non escluderei affatto questa possibilità.
Che ne pensate voi della prossima, seppur lontana, opera di Kojima? Fatecelo sapere in Taverna.
