PlayStation vuole rilanciare le sue vecchie IP?
Sony potrebbe aprire le porte agli studi esterni
Per anni abbiamo guardato il catalogo PlayStation chiedendoci una cosa molto semplice: possibile che Sony possieda così tante proprietà intellettuali importanti e non trovi mai il modo di riportarle sul mercato? La risposta potrebbe finalmente arrivare da una strategia che, se confermata, avrebbe il potenziale per cambiare parecchio il modo in cui PlayStation gestisce il proprio patrimonio storico. Secondo una nuova indiscrezione, Sony Interactive Entertainment avrebbe infatti iniziato ad accettare proposte da parte di studi esterni interessati a realizzare nuovi videogiochi basati su alcune delle sue IP, con Sly Cooper, Ape Escape e Killzone tra le serie citate. L’idea non sarebbe quella di cedere semplicemente i marchi a sviluppatori terzi, ma di mantenere il controllo dei progetti: PlayStation finanzierebbe e pubblicherebbe i giochi, mentre i team esterni si occuperebbero dello sviluppo, eventualmente affiancati o supervisionati dagli studi che hanno lavorato originariamente sulle rispettive serie.
Prima di lasciarci trascinare dall’entusiasmo, però, bisogna mettere un paletto molto importante. Non siamo davanti ad annunci ufficiali. La notizia nasce da un insider che in precedenza aveva anticipato correttamente l’esistenza di God of War: Sons of Sparta, ma questo non trasforma automaticamente le nuove informazioni in una conferma. Al momento Sony non ha annunciato un nuovo Sly Cooper, non ha presentato un nuovo Ape Escape e non ha ufficializzato il ritorno di Killzone attraverso questo presunto programma. Anche le ricostruzioni della stampa internazionale sottolineano che si parla di proposte e possibili progetti, non di produzioni già garantite sul mercato.
Detto questo, la voce è interessante perché non arriva completamente dal nulla. Negli ultimi mesi sono emerse diverse indiscrezioni proprio attorno alle vecchie proprietà PlayStation e, soprattutto, attorno alla possibilità che Sony stia cercando di riportarne alcune in produzione attraverso sviluppatori esterni. Il caso Killzone è particolarmente significativo: già a settembre erano circolate informazioni secondo cui un progetto legato alla serie sarebbe nelle prime fasi di sviluppo con il coinvolgimento di un team esterno e sotto la supervisione di Guerrilla. Non sappiamo ancora se si tratti di un remake, di una remaster o di un nuovo capitolo, ma l’ipotesi di un ritorno della serie non è quindi comparsa soltanto nelle ultime ore.

Il vero cambiamento sarebbe nel modello produttivo
La parte che personalmente trovo più interessante non riguarda nemmeno i tre nomi emersi. Il vero punto è il metodo. Sony possiede un catalogo enorme, costruito in oltre trent’anni di storia PlayStation, ma i suoi studi interni sono sempre più impegnati in produzioni gigantesche che richiedono anni di sviluppo. Naughty Dog, Guerrilla, Insomniac, Sucker Punch, Santa Monica Studio e gli altri team principali non possono semplicemente interrompere i propri progetti ogni volta che qualcuno chiede il ritorno di una vecchia serie. Se un nuovo Sly Cooper dovesse richiedere cinque o sei anni di lavoro a Sucker Punch, per esempio, significherebbe sottrarre una quantità enorme di risorse a qualunque progetto il team stia già sviluppando.
Affidare invece determinate IP a studi esterni permetterebbe di separare due esigenze che oggi sembrano entrare continuamente in conflitto: preservare il patrimonio PlayStation e continuare a far lavorare gli studi proprietari sui progetti principali. È una distinzione molto più importante di quanto possa sembrare, perché significa che Sony non sarebbe più obbligata a scegliere tra “facciamo un nuovo gioco” e “lasciamo la serie nel cassetto”. Potrebbe semplicemente cercare qualcuno capace di presentare un progetto convincente, valutarlo e, se l’idea fosse abbastanza forte, finanziarlo direttamente.
In realtà PlayStation possiede già le infrastrutture necessarie per lavorare con sviluppatori esterni. Il programma PlayStation Partners è costruito proprio attorno alla collaborazione con team indipendenti e studi di varie dimensioni, mentre Sony ha una divisione dedicata alle partnership e ai contenuti sviluppati da team esterni. Nel 2025, per esempio, Sony Interactive Entertainment ha annunciato una collaborazione con Bad Robot Games per produrre e pubblicare un nuovo progetto dello studio. Non si tratta quindi di un’azienda che improvvisamente scopre il concetto di sviluppo esterno: l’eventuale novità sarebbe l’applicazione sistematica di questo modello alle IP storiche di proprietà PlayStation.
Sly Cooper è probabilmente il caso più delicato
Tra i nomi emersi, Sly Cooper è forse quello che rappresenta meglio la nostalgia dei giocatori PlayStation. La serie nata con Sucker Punch durante l’era PS2 è rimasta ferma da anni, nonostante continui a essere una delle proprietà che i fan chiedono periodicamente di rivedere. L’ultimo capitolo principale, Sly Cooper: Thieves in Time, risale al 2013 e da allora Sony non ha affidato ufficialmente alla serie un nuovo episodio.
Il problema, però, è proprio capire come dovrebbe tornare Sly Cooper nel 2026. Non avrebbe senso limitarsi a riprodurre meccanicamente la struttura dei vecchi giochi, perché nel frattempo il mercato è cambiato e anche il pubblico è cresciuto. Allo stesso tempo, trasformare Sly in un open world gigantesco, aggiungere sistemi online, pass stagionali e qualsiasi altra caratteristica oggi considerata necessaria per giustificare un investimento AAA rischierebbe di distruggere ciò che rendeva speciale la serie.
Per questo motivo, un progetto esterno potrebbe addirittura essere la soluzione più interessante. Sucker Punch non dovrebbe necessariamente sviluppare il gioco in prima persona, ma potrebbe contribuire alla supervisione creativa e alla tutela dell’identità della serie. Lo studio esterno, invece, avrebbe l’opportunità di proporre una propria interpretazione. È esattamente il tipo di collaborazione che può funzionare se entrambe le parti comprendono che l’obiettivo non è semplicemente utilizzare un marchio famoso, ma capire perché quel marchio è diventato importante.
Ape Escape potrebbe essere ancora più interessante
Con Ape Escape la situazione cambia completamente. Qui non abbiamo semplicemente una vecchia serie action o platform che necessita di essere aggiornata: abbiamo una proprietà profondamente legata alla filosofia creativa della prima PlayStation, quando Sony era molto più disposta a sperimentare con idee strane e difficili da classificare. Scimmie da catturare, gadget assurdi, platforming e un’impostazione che sfruttava in maniera particolare le possibilità del controller erano sufficienti per trasformare una premessa apparentemente folle in una delle serie più riconoscibili della console.
Il ritorno di Ape Escape, quindi, avrebbe senso soltanto se Sony fosse disposta a lasciare una certa libertà allo sviluppatore. Il rischio di prendere una proprietà del genere e trasformarla in un prodotto costruito secondo gli standard moderni del blockbuster sarebbe enorme. Ape Escape non ha bisogno di sembrare più serio, più cinematografico o più costoso. Ha bisogno, semmai, di tornare a essere strano.
Ed è proprio per questo che l’idea degli studi esterni potrebbe diventare interessante. Un team più piccolo e con una forte identità potrebbe avere più libertà nel proporre una nuova direzione rispetto a uno dei grandi studi interni, che inevitabilmente deve confrontarsi con produzioni dai costi e dalle dimensioni molto maggiori. Secondo le indiscrezioni, inoltre, Team Asobi non sarebbe lo sviluppatore principale dell’eventuale progetto Ape Escape, un dettaglio che rafforza ulteriormente l’ipotesi di un coinvolgimento esterno. Anche in questo caso, però, siamo nel territorio delle indiscrezioni.
E poi c’è Killzone
Se Sly Cooper rappresenta la nostalgia e Ape Escape la creatività più sperimentale della vecchia PlayStation, Killzone rappresenta invece una possibilità molto più commerciale. Guerrilla ha costruito la propria identità iniziale proprio attorno agli sparatutto, prima di dedicarsi completamente all’universo di Horizon. L’ultimo capitolo principale della serie, Killzone: Shadow Fall, è arrivato nel 2013 e da allora il marchio è rimasto sostanzialmente congelato.
La possibilità che Sony possa affidare il ritorno di Killzone a un altro team, mantenendo Guerrilla in una posizione di supervisione, avrebbe una logica evidente. Guerrilla conosce l’universo, il tono e le caratteristiche della serie, ma non sarebbe costretta a sacrificare il proprio futuro produttivo per tornare a sviluppare direttamente uno shooter. Le indiscrezioni che circolano già da settimane indicano proprio People Can Fly come possibile sviluppatore coinvolto in un progetto denominato Project Delta, anche se il collegamento ufficiale con Killzone non è stato confermato da Sony.
Personalmente è proprio questo il modello che vorrei vedere applicato con maggiore attenzione. Se Guerrilla potesse continuare a lavorare sulle proprie produzioni e contemporaneamente aiutare un altro studio a riportare Killzone sul mercato, avremmo una situazione nella quale entrambe le parti potrebbero guadagnarci. Sony recupererebbe una proprietà che oggi non sta utilizzando, mentre Guerrilla non dovrebbe sacrificare anni di sviluppo per occuparsene direttamente.
Sony non deve trasformare la nostalgia in una fabbrica
Il rischio, però, è evidente e secondo me merita più attenzione dell’entusiasmo per i possibili ritorni. Recuperare vecchie IP è facile sulla carta; farle tornare senza rovinarle è molto più difficile. Il mercato videoludico ha già dimostrato più volte che la nostalgia può essere utilizzata come una scorciatoia commerciale: si prende un nome conosciuto, lo si mette in un trailer, si punta sull’affetto dei giocatori e si spera che il pubblico faccia il resto.
Io non vorrei questo per PlayStation.
Se Sony decidesse davvero di aprire le proprie IP agli studi esterni, dovrebbe farlo con una filosofia molto precisa: non chiedere “chi vuole fare un nuovo Sly Cooper?”, ma “chi ha un’idea abbastanza buona da meritare un nuovo Sly Cooper?”. La differenza è enorme. Nel primo caso il marchio diventa il prodotto; nel secondo il marchio diventa lo strumento attraverso cui uno sviluppatore può costruire qualcosa di nuovo.
Lo stesso discorso vale per Killzone. Non avrebbe senso riportarlo sul mercato soltanto perché Sony ha bisogno di uno shooter. Se il progetto non ha una direzione forte, sarebbe preferibile lasciare la serie ferma. E per Ape Escape la questione è ancora più evidente: se l’idea è semplicemente trasformarlo in un altro platform moderno indistinguibile da molti altri, tanto vale non farlo.
Il vantaggio più grande sarebbe per gli studi interni
C’è poi un aspetto che rischia di passare in secondo piano. Una strategia simile potrebbe essere utile non soltanto per i giocatori, ma anche per gli stessi PlayStation Studios. Sony sta costruendo giochi sempre più grandi e complessi e questo significa che i cicli produttivi diventano inevitabilmente più lunghi. Se tutte le vecchie IP devono necessariamente essere sviluppate internamente, il risultato è abbastanza prevedibile: alcuni marchi possono rimanere inattivi per una generazione intera semplicemente perché nessuno ha il tempo materiale di occuparsene.
Con una rete di studi esterni, invece, PlayStation potrebbe creare una sorta di seconda linea produttiva. I grandi team interni continuerebbero a concentrarsi sulle produzioni principali, mentre partner selezionati potrebbero lavorare su progetti più contenuti, remake, spin-off o nuovi capitoli di serie storiche. Non significa necessariamente produrre più giochi a qualsiasi costo; significa utilizzare in maniera più intelligente le risorse disponibili e, soprattutto, permettere a idee che oggi non troverebbero spazio internamente di essere almeno valutate.
Sony stessa ha dichiarato da tempo di considerare le partnership esterne una componente importante della propria strategia. Già nel 2021 Hermen Hulst sottolineava l’importanza dei team partner e spiegava come PlayStation volesse continuare a costruire collaborazioni con sviluppatori esterni, anche in Giappone e in Asia. Oggi il programma PlayStation Partners continua a presentarsi come un punto d’accesso per sviluppatori e publisher interessati a portare nuove idee nell’ecosistema PlayStation.
La possibile svolta generazionale
Alcune fonti stanno già collegando questa presunta iniziativa alla futura generazione PlayStation, ipotizzando che una prima ondata di questi progetti possa arrivare intorno al periodo di lancio della prossima console. Anche qui, però, bisogna distinguere nettamente tra ciò che è riportato e ciò che è dimostrato: Sony non ha annunciato una strategia di questo tipo per PlayStation 6 e non ha confermato che questi giochi siano destinati a quella finestra.
L’idea, comunque, è interessante dal punto di vista industriale. Una nuova generazione non può vivere soltanto di una manciata di blockbuster sviluppati internamente, soprattutto quando ogni produzione richiede ormai tempi enormi. Affiancare ai grandi titoli nuove interpretazioni di IP storiche potrebbe permettere a Sony di costruire una line-up più varia, senza pretendere che ogni progetto abbia le dimensioni di Marvel’s Spider-Man o Horizon.
E qui, finalmente, potremmo avere una risposta alla domanda che molti giocatori si pongono da anni: perché PlayStation possiede così tante serie amate e continua a utilizzarne soltanto una parte? Forse la risposta non è che Sony abbia dimenticato quelle IP. Forse il problema è che non ha abbastanza studi disponibili per farle tutte. Se questa indiscrezione dovesse essere confermata, la soluzione potrebbe essere proprio quella di cercare all’esterno le persone capaci di farle tornare a respirare.
Il vero banco di prova saranno le idee
Alla fine, però, tutto dipenderà dalla qualità delle proposte. Il fatto che Sony possa accettare pitch da sviluppatori esterni non significa che debba necessariamente approvare ogni progetto presentato. Anzi, spero esattamente il contrario. Se davvero esiste questa apertura, PlayStation dovrebbe sfruttarla per trovare team con una visione precisa, capaci di dimostrare perché una determinata IP abbia ancora qualcosa da dire nel presente.
È questo che potrebbe rendere davvero interessante un eventuale ritorno di Sly Cooper, Ape Escape o Killzone. Non il semplice fatto di vedere nuovamente quei nomi su un logo, ma la possibilità che uno sviluppatore arrivi con un’idea talmente convincente da farci dire: “Sì, era esattamente questo che mancava”.
Perché riportare in vita una serie vecchia è relativamente semplice. Darle una ragione per esistere ancora è la parte difficile.
Verdetto dell’Inquisitore
Personalmente, se questa indiscrezione dovesse trovare conferma, considero l’apertura agli studi esterni una delle strade più sensate che Sony potrebbe percorrere per valorizzare il proprio catalogo. Non penso che tutte le vecchie IP debbano necessariamente tornare, né che ogni serie abbandonata meriti automaticamente un nuovo capitolo. Al contrario, credo che alcune proprietà debbano rimanere ferme se nessuno ha un’idea realmente valida per riportarle sul mercato.
Ma se uno studio arriva da Sony con un progetto convincente per Sly Cooper, Ape Escape, Killzone o qualsiasi altra proprietà dimenticata, allora non vedo perché PlayStation dovrebbe chiudere la porta. Il vantaggio sarebbe evidente: Sony manterrebbe il controllo delle proprie IP, i team interni potrebbero continuare a concentrarsi sui progetti principali e gli sviluppatori esterni avrebbero l’opportunità di dimostrare cosa sono capaci di fare con un universo già amato dal pubblico.
La vera sfida sarà non confondere questa possibilità con una nuova fabbrica della nostalgia. Io non voglio semplicemente rivedere vecchi loghi. Voglio vedere buoni videogiochi che abbiano una ragione per portare quei loghi.
Se Sony riuscirà a trovare questo equilibrio, allora sì, potremmo trovarci davanti a qualcosa di molto interessante per il futuro di PlayStation. E magari, dopo anni passati a chiedere che certe serie tornassero, potremmo finalmente scoprire che il problema non era la mancanza di idee, ma trovare qualcuno abbastanza folle e abbastanza bravo da trasformarle in realtà.
Fatecelo sapere in Taverna: quale vecchia IP PlayStation affidereste a uno studio esterno e, soprattutto, quale serie preferireste lasciare definitivamente nel passato?
