I Dispacci

Star Wars Galactic Racer: 36 GB su PS5

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Settembre 26, 2026
14 min lettura

Un racer Star Wars che non sembra affatto leggero

Quando arriva una nuova informazione sulle dimensioni di un videogioco, di solito siamo davanti a uno di quei dettagli che finiscono rapidamente nelle schede tecniche e che, a meno di numeri particolarmente assurdi, interessano relativamente. Nel caso di Star Wars: Galactic Racer, però, i circa 36 GB richiesti su PS5 sono un piccolo tassello che permette di guardare con maggiore attenzione a quello che Fuse Games e Secret Mode stanno preparando. Non perché 36 GB siano una quantità enorme per gli standard attuali, ma perché dietro questo spazio troviamo un gioco che vuole mettere insieme campagna narrativa, più categorie di veicoli, circuiti differenti, personalizzazione, progressione, modalità competitive e una struttura basata sulle cosiddette “runs”.

Il confronto con altri titoli recenti va comunque fatto con prudenza. Su PC, infatti, i requisiti ufficiali indicano 50 GB di spazio disponibile, mentre la pagina PlayStation presenta Galactic Racer come un titolo PS5 da acquistare in digitale o in formato fisico. Le dimensioni di installazione possono cambiare tra piattaforme, così come possono variare dopo patch e aggiornamenti, quindi il dato dei 36 GB va considerato come una fotografia della versione PS5 disponibile oggi, non come una dimensione definitiva garantita per tutta la vita del gioco.

Non è soltanto una nuova gara di podracer

La prima cosa che mi ha colpito osservando il progetto è che Secret Mode non sta cercando semplicemente di replicare il fascino delle corse di Star Wars: Episodio I – Racer. Il riferimento ai podracer è inevitabile, naturalmente, ma Galactic Racer vuole costruire qualcosa di più ampio attorno alla velocità. La storia si svolge dopo la caduta dell’Impero, quando la Nuova Repubblica è impegnata nella ricostruzione e nell’Orlo Esterno prosperano gioco d’azzardo, intrattenimento clandestino e ricerca della gloria.

In questo scenario nasce la Galactic League, un campionato non autorizzato nel quale i sindacati finanziano i piloti e le fortune possono cambiare nel giro di pochi secondi. Il giocatore veste i panni di Shade, un pilota alla ricerca di vendetta e gloria, e affronta un percorso nel quale la reputazione diventa parte integrante della progressione. Non c’è quindi soltanto la gara da vincere: c’è un sistema di rivalità, ricompense e scelte che dovrebbe dare una struttura più persistente all’esperienza.

È un’impostazione che lo avvicina più a un gioco di corse con una componente roguelite che al tradizionale arcade racer. Le gare non sono semplicemente una successione di circuiti da completare per arrivare ai titoli di coda, ma costituiscono il cuore di un sistema nel quale il rischio può aumentare insieme alla ricompensa.

36 GB non significano un gioco piccolo

Il numero potrebbe sembrare contenuto soprattutto se confrontato con alcuni dei blockbuster contemporanei che richiedono oltre 100 GB, ma sarebbe un errore utilizzare lo spazio occupato su SSD come una sorta di metro della qualità o della quantità di contenuti. La dimensione finale di un gioco dipende da moltissimi fattori: compressione degli asset, formato delle texture, audio, tecnologia utilizzata, gestione dei dati condivisi e persino dal modo in cui una piattaforma organizza l’installazione.

In questo caso il dato diventa interessante per un altro motivo. Galactic Racer utilizza Unreal Engine 5 e punta su ambientazioni molto differenti, effetti visivi, veicoli personalizzabili e una componente multiplayer fino a 12 giocatori. La versione PC richiede almeno 50 GB di spazio e un SSD, mentre i requisiti minimi includono una RTX 2060, una Radeon RX 5600 XT o una Intel Arc A580. Questo suggerisce un progetto tecnicamente più ambizioso di quanto il numero relativo alla versione PS5 possa far pensare.

Su PC, inoltre, il gioco viene presentato con supporto a tecnologie grafiche avanzate come Lumen e ray tracing, mentre Secret Mode ha indicato il supporto a DLSS 4.5. La versione console non va però automaticamente equiparata a quella PC: non abbiamo motivo per presumere che le impostazioni grafiche siano identiche.

Il vero protagonista sarà il sistema di gara

La domanda che mi interessa molto più della dimensione del download è un’altra: come si guida?

Perché un gioco di corse ambientato nell’universo di Star Wars può avere tutte le navi, gli speeder e i pianeti che vogliamo, ma se il modello di guida non funziona rischia di trasformarsi rapidamente in un esercizio di fan service. Fuse Games sembra invece voler costruire la propria identità proprio sulla differenziazione dei veicoli.

Il gioco comprende landspeeder, speeder bike, skim speeder e podracer, con classi caratterizzate da fisica e stili di guida differenti. Non si tratta quindi soltanto di cambiare l’aspetto del mezzo: l’obiettivo dichiarato è fare in modo che ogni categoria richieda un approccio diverso alla gara.

È un elemento che potrebbe diventare fondamentale per la longevità del titolo. Se le differenze tra i veicoli saranno realmente percepibili e non semplicemente variazioni statistiche, la possibilità di costruire il proprio mezzo e adattarlo al proprio stile potrebbe diventare uno dei pilastri dell’esperienza.

Il rischio fa parte del gioco

Un’altra scelta particolare riguarda il modo in cui il gioco tratta il rischio. Galactic Racer viene descritto come un’esperienza “runs-based”, nella quale le gare possono diventare progressivamente più rischiose e remunerative. Questo significa che la struttura non punta esclusivamente sulla perfezione del giro o sulla conquista del primo posto.

La filosofia sembra essere quella del “quanto vuoi rischiare?”. Spingere oltre il proprio veicolo può significare ottenere ricompense migliori, ma anche compromettere una run. In un normale gioco di corse questo concetto avrebbe un peso limitato; qui invece dovrebbe essere integrato nella progressione generale.

È una scelta interessante perché potrebbe dare alle gare un livello di tensione che normalmente manca nei racer più tradizionali. Se una sconfitta significa semplicemente riprovare lo stesso circuito, il rischio è ridotto. Se invece una gara è parte di una sequenza nella quale stiamo costruendo una progressione e accumulando ricompense, allora anche una decisione presa a metà corsa può avere conseguenze più ampie.

La componente roguelite può essere la vera sorpresa

Le informazioni pubblicate sul gioco indicano che nella campagna le gare possono essere organizzate attraverso una struttura nella quale il giocatore sceglie quale evento affrontare, costruendo progressivamente il proprio percorso. Alcune anteprime internazionali hanno evidenziato proprio questo elemento, insieme alla presenza di una gestione delle vite durante i tornei e alla possibilità di conservare parte delle ricompense anche dopo un fallimento.

È un sistema che ricorda più un roguelite che un tradizionale gioco di corse, e potrebbe essere uno degli aspetti più distintivi del progetto. Non sappiamo ancora quanto sarà profonda questa componente, ma l’idea di trasformare una gara in una decisione strategica — non soltanto in una prova di abilità — può cambiare parecchio il ritmo dell’esperienza.

In altre parole, potremmo trovarci davanti a un gioco nel quale non basta chiedersi “sono abbastanza veloce?”. Bisognerà anche chiedersi “quanto posso permettermi di rischiare?”.

E poi ci sono le botte

Perché sì, questo non vuole essere un gioco di corse particolarmente educato.

Il sistema di guida permette di colpire, tamponare e abbattere i rivali durante le competizioni. La velocità è quindi soltanto una parte dell’equazione. Posizionamento, gestione del mezzo e capacità di utilizzare il contatto con gli avversari diventano altrettanto importanti.

È qui che il paragone con i racer arcade più aggressivi degli anni passati torna inevitabilmente alla mente. La stessa Fuse Games ha al proprio interno sviluppatori con esperienza su giochi di guida caratterizzati da un forte utilizzo degli incidenti e della distruzione, e questo elemento sembra essere stato trasferito nella filosofia di Galactic Racer.

La differenza è che qui tutto viene inserito dentro l’universo di Star Wars. Un landspeeder che cerca di superare un avversario passando rasente a un canyon è una cosa; farlo mentre si tenta contemporaneamente di danneggiare il rivale e mantenere abbastanza controllo per non compromettere la propria run è un’altra.

Un gioco pensato anche per il multiplayer

La modalità competitiva rappresenta un’altra parte importante del progetto. Su PS5 il gioco supporta fino a 12 giocatori online con PlayStation Plus, mentre l’esperienza può essere affrontata anche in solitaria. Secret Mode ha inoltre previsto il crossplay e sistemi dedicati alla gestione degli amici tra piattaforme.

La presenza di 12 giocatori contemporaneamente è particolarmente interessante perché cambia completamente la scala delle gare. Non si tratta più di una semplice sfida uno contro uno o di un piccolo gruppo di piloti: un circuito pieno di veicoli, collisioni e ostacoli può diventare rapidamente caotico.

Ed è proprio qui che il modello di guida dovrà dimostrare di essere all’altezza. Più aumenta il numero di partecipanti, più diventa importante mantenere leggibilità e controllo. Un racer può essere spettacolare nei trailer e diventare frustrante quando dodici veicoli si accavallano nello stesso punto della pista.

La personalizzazione non sarà soltanto estetica

Un altro elemento che Secret Mode mette in evidenza è la possibilità di costruire e personalizzare il proprio veicolo. Le diverse classi di mezzi hanno caratteristiche proprie e la configurazione dovrebbe permettere di adattare il mezzo al proprio stile.

Questo è un passaggio importante perché collega personalizzazione e gameplay. Non si tratta soltanto di cambiare livrea o aggiungere elementi cosmetici, ma di costruire un veicolo che possa offrire un vantaggio competitivo coerente con il modo in cui affrontiamo le gare.

La pagina ufficiale PlayStation parla esplicitamente della possibilità di creare un veicolo che rispecchi la propria personalità e che offra una reale marcia in più. È una promessa che dovrà essere verificata soprattutto sul piano del bilanciamento: se alcune combinazioni saranno nettamente superiori alle altre, il sistema rischierà di trasformarsi in una semplice ricerca della build dominante.

Il confronto con Episode I Racer è inevitabile

Non si può parlare di un nuovo gioco di corse di Star Wars senza tirare fuori Star Wars Episode I: Racer. È probabilmente il riferimento più immediato per chiunque abbia giocato a uno dei titoli di corse più riconoscibili della saga.

Ma Galactic Racer sembra voler fare qualcosa di diverso. Episode I: Racer costruiva gran parte del proprio fascino attorno alla corsa pura e alla fantasia dei podracer, mentre il nuovo titolo vuole ampliare il concetto fino a comprendere diversi tipi di veicolo, una campagna narrativa, personalizzazione, rivalità e una struttura a run.

Non è necessariamente un tentativo di sostituire il vecchio gioco. Anzi, potrebbe essere proprio il contrario: prendere quella nostalgia per la velocità nell’universo di Star Wars e inserirla dentro un sistema più moderno.

La sfida sarà riuscire a mantenere quella immediatezza. Perché una gara di podracer funziona proprio quando, dopo pochi secondi, abbiamo capito che dobbiamo andare più forte degli altri. Se il nuovo sistema accumulerà troppe meccaniche senza riuscire a farle dialogare, il rischio sarà quello di perdere la semplicità che rendeva così memorabile il predecessore spirituale.

Una produzione AAA con dimensioni più contenute

C’è poi un altro aspetto interessante. Star Wars: Galactic Racer è il debutto AAA di Fuse Games, pubblicato da Secret Mode e realizzato con la licenza Lucasfilm Games. Non stiamo quindi parlando di un piccolo progetto indipendente che utilizza il marchio Star Wars per costruire un gioco di nicchia.

Allo stesso tempo, il dato dei 36 GB su PS5 e quello dei 50 GB richiesti su PC mostrano che non siamo davanti a un colosso tecnologico della scala di alcuni open world contemporanei. Questo non è necessariamente un limite. Anzi, potrebbe essere un vantaggio se il team è riuscito a concentrare le risorse sulla fisica dei veicoli, sulla qualità dei circuiti e sulla struttura delle gare.

La dimensione del file, da sola, non racconta quindi la qualità del prodotto. Racconta soltanto che Galactic Racer non avrà bisogno di centinaia di gigabyte per mettere in scena la propria idea.

La data di uscita è ormai vicina

La parte più concreta è naturalmente quella relativa al lancio. Star Wars: Galactic Racer arriverà il 6 ottobre 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC. Su PS5 la Standard Edition è proposta a 59,99 euro, mentre la Deluxe Edition sale a 79,99 euro e comprende tre veicoli esclusivi, una livrea ispirata al caccia N-1 di Naboo, tre eventi Arcade, un banner e un art book digitale.

La pagina PlayStation conferma inoltre che il multiplayer online richiede PlayStation Plus e supporta fino a 12 giocatori. Gli acquisti in-game sono indicati come facoltativi, dettaglio che merita attenzione ma che non significa automaticamente che il gioco sia strutturato come un live service. Al momento le informazioni ufficiali disponibili non descrivono una struttura di monetizzazione paragonabile a quella dei free-to-play più aggressivi.

Con l’uscita così vicina, il vero banco di prova sarà quindi imminente. Non dovremo aspettare anni per capire se la formula funziona: recensioni, prove della community e primi dati sulla popolazione multiplayer ci diranno rapidamente se il progetto ha trovato il proprio pubblico.

Il peso del marchio Star Wars

C’è infine la questione più difficile da misurare: il marchio.

Star Wars può aiutare enormemente un gioco a farsi conoscere, ma può anche alzare le aspettative oltre ciò che il prodotto è realmente in grado di offrire. Un titolo di corse ambientato nell’universo creato da George Lucas viene inevitabilmente confrontato con decenni di videogiochi, film, serie televisive e soprattutto con una serie di esperienze che hanno costruito un immaginario molto preciso attorno a veicoli, pianeti e gare.

La soluzione scelta da Fuse Games è abbastanza intelligente: invece di limitarsi a ricostruire un singolo momento della saga, Galactic Racer inventa una competizione ambientata nell’Orlo Esterno dopo la caduta dell’Impero. Questo lascia spazio a nuovi personaggi, nuovi veicoli e nuovi circuiti senza dover continuamente ricorrere ai protagonisti più famosi.

Shade, in questo senso, potrebbe diventare una figura importante proprio perché non deve competere direttamente con Luke, Vader o gli altri personaggi storici. Il gioco vuole costruire una propria storia all’interno di Star Wars, non semplicemente appoggiarsi a quella già esistente.

36 GB sono il dettaglio meno importante

Alla fine, quindi, quei circa 36 GB sono quasi un pretesto per parlare di qualcosa di molto più interessante. Star Wars: Galactic Racer sembra voler utilizzare la licenza per costruire un racer che mescola arcade, progressione, rischio, personalizzazione e competizione online, con una struttura più articolata di quella che ci si potrebbe aspettare guardando soltanto i trailer.

Il dato dello spazio occupato ci dice poco sulla qualità tecnica, ma il confronto con i requisiti PC mostra che il gioco non è necessariamente leggero dal punto di vista tecnologico. Su PC sono richiesti 50 GB e almeno una RTX 2060 o equivalente, mentre su PS5 il pacchetto riportato è sensibilmente più contenuto. La differenza dimostra ancora una volta quanto sia poco sensato giudicare un gioco dalla sola dimensione dell’installazione.

Quello che dovremo verificare è altro: se il modello di guida regge, se le diverse classi di veicoli sono realmente differenti, se la struttura a run aggiunge profondità invece di complicare inutilmente il gioco e soprattutto se il multiplayer riesce a trasformare dodici piloti in una gara spettacolare anziché in un ammasso di collisioni.

Verdetto dell’Inquisitore

Non sono i 36 GB a convincermi o a preoccuparmi. Dopo aver guardato più attentamente cosa sta costruendo Fuse Games, la cosa che mi interessa davvero è che Star Wars: Galactic Racer sembra avere un’identità più precisa di quanto il nome possa far pensare. Non vuole essere semplicemente un nuovo Episode I: Racer, non sembra puntare soltanto sulla nostalgia e non si limita a mettere alcuni veicoli di Star Wars dentro un gioco di corse tradizionale. La struttura a run, la gestione del rischio, le rivalità, la personalizzazione e il multiplayer fino a 12 giocatori sono elementi che possono rendere l’esperienza interessante anche per chi non arriva al gioco soltanto per amore della saga.

Naturalmente c’è ancora parecchio da dimostrare. La quantità di sistemi presenti sulla carta non garantisce che funzionino bene insieme e, soprattutto, un racer vive o muore sulla qualità della guida. È lì che voglio vedere il gioco prima di farmi un’idea definitiva. Anche il bilanciamento della personalizzazione e la capacità di mantenere leggibili le gare con dodici giocatori saranno fondamentali per capire se l’ambizione del progetto è sostenibile.

Il dato dei circa 36 GB su PS5, quindi, è interessante ma secondario. La vera domanda è se quei gigabyte contengano un gioco capace di dare finalmente a Star Wars un nuovo punto di riferimento nel genere delle corse, senza vivere eternamente all’ombra di Episode I: Racer. La risposta arriverà il 6 ottobre, quando il campionato galattico smetterà di essere una promessa e potremo finalmente metterci alla guida.

Voi cosa vi aspettate da Star Wars: Galactic Racer? È un gioco che stavate aspettando oppure temete che il peso della nostalgia per Episode I: Racer sia troppo difficile da gestire? Fatecelo sapere in Taverna.

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