Star Wars Galactic Racer corre gratis con Prime
Una partenza inaspettata
Per anni abbiamo aspettato un nuovo gioco di corse capace di riportare Star Wars sull’asfalto, o meglio, sulle piste improvvisate dell’Orlo Esterno. Oggi quell’attesa finisce ufficialmente con il lancio di Star Wars: Galactic Racer, il nuovo racing arcade sviluppato da Fuse Games e pubblicato da Secret Mode. Il gioco arriva su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, ma c’è una sorpresa che riguarda direttamente gli abbonati Amazon Prime: la campagna di Galactic Racer è giocabile senza costi aggiuntivi attraverso Amazon Luna.
Ed è proprio qui che la notizia diventa più interessante del semplice “nuovo gioco di Star Wars disponibile da oggi”. Perché Galactic Racer non è soltanto un’altra produzione su licenza che prova a sfruttare il marchio: Fuse Games ha costruito un racing basato su una struttura roguelite, affidandosi all’esperienza di sviluppatori provenienti da Criterion e da produzioni come Burnout e Need for Speed. Il risultato, almeno secondo la stampa internazionale, è uno dei progetti più convincenti dedicati alle corse nell’universo di George Lucas degli ultimi anni. PC Gamer gli ha assegnato 76/100, mentre Game Informer è arrivata a 8,5/10; il quadro complessivo resta comunque largamente positivo.

Un ritorno che parte dalla nostalgia, ma non vive di nostalgia
Il concetto alla base di Galactic Racer è quasi inevitabilmente nostalgico. Se avete ancora negli occhi la gara degli sgusci de La Minaccia Fantasma, probabilmente sapete già perché questo progetto ha attirato l’attenzione fin dal suo annuncio. Il genere delle corse targate Star Wars non ha mai avuto la continuità di altri filoni della saga e, dopo Star Wars Racer Revenge del 2002, il settore è rimasto sostanzialmente privo di una nuova interpretazione arcade di peso. Fuse Games ha quindi scelto di tornare proprio lì, recuperando quell’idea di velocità sfrenata e trasformandola in qualcosa di contemporaneo.
La differenza è che Galactic Racer non vuole semplicemente ricreare la corsa di Mos Espa con una grafica moderna. Il gioco costruisce una nuova competizione clandestina chiamata Galactic League, ambientata dopo la caduta dell’Impero e prima degli eventi de Il Risveglio della Forza. In questo scenario la galassia sta cercando di ricostruirsi, mentre gioco d’azzardo, intrattenimento e ricerca della gloria alimentano un circuito illegale dove i piloti rischiano tutto per conquistare fama e denaro. Al centro troviamo Shade, una pilota intenzionata a farsi strada nella competizione e a confrontarsi con il rivale Kestar Bool.
Ed è una scelta che personalmente trovo azzeccata. Non abbiamo bisogno dell’ennesimo conflitto tra Jedi e Sith per sentirci dentro Star Wars. Anzi, l’idea di raccontare una parte dell’universo lontana dalla Forza e dalla grande mitologia Skywalker permette al gioco di respirare. “Nessuna Forza. Nessuna Profezia. Solo abilità, strategia e voglia di emergere” è il concetto che accompagna il progetto, e credo rappresenti abbastanza bene ciò che Fuse Games sta tentando di fare.
Fuse Games mette Burnout dentro Star Wars
La vera scommessa, però, è tutta nel gameplay. Galactic Racer prende la velocità dei classici arcade e la mescola con una struttura basata sulle run, creando un sistema nel quale ogni competizione può modificare il percorso successivo e le possibilità di crescita del nostro veicolo. Non siamo quindi davanti a un semplice campionato lineare nel quale imparare ogni pista e accumulare vittorie: bisogna prendere decisioni, gestire i rischi e costruire progressivamente una configurazione capace di portarci sempre più avanti.
La componente roguelite è uno degli elementi che la critica internazionale ha apprezzato maggiormente. PC Gamer ha sottolineato come la struttura a run funzioni sorprendentemente bene nel contesto racing, mentre Game Informer considera Galactic Racer un vero e proprio racing roguelite capace di reggersi sulle proprie gambe anche al di là della licenza Star Wars. È un dettaglio importante, perché significa che Fuse Games non sembra aver costruito il gioco attorno alla sola nostalgia: la licenza è il vestito, ma sotto deve funzionare il motore.
Le gare permettono inoltre di utilizzare differenti categorie di veicoli a repulsione, tra landspeeder, speeder bike, skim speeder e sgusci, ciascuna caratterizzata da comportamenti e vantaggi differenti. La velocità, però, non è l’unico elemento da gestire: percorsi ramificati, ostacoli, condizioni ambientali e possibilità di attaccare gli avversari rendono ogni gara una questione di equilibrio tra aggressività e controllo. In altre parole, andare forte non basta; bisogna sapere quando rischiare e quando invece conservare il proprio vantaggio.
Ed è probabilmente questo il punto nel quale si riconosce maggiormente il DNA degli sviluppatori. Fuse Games è stata fondata da veterani di Criterion e il gioco non nasconde affatto la volontà di recuperare quella filosofia arcade fatta di velocità, collisioni e spettacolarità. Il risultato non è una simulazione e non vuole esserlo: Galactic Racer punta deliberatamente alla sensazione di controllo immediato, alla soddisfazione del sorpasso e alla tensione che nasce quando una curva presa male può compromettere una run costruita nei minuti precedenti.
La campagna non è l’unico contenuto
Qui arriviamo alla parte che interessa maggiormente chi sta valutando l’offerta Amazon. Gli abbonati Prime possono giocare gratuitamente la campagna di Galactic Racer tramite Luna, ma è fondamentale chiarire che questo non equivale a ricevere l’intero gioco senza limitazioni. La versione disponibile attraverso il servizio cloud consente infatti di affrontare la storia single player, mentre modalità Arcade, Scenarios e multiplayer rimangono al di fuori di questa formula.
La distinzione è tutt’altro che secondaria. Galactic Racer è stato progettato anche per offrire una componente competitiva e una serie di attività aggiuntive oltre alla campagna, arrivando a supportare fino a 12 giocatori online sulle piattaforme tradizionali. Chi acquista il gioco su PS5, Xbox Series X|S o PC accede quindi all’esperienza completa, mentre chi sfrutta il vantaggio di Prime tramite Luna riceve principalmente un assaggio molto consistente della componente single player.
Detto questo, personalmente non considero la limitazione un difetto della proposta Prime. Anzi, potrebbe essere una delle mosse più intelligenti per un gioco di questo tipo. Dare accesso alla campagna significa permettere a milioni di utenti di capire in prima persona se il sistema di guida, la struttura roguelite e il ritmo delle competizioni fanno al caso loro. Se poi qualcuno vuole passare al multiplayer o alle modalità aggiuntive, può decidere successivamente di acquistare il gioco completo. È una sorta di prova estesa, ma con abbastanza contenuti da non sembrare una semplice demo.
Il vero colpo di Amazon è Luna
Ed è qui che, a mio avviso, si trova la parte più interessante dell’intera operazione. Amazon non sta semplicemente regalando una copia digitale di Galactic Racer agli abbonati Prime: sta utilizzando Luna come porta d’accesso al videogioco.
Amazon ha infatti spinto sempre di più sull’integrazione tra Prime e il cloud gaming, arrivando nel luglio 2026 a portare i giochi Luna direttamente all’interno dell’app Prime Video su Fire TV negli Stati Uniti e nel Regno Unito. L’obiettivo dichiarato è ridurre la barriera d’ingresso al gaming: niente console obbligatoria, niente PC da aggiornare e, in determinati scenari, nessun download da attendere.
Galactic Racer è quindi un prodotto particolarmente adatto a questa strategia. È immediato, spettacolare, relativamente facile da comprendere e non richiede necessariamente decine di ore prima di mostrare il proprio potenziale. Per Amazon è un titolo capace di attirare l’attenzione; per Fuse Games rappresenta invece un’enorme occasione per mettere il proprio primo progetto davanti a un pubblico molto più vasto di quello che potrebbe raggiungere affidandosi esclusivamente alle vendite tradizionali.
La questione che resta da capire è quanto questa formula possa effettivamente trasformarsi in vendite. Il rischio, per gli sviluppatori, è sempre quello di creare una situazione nella quale l’accessibilità gratuita riduce la spinta all’acquisto. D’altra parte, un gioco di corse con una forte componente multiplayer vive anche della necessità di costruire una comunità attiva. Se Luna riesce a portare migliaia di nuovi giocatori dentro Galactic Racer, quella stessa base potrebbe diventare il carburante necessario per mantenere vivo il comparto competitivo.
La stampa internazionale sembra promuoverlo
Prima del lancio, Galactic Racer aveva già ottenuto un’accoglienza decisamente positiva dalla critica internazionale. Metacritic riporta il gioco sulle piattaforme PC, PS5 e Xbox Series X|S con una media critica che si è attestata attorno agli 88/100 nei giorni precedenti all’uscita, mentre OpenCritic aveva raccolto una media di circa 87/100.
Naturalmente non siamo davanti a un prodotto perfetto. PC Gamer ha evidenziato alcuni problemi legati alla visibilità dei tracciati e a determinate situazioni nelle quali il sistema di guida automatica può generare collisioni frustranti. Anche The Verge ha segnalato una difficoltà talvolta aggressiva e sezioni capaci di punire il giocatore in maniera particolarmente severa. Sono difetti importanti da tenere presenti, soprattutto perché la struttura roguelite rende ogni errore potenzialmente più pesante rispetto a un normale racing arcade.
Ma il dato che più mi interessa è un altro: le recensioni migliori non stanno premiando Galactic Racer semplicemente perché “è Star Wars”. Game Informer sostiene addirittura che l’aspetto meno interessante del gioco sia proprio la licenza, mentre ciò che lo rende valido è la qualità del racing roguelite costruito da Fuse Games. È esattamente il tipo di complimento che un progetto del genere dovrebbe ricevere.
Perché fare un buon gioco su licenza significa riuscire a superare la licenza stessa. Se tolgo per un momento Star Wars dalla copertina e mi rimane un sistema di guida divertente, una progressione interessante e una struttura capace di spingermi a riprovare dopo una sconfitta, allora Fuse Games ha centrato il bersaglio. Se invece il divertimento dipendesse soltanto dal vedere uno sguscio o riconoscere un pianeta, saremmo davanti all’ennesimo prodotto costruito sulla nostalgia.
Un’occasione per riportare Star Wars sulle piste
Il lancio di Galactic Racer arriva quindi in un momento particolarmente interessante per il marchio. Star Wars continua a essere una delle licenze più importanti dell’intrattenimento mondiale, ma nel settore videoludico non sempre è riuscita a sfruttare con continuità tutti i suoi angoli più interessanti. Le corse sono uno di questi.
Il nuovo progetto di Fuse Games prova a colmare proprio quel vuoto senza inseguire necessariamente il passato. Jakku, per esempio, diventa un circuito completamente nuovo, trasformando una location cinematografica già conosciuta in un ambiente di gara pieno di rottami, ostacoli e percorsi alternativi. È un approccio che permette di utilizzare la mitologia esistente senza rimanerne prigionieri.
E poi c’è un dettaglio che non considero affatto marginale: Galactic Racer arriva anche su Amazon Luna proprio al lancio. Non è una conversione arrivata mesi dopo e non è un esperimento marginale. Amazon sta mettendo il proprio servizio cloud dentro la strategia di distribuzione di un gioco Star Wars nuovo di zecca, mentre Fuse Games può sfruttare una piattaforma capace di abbattere parecchie delle barriere tradizionali all’ingresso.
Se l’esperimento funzionerà, potrebbe diventare un precedente interessante per altri titoli. Se invece il pubblico proverà la campagna su Luna e poi abbandonerà il gioco senza acquistare l’esperienza completa, allora bisognerà interrogarsi sull’effettivo valore di questo tipo di distribuzione. Per ora, però, è un esperimento che vale la pena osservare.
Verdetto dell’Inquisitore
Personalmente sono molto più interessato a Galactic Racer di quanto non lo fossi quando è stato annunciato. Non perché sia Star Wars, ma proprio perché sembra aver trovato un modo intelligente per utilizzare Star Wars senza farsi schiacciare dal peso della licenza. L’idea di prendere il DNA di Burnout, aggiungerci la follia degli sgusci e inserirci una struttura roguelite poteva trasformarsi in un pasticcio colossale. Invece la stampa internazionale ci sta restituendo l’immagine di un gioco imperfetto, certamente, ma con una personalità molto precisa e soprattutto con una sua ragione d’esistere.
La possibilità di provare gratuitamente la campagna attraverso Luna e Prime rende poi il discorso ancora più interessante. Non serve spendere immediatamente 59,99 euro per capire se questa formula funziona per noi: possiamo salire sul nostro veicolo, entrare nella Galactic League e vedere quanto tempo riusciremo a restare in pista.
E forse è proprio questo il modo migliore per giudicare Galactic Racer: non attraverso il nome scritto sulla confezione, ma attraverso quella prima curva affrontata troppo velocemente, quel sorpasso impossibile riuscito all’ultimo secondo e quella run che sembrava perfetta prima di andare completamente a rotoli. Se Fuse Games riuscirà a farci premere immediatamente il pulsante “Riprova”, allora avremo trovato qualcosa di molto più interessante del semplice ritorno delle corse di Star Wars.
Fatecelo sapere in Taverna: Galactic Racer è già nel vostro garage oppure aspettate ancora prima di salire a bordo?
