I Dispacci

Star Wars Galactic Racer mostra i Landspeeder

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Agosto 9, 2026
10 min lettura

Il nuovo trailer mette sotto il cofano dei bolidi di Hibi

L’universo di Star Wars si prepara a tornare a correre, e questa volta non lo farà soltanto affidandosi alla nostalgia delle leggendarie gare di podracer. Star Wars: Galactic Racer continua a mostrare i propri assi nella manica in vista dell’uscita del 6 ottobre 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, e il nuovo trailer della serie “Under the Hood with Hibi” decide di concentrarsi su una delle categorie di veicoli che comporranno la Galactic League: i Landspeeder. Il filmato presenta Hibi, il meccanico ardenniano di Shade, alle prese con caratteristiche, vantaggi e possibilità di personalizzazione di questi mezzi, offrendo un approfondimento più concreto su quello che sarà il rapporto tra veicolo, configurazione e stile di guida.

Non siamo quindi davanti al classico trailer costruito esclusivamente per mostrare qualche curva spettacolare: questa volta Fuse Games vuole far capire che dietro le corse di Galactic Racer esiste un sistema nel quale scegliere il mezzo giusto e costruirlo secondo le proprie esigenze potrebbe essere determinante quanto avere il polso necessario per tagliare per primi il traguardo.

Non solo podracer: la Galactic League cambia pelle

Il primo elemento da tenere presente è che Galactic Racer non vuole limitarsi a riproporre in forma moderna la classica corsa tra podracer che molti giocatori associano immediatamente a Star Wars. Il progetto di Fuse Games prende quella tradizione e la allarga introducendo diverse categorie di repulsorcraft, ognuna caratterizzata da una propria filosofia di guida: oltre ai Landspeeder troviamo speeder bike, skim speeder e podracer, con differenze che dovrebbero incidere sul comportamento del mezzo e sulle strategie da adottare in pista.

La Galactic League viene presentata come un circuito clandestino dell’Orlo Esterno nel quale la reputazione del pilota conta tanto quanto la vittoria e dove le gare non sembrano essere semplicemente una successione di tracciati da completare nel minor tempo possibile. Il giocatore vestirà i panni di Shade, una pilota solitaria alla ricerca di gloria e vendetta, e potrà affrontare una campagna narrativa accompagnata da una componente PvP nella quale le sfide tra piloti diventano parte integrante della progressione. Il gioco punta inoltre su una struttura molto più aggressiva rispetto a quella di un tradizionale racing game: spintoni, impatti, takedown e percorsi alternativi fanno parte del sistema di gara e trasformano il traffico degli avversari in un elemento tattico da sfruttare, non in un semplice ostacolo da evitare.

È proprio in questo contesto che i Landspeeder possono assumere un ruolo interessante. Non sono stati presentati come una semplice variante estetica dei mezzi disponibili, ma come una categoria con caratteristiche e possibilità di costruzione proprie. Il nuovo materiale dedicato a Hibi vuole infatti mettere l’accento sulla componente di personalizzazione e sulle differenti possibilità di configurazione, lasciando intendere che la scelta del veicolo dovrà essere accompagnata dalla capacità di adattarlo al tipo di gara e alle preferenze del pilota.

È un’impostazione che avvicina Galactic Racer a una concezione più strategica dell’arcade racing: la velocità pura non dovrebbe essere l’unico parametro da inseguire, perché una configurazione più equilibrata, più resistente o maggiormente adatta a determinate condizioni potrebbe diventare la scelta vincente a seconda del circuito. Anche le informazioni ufficiali parlano infatti di repulsorcraft dotati di fisica e stili di gioco differenti, mentre le ambientazioni spaziano da Tatooine a Jakku, Ando Prime, Lantaana e Sentinel I.

Hibi porta il giocatore dentro il garage

La scelta di affidare questo approfondimento a Hibi non è soltanto una trovata estetica. Il personaggio è il meccanico di Shade e il suo ruolo permette a Fuse Games di introdurre il giocatore a una parte del gioco che altrimenti rischierebbe di rimanere nascosta dietro la spettacolarità delle gare. Se Galactic Racer vuole davvero sostenere una struttura basata sulla costruzione e sulla personalizzazione dei propri mezzi, spiegare il funzionamento di queste possibilità attraverso un personaggio legato direttamente alla protagonista è probabilmente il modo più naturale per farlo. La serie “Under the Hood with Hibi” sembra infatti concepita proprio come un viaggio progressivo nelle varie categorie di veicoli, con il primo episodio dedicato ai Landspeeder e altri approfondimenti destinati ad arrivare successivamente. Il risultato è interessante perché il gioco comincia a presentarsi non più soltanto come “il racing game di Star Wars”, definizione che da sola rischierebbe di essere riduttiva, ma come un titolo che vuole costruire una propria identità attraverso meccaniche di gara, gestione dei veicoli e una componente narrativa.

Questa identità appare ancora più evidente osservando il modo in cui il gioco interpreta l’universo creato da George Lucas. Galactic Racer non sembra voler mettere il giocatore nei panni di un Jedi o di un eroe coinvolto in una nuova guerra tra le grandi fazioni della galassia. Al contrario, sceglie una dimensione più periferica e criminale, quella dell’Outer Rim, dove le corse clandestine diventano un’occasione per costruirsi una reputazione e inseguire obiettivi personali. È una scelta che permette al gioco di utilizzare Star Wars senza dover necessariamente ripercorrere le solite coordinate narrative e, soprattutto, gli consente di valorizzare una parte dell’immaginario che il franchise ha sempre avuto ma che raramente è stata trasformata nel cuore di un videogioco moderno. In questo senso, i Landspeeder non sono semplicemente dei veicoli riconoscibili: sono uno degli strumenti attraverso cui Galactic Racer prova a costruire la propria versione della galassia lontana lontana.

Un arcade che vuole sporcarsi le mani

A rendere il progetto ancora più interessante è la sua dichiarata volontà di puntare sull’azione. Le anticipazioni internazionali hanno evidenziato un’impostazione che guarda anche alla tradizione dei racing arcade più aggressivi, con collisioni, attacchi e manovre pensate per trasformare ogni gara in qualcosa di più caotico rispetto a una semplice prova contro il cronometro. TechRadar, dopo aver provato il gioco, ha sottolineato proprio l’unione tra la componente racing in stile arcade e l’ambientazione Star Wars, evidenziando inoltre la presenza di tracciati con percorsi multipli, ostacoli e una forte attenzione alla personalizzazione dei veicoli.

È una strada che può funzionare particolarmente bene con l’universo di Star Wars perché il franchise ha sempre avuto una certa predilezione per le corse spettacolari e per i veicoli che sembrano costruiti più per sopravvivere che per rispettare qualsiasi regola di progettazione. L’idea di lanciarsi a tutta velocità attraverso un pianeta, cercare una traiettoria alternativa, evitare un ostacolo e contemporaneamente tentare di mandare fuori pista un avversario ha una coerenza quasi naturale con l’immaginario delle corse di Tatooine. Il rischio, semmai, è un altro: Galactic Racer dovrà riuscire a fare in modo che la componente spettacolare non diventi soltanto caos. Se ogni veicolo avrà davvero caratteristiche riconoscibili e se la personalizzazione permetterà di costruire configurazioni capaci di modificare concretamente il comportamento in gara, allora il sistema potrebbe avere una profondità superiore a quella di un semplice arcade basato sulla confusione. Se invece tutto finirà per ridursi a una serie di accelerazioni, collisioni e boost, il fascino dell’ambientazione rischierà di essere l’elemento che porta il peso maggiore dell’esperienza.

Il confronto inevitabile con il passato

Ogni volta che Star Wars torna a parlare di corse, il fantasma di Star Wars Episode I: Racer si presenta puntualmente alla porta. È inevitabile: il titolo del 1999 è diventato uno dei riferimenti più importanti per chiunque associ la saga alle gare ad alta velocità e il suo ricordo pesa inevitabilmente su qualsiasi nuova produzione che decida di mettere un veicolo repulsore al centro dell’esperienza. Galactic Racer, però, sembra voler evitare il confronto diretto ampliando notevolmente il concetto di gara. Non ci sono soltanto podracer e circuiti desertici, ma una vera e propria lega composta da classi differenti, una campagna narrativa, PvP, personalizzazione e una serie di ambientazioni che cercano di sfruttare diversi angoli dell’universo di Star Wars.

La questione sarà capire se questa ambizione riuscirà a tradursi in un gioco capace di reggersi sulle proprie gambe. Il nome Star Wars può garantire attenzione iniziale, ma non può mantenere da solo un racing game nel lungo periodo. La struttura della Galactic League, le differenze tra i veicoli e la possibilità di costruire il proprio mezzo dovranno avere una profondità sufficiente a dare al giocatore un motivo per continuare a correre anche dopo aver superato l’effetto nostalgia. Da questo punto di vista, il fatto che il gioco disponga sia di una campagna per giocatore singolo sia di una componente online fino a 12 partecipanti rappresenta un elemento importante: Fuse Games non sta puntando tutto su una singola modalità, ma sta cercando di costruire un’esperienza capace di funzionare su più livelli.

Il traguardo è ormai vicino

La corsa verso il lancio è ormai entrata nella fase decisiva. Star Wars: Galactic Racer arriverà il 6 ottobre 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, e il gioco è già disponibile per il preordine. La produzione sarà accompagnata da diverse edizioni, compresa una Collector’s Edition che include una riproduzione metallica del Landspeeder Kor Sarun: Darc X, oltre al libro d’arte fisico, una custodia steelbook e altri contenuti; la Deluxe Edition digitale comprende invece tre veicoli aggiuntivi, tre eventi Arcade e altri bonus dedicati alla personalizzazione. È un dettaglio quasi ironico che uno dei veicoli messi al centro dell’ultima presentazione abbia ricevuto anche una propria riproduzione fisica da collezione, perché dimostra quanto Fuse Games e il publisher Secret Mode stiano cercando di trasformare i mezzi di Galactic Racer in elementi riconoscibili dell’identità del progetto.

Il nuovo trailer dedicato ai Landspeeder, in definitiva, serve proprio a questo: a mostrare che dietro l’immagine di un racing game ambientato in Star Wars esiste un sistema che punta sulla differenziazione dei veicoli e sulla possibilità di costruire un mezzo adatto al proprio modo di correre. È ancora presto per sapere se questa filosofia sarà sufficiente a trasformare Galactic Racer in qualcosa di più di un piacevole omaggio alle corse della galassia, ma almeno la direzione appare più chiara. Il gioco non vuole semplicemente farci guidare un Landspeeder: vuole convincerci che scegliere quale Landspeeder guidare, come configurarlo e soprattutto come portarlo al limite possa diventare parte integrante del divertimento. E, considerando quanto spesso i giochi su licenza vengono costruiti attorno alla superficie dell’universo che rappresentano, non è affatto un dettaglio da sottovalutare.

Verdetto dell’inquisitore

Star Wars: Galactic Racer ha davanti una strada tutt’altro che semplice, perché quando si decide di mettere le corse al centro di una galassia conosciuta da mezzo mondo il confronto con il passato è inevitabile. Il nuovo approfondimento sui Landspeeder, però, mostra una cosa importante: Fuse Games non sembra voler vivere soltanto di nostalgia. La presenza di classi differenti, personalizzazione, percorsi alternativi, collisioni aggressive, campagna e multiplayer racconta il tentativo di costruire un racing game che abbia una propria struttura e non sia semplicemente una sfilata di veicoli famosi.

La prova decisiva arriverà quando tutti questi elementi dovranno convivere sulle piste e dimostrare di avere un peso reale sulla guida. Se la personalizzazione sarà davvero capace di modificare il comportamento dei mezzi e se le diverse categorie riusciranno a imporre stili di gioco riconoscibili, Galactic Racer potrebbe trovare uno spazio interessante tra i racing arcade moderni. Se invece la componente Star Wars finirà per essere più importante del gioco stesso, allora il rischio sarà quello di avere un titolo affascinante da vedere ma meno memorabile da giocare.

Per ora, comunque, la sensazione è che ci sia qualcosa da tenere d’occhio. E quando un gioco riesce a prendere un Landspeeder, trasformarlo in una macchina da corsa e farci venire voglia di capire come funziona sotto il cofano, significa almeno che la curiosità è riuscito a suscitarla.

E voi cosa ne pensate in Taverna? I Landspeeder di Galactic Racer vi hanno convinto oppure siete ancora fedeli ai podracer?

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