Starfield invece di TES6: la scelta che sorprese Bethesda
Quando tutti aspettavano il ritorno a Tamriel
Per capire quanto sia particolare la storia di Starfield bisogna fare un passo indietro e mettere da parte, almeno per un momento, il risultato finale del gioco. Secondo Kurt Kuhlmann, veterano di Bethesda, co-lead designer di Skyrim e successivamente lead systems designer di Starfield, all’interno dello studio l’aspettativa era molto diversa da quella che poi avrebbe preso forma. Dopo Fallout 4, racconta Kuhlmann, la sensazione era che il passo successivo sarebbe stato quasi naturalmente The Elder Scrolls VI. Era il percorso che Bethesda aveva seguito per anni e, soprattutto, era quello che molti sviluppatori si aspettavano di intraprendere. Poi arrivò Fallout 76 e, successivamente, il progetto che nessuno sembrava aspettarsi in quel momento: Starfield.
La rivelazione diventa ancora più significativa considerando il ruolo ricoperto da Kuhlmann all’interno dello studio. Non stiamo parlando di un dipendente arrivato a progetto ormai avviato, ma di una figura che aveva partecipato alla costruzione dell’identità moderna di The Elder Scrolls, lavorando anche al lore della serie e alla progettazione di Skyrim. La sua testimonianza restituisce quindi uno spaccato interno di una Bethesda nella quale persino parte del team non considerava Starfield il naturale successore di Fallout 4. E questo cambia parecchio il modo in cui possiamo leggere gli anni trascorsi tra il quarto capitolo di Fallout, l’annuncio di The Elder Scrolls VI e l’arrivo del gioco spaziale.

Fallout 76 fu il primo cambio di rotta
Il primo elemento da chiarire è che la storia non comincia direttamente con Starfield. Dopo Fallout 4, Bethesda si ritrovò coinvolta nello sviluppo di Fallout 76, un progetto che inizialmente, secondo Kuhlmann, non avrebbe dovuto assorbire l’intero studio principale. L’idea era che una parte del lavoro venisse gestita da un’altra struttura, ma il progetto finì per coinvolgere una porzione molto più ampia del team. Questo contribuì a modificare il percorso che molti sviluppatori immaginavano per gli anni successivi, rimandando ulteriormente il ritorno a Tamriel.
Il problema, quindi, non fu semplicemente che Bethesda decise di sviluppare un nuovo gioco. Il punto è che ogni deviazione diventava particolarmente pesante per uno studio abituato a costruire RPG enormi e complessi attraverso cicli produttivi molto lunghi. Fallout 76 arrivò nel 2018, mentre The Elder Scrolls VI venne mostrato nello stesso anno con un teaser estremamente essenziale, sufficiente però a confermare ai giocatori che il progetto esisteva. Da quel momento, però, il pubblico vide soprattutto silenzio, mentre Bethesda concentrava le proprie risorse su un’altra nuova proprietà intellettuale.
“Stiamo facendo questo gioco spaziale”
È proprio il passaggio a Starfield a rappresentare la parte più sorprendente del racconto. Kuhlmann descrive la decisione come qualcosa che non nacque da una lunga spinta collettiva dello studio verso un RPG fantascientifico: per molti sviluppatori, racconta, fu più simile a un annuncio dall’alto. L’idea era arrivata, era stata approvata e improvvisamente il team si sarebbe dovuto concentrare sulla costruzione di una nuova IP ambientata nello spazio. Una direzione ambiziosissima, certo, ma non necessariamente quella che gli sviluppatori stavano aspettando.
Ed è qui che la vicenda diventa particolarmente interessante per chi guarda Bethesda dall’esterno. Starfield rappresentava infatti un rischio enorme: mentre The Elder Scrolls e Fallout permettevano allo studio di partire da universi, sistemi e conoscenze già consolidate, il nuovo RPG doveva costruire praticamente tutto da zero. Astronavi, esplorazione spaziale, pianeti procedurali, nuove strutture narrative e una quantità enorme di sistemi dovevano trovare un equilibrio all’interno di un’unica esperienza. Kuhlmann avrebbe poi individuato proprio nella difficoltà di far dialogare questi elementi uno dei principali problemi del gioco.
Il prezzo di costruire una nuova Bethesda
Il racconto di Kuhlmann non riguarda però soltanto una decisione creativa. Durante lo sviluppo di Starfield, Bethesda era diventata molto più grande rispetto all’epoca di Skyrim, e questo cambiamento aveva conseguenze anche sul modo di lavorare. Secondo il designer, l’aumento delle dimensioni dello studio e la distribuzione del lavoro tra più strutture produssero maggiori difficoltà di comunicazione, con decisioni che potevano attraversare diversi livelli prima di arrivare a una risposta definitiva. Un modello inevitabile quando un progetto cresce enormemente, ma non necessariamente semplice da gestire.
Il problema emerge soprattutto quando si considera la natura dei giochi Bethesda. In Skyrim, i sistemi, le missioni e l’esplorazione erano fortemente intrecciati e molti responsabili potevano intervenire direttamente sulla costruzione dei contenuti. Con Starfield, invece, la quantità di variabili aumentò sensibilmente e diversi sistemi erano ancora in evoluzione mentre altri elementi del gioco dovevano essere costruiti attorno a essi. Kuhlmann ha spiegato in precedenza che questa situazione contribuì a creare un’esperienza nella quale alcune parti sembravano funzionare separatamente, senza raggiungere sempre quella coesione che aveva caratterizzato i migliori RPG dello studio.
E TES6 continuava ad aspettare
Il risultato di questa scelta è diventato evidente con il passare degli anni. The Elder Scrolls VI è stato annunciato all’E3 2018, ma per molto tempo Bethesda non ha mostrato praticamente nulla del gioco oltre a quel breve teaser. Nel frattempo, Starfield ha richiesto un ciclo produttivo enorme ed è arrivato soltanto nel settembre 2023, lasciando TES6 ancora nella fase iniziale del suo lungo percorso. Oggi il progetto è in sviluppo attivo, ma Bethesda continua a mantenere una comunicazione estremamente prudente e non ha ancora fornito una data di uscita ufficiale.
Il dato più significativo è che questa attesa non sembra essere stata causata da una semplice dimenticanza della serie. La testimonianza di Kuhlmann suggerisce piuttosto una sequenza di decisioni strategiche: prima Fallout 76, poi una nuova IP gigantesca come Starfield, mentre The Elder Scrolls VI rimaneva sullo sfondo. Una scelta comprensibile dal punto di vista aziendale e creativo, ma difficilissima da digerire per un pubblico che nel frattempo ha continuato a giocare a Skyrim per oltre un decennio. Quando un franchise diventa così importante, ogni anno trascorso lontano dal palcoscenico aumenta inevitabilmente il peso del ritorno.
Kuhlmann avrebbe scelto TES6
C’è poi un elemento personale che rende questa testimonianza ancora più interessante. Kuhlmann ha spiegato di aver sperato a lungo di poter guidare The Elder Scrolls VI, tanto da raccontare di aver atteso per anni quel ruolo dopo il lavoro svolto su Skyrim. Alla fine, Bethesda scelse una direzione differente e la questione contribuì anche alla sua decisione di lasciare lo studio nel 2023. Lo stesso sviluppatore ha però riconosciuto con lucidità che, dopo la crescita dello studio, il ruolo di lead designer su TES6 sarebbe stato molto diverso da quello che aveva ricoperto ai tempi di Skyrim.
Kuhlmann non nasconde comunque la propria preferenza: se avesse potuto scegliere, avrebbe voluto lavorare a The Elder Scrolls VI invece che a Fallout 76 e Starfield. Non è una dichiarazione sorprendente, ma assume un altro peso quando arriva da una persona che ha contribuito concretamente alla costruzione di Skyrim. E soprattutto conferma che l’attesa per TES6 non è stata soltanto una frustrazione dei giocatori: almeno secondo il suo racconto, anche all’interno di Bethesda esisteva una forte aspettativa per un ritorno a Tamriel.
Starfield è stato davvero un errore?
Qui bisogna evitare una conclusione troppo semplice. Kuhlmann non descrive Starfield come un disastro, né sostiene che Bethesda non avrebbe dovuto realizzarlo. Il suo giudizio è molto più sfumato: il gioco era sostanzialmente solido e abbastanza valido da essere pubblicato, ma non avrebbe raggiunto il livello dei migliori lavori dello studio perché i suoi elementi non erano riusciti a fondersi completamente in un’esperienza coerente. È una critica molto diversa dal semplice “Starfield è brutto”, perché individua un problema di progettazione e di produzione piuttosto che di singoli contenuti.
Ed è forse questa la parte più utile della vicenda. Starfield rappresentava contemporaneamente l’ambizione e il limite della nuova Bethesda: uno studio più grande, capace di affrontare un progetto enorme e completamente nuovo, ma anche più complesso da coordinare. La domanda interessante, oggi, è se Bethesda abbia imparato da quella esperienza. Perché The Elder Scrolls VI non potrà permettersi di essere semplicemente un RPG gigantesco: dovrà dimostrare che Bethesda è ancora capace di creare quel particolare senso di scoperta, libertà e connessione tra sistemi che ha trasformato Skyrim in un fenomeno durato quasi quindici anni.
Il vero peso di questa rivelazione
La frase di Kuhlmann sul modo in cui Starfield arrivò nel percorso dello studio non dimostra che Bethesda abbia preso una decisione sbagliata. Dimostra però quanto il destino di The Elder Scrolls VI sia stato influenzato da scelte che, all’epoca, avevano perfettamente senso per uno studio interessato a espandere i propri orizzonti. Il problema è che il tempo, nel frattempo, ha trasformato una normale scelta strategica in una montagna di aspettative. Oggi TES6 non deve soltanto essere un grande RPG: deve anche giustificare gli anni trascorsi dal suo annuncio, il vuoto lasciato da Tamriel e la pazienza richiesta a una community che non ha mai smesso di aspettarlo.
Verdetto dell’Inquisitore
La cosa che trovo più interessante in questa storia non è scoprire che Bethesda avrebbe potuto sviluppare The Elder Scrolls VI prima di Starfield. È capire quanto una decisione apparentemente interna abbia finito per cambiare la percezione dell’intero studio. Starfield era il tentativo di Bethesda di uscire dalla propria zona di comfort e costruire qualcosa di completamente nuovo; il problema è che, nel farlo, ha lasciato in sospeso la serie che per molti giocatori rappresenta ancora il cuore dello studio. Ora che TES6 è finalmente il progetto centrale, Bethesda non avrà soltanto il compito di realizzare un grande gioco: dovrà dimostrare che tutti quegli anni di attesa hanno prodotto qualcosa capace di andare oltre la semplice eredità di Skyrim.
E voi come leggete oggi questa scelta? Avreste preferito vedere The Elder Scrolls VI subito dopo Fallout 4, oppure pensate che Bethesda abbia fatto bene a rischiare con Starfield e una nuova IP? Venite a discuterne in Taverna e fateci sapere se, alla luce delle parole di Kuhlmann, avete rivalutato il lungo percorso che ha portato TES6 fino a questo punto.
