The Blood of Dawnwalker non avrà i 60 fps su console
Rebel Wolves punta su 30 e 40 fps anche su PS5 Pro
C’è una notizia che difficilmente farà saltare dalla sedia chi stava aspettando The Blood of Dawnwalker per settembre, ma che rischia comunque di alimentare parecchie discussioni: la versione console dell’action RPG di Rebel Wolves non punterà ai 60 fps. Le informazioni emerse nelle ultime ore indicano infatti che su PlayStation 5, PlayStation 5 Pro e Xbox Series X il gioco offrirà modalità con target a 30 e 40 fps, senza una vera modalità a 60 fps. Una scelta che ha immediatamente fatto discutere la community, soprattutto considerando che Dawnwalker arriverà su hardware ormai consolidato e che il gioco viene presentato come uno dei principali nuovi action RPG dell’anno.
La questione va però contestualizzata. The Blood of Dawnwalker non è un progetto tecnicamente leggero: Rebel Wolves sta costruendo un open world dark fantasy ambientato nell’Europa del XIV secolo, con illuminazione avanzata, un sistema di gioco che cambia radicalmente tra giorno e notte, combattimenti direzionali, magia, trasformazioni e una struttura narrativa nella quale il tempo rappresenta una risorsa vera e propria. Il gioco sarà disponibile dal 3 settembre 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Il problema non è soltanto il numero
La reazione della community è comprensibile, ma fermarsi alla frase “30 fps nel 2026” rischia di semplificare troppo la questione. Il punto interessante è capire perché Rebel Wolves abbia scelto di rinunciare ai 60 fps su console, soprattutto considerando che la configurazione PC del gioco prevede invece obiettivi decisamente più elevati.
I requisiti ufficiali recentemente pubblicati mostrano infatti un gioco estremamente esigente. Per raggiungere i 60 fps a 1080p con impostazioni Medium viene indicata una RTX 2060 Super o equivalente, mentre per 1440p a 60 fps si sale a una RTX 4060, RX 7600 XT o Arc B580. Per il 4K a 60 fps in Ultra, invece, la richiesta arriva fino a una RTX 4070 Ti o RX 9070. È importante ricordare che questi valori considerano l’utilizzo di tecnologie di upscaling come DLSS, FSR e XeSS.
Il quadro suggerisce quindi che Rebel Wolves abbia costruito Dawnwalker con ambizioni tecnologiche piuttosto elevate, cercando di mantenere una qualità visiva consistente anche in un mondo aperto. E questo porta inevitabilmente al compromesso che oggi sta facendo discutere: sulle console il team sembra aver preferito puntare sulla qualità dell’immagine e sulla stabilità di un frame rate più contenuto anziché inseguire i 60 fps a tutti i costi.
PS5 Pro non fa eccezione
La parte che probabilmente ha sorpreso maggiormente i giocatori è il fatto che nemmeno PlayStation 5 Pro sembrerebbe ottenere una modalità a 60 fps. La console più potente della famiglia PlayStation non avrebbe quindi un’opzione dedicata capace di portare il gioco a quel traguardo, limitandosi anch’essa ai target previsti per le altre piattaforme di fascia alta.
Ed è proprio qui che nasce la discussione più interessante. PS5 Pro è stata commercializzata anche attraverso la promessa di offrire maggiore potenza per migliorare risoluzione e fluidità dei giochi compatibili. Vedere un titolo del 2026 rinunciare comunque ai 60 fps può lasciare perplessi, soprattutto quando il gioco non appartiene a una serie tecnicamente consolidata ma rappresenta il debutto di uno studio relativamente giovane.
Va però ricordato che più potenza non significa automaticamente raddoppiare il frame rate. Se il limite dipende dalla CPU, dalla simulazione del mondo, dall’IA, dalla gestione dell’open world o da sistemi fortemente legati al frame time, una GPU più potente non può necessariamente trasformare 30 fps in 60.
Un mondo che vuole fare molto
Ed è probabilmente questo il punto che bisogna tenere maggiormente in considerazione. The Blood of Dawnwalker non è stato concepito come un action lineare costruito attorno a corridoi e arene. Rebel Wolves sta cercando di realizzare un open world narrativo nel quale il tempo trascorre realmente e le decisioni del giocatore modificano gli eventi.
Coen, il protagonista, è un Dawnwalker: umano durante il giorno e vampiro durante la notte. Le sue capacità cambiano in base all’orario e, di conseguenza, cambiano anche il modo di affrontare missioni, combattimenti ed esplorazione. Il gioco mette inoltre al centro una struttura definita dallo studio “Narrative Sandbox”, nella quale il giocatore può determinare quali eventi affrontare e quali lasciare scorrere.
Questo significa che dietro ogni elemento grafico ci sono anche sistemi di gioco che devono continuare a funzionare contemporaneamente. Il mondo non deve soltanto essere bello da vedere: deve reagire alle azioni del giocatore, gestire personaggi e situazioni, modificare le missioni e sostenere una struttura narrativa costruita attorno a una finestra temporale di trenta giorni.
Non è una giustificazione automatica per i 30 fps, ma aiuta a comprendere perché il confronto con un qualsiasi altro titolo console non sia necessariamente corretto.
Il 40 fps potrebbe essere il compromesso migliore
Se c’è una modalità che merita più attenzione dei semplici 30 fps, è quella a 40 fps. Non è fluida quanto una modalità a 60 fps, ma su un display a 120 Hz permette di distribuire i frame in maniera più uniforme rispetto ai 30 fps tradizionali. Il risultato può essere sensibilmente più reattivo e piacevole, pur mantenendo una qualità grafica superiore rispetto a quella normalmente richiesta per inseguire i 60 fps.
Per un gioco come Dawnwalker, potrebbe quindi essere la soluzione più equilibrata. Il giocatore che preferisce la qualità visiva può orientarsi verso i 30 fps, mentre chi vuole una maggiore reattività può scegliere il target a 40 fps.
Il problema è che 40 fps non è 60 fps, e nel 2026 molti giocatori hanno ormai fatto dell’alta fluidità uno standard imprescindibile, soprattutto negli action game. È una soglia che non dipende soltanto dalla qualità dell’immagine: dopo essersi abituati ai 60, tornare a 30 può essere percepito come un passo indietro.
Un’assenza che pesa ancora di più sul combat
La questione diventa ancora più delicata considerando il tipo di combattimento che Rebel Wolves ha costruito. The Blood of Dawnwalker non propone un sistema basato semplicemente sul premere un pulsante per attaccare: il gioco utilizza un sistema di combattimento direzionale, nel quale parate e attacchi richiedono una maggiore attenzione alla direzione dei colpi. Il team ha persino descritto alcune meccaniche di parata facendo riferimento a una logica simile a Guitar Hero.
In un contesto del genere, la fluidità non è un elemento puramente estetico. Un frame rate più elevato può migliorare la percezione degli input, rendere più leggibili le animazioni e facilitare la gestione delle finestre temporali durante gli scontri.
Naturalmente 30 fps stabili sono preferibili a 60 fps instabili, e questa è una distinzione fondamentale. Un gioco che mantiene costantemente il proprio target può offrire un’esperienza più coerente rispetto a una modalità che promette 60 fps ma passa continuamente tra 45, 50 e 60. Il problema, quindi, non sarà soltanto capire cosa promette Rebel Wolves sulla carta, ma vedere come il gioco si comporterà realmente nelle situazioni più impegnative.
Il confronto con il PC è inevitabile
A rendere la situazione ancora più curiosa è proprio il confronto con la versione PC. I requisiti pubblicati da Rebel Wolves mostrano esplicitamente target a 60 fps per 1080p, 1440p e 4K, sebbene con hardware che diventa progressivamente più potente e facendo affidamento sull’upscaling.
Questo crea inevitabilmente una percezione particolare tra gli utenti console: perché un PC adeguatamente potente può puntare ai 60 fps mentre una PS5 Pro non può farlo?
La risposta potrebbe risiedere nella natura stessa delle piattaforme. Su PC Rebel Wolves può permettere al giocatore di costruire una configurazione adeguata alle proprie esigenze, mentre su console deve lavorare all’interno di una specifica combinazione hardware immutabile. Inoltre, i requisiti PC non garantiscono necessariamente lo stesso livello qualitativo delle impostazioni console: risoluzione interna, dettagli, distanza di rendering, qualità dell’illuminazione e altre variabili possono essere gestite diversamente.
Nonostante ciò, è perfettamente legittimo chiedersi se un preset più aggressivo non avrebbe potuto consentire almeno un’opzione a 60 fps, sacrificando parte della qualità visiva.
Un debutto importante per Rebel Wolves
Non bisogna dimenticare che The Blood of Dawnwalker è anche il primo progetto di Rebel Wolves, studio fondato da veterani provenienti da CD Projekt Red e coinvolti nello sviluppo di produzioni come The Witcher 3 e Cyberpunk 2077. Le aspettative sono quindi particolarmente alte, anche perché il gioco è stato presentato come il primo capitolo di una saga dark fantasy più ampia.
Il titolo dovrà dimostrare di essere in grado di sostenere la propria enorme ambizione non soltanto dal punto di vista narrativo, ma anche tecnico. La presentazione gameplay di agosto ha mostrato oltre 15 minuti di combattimento, magia e attraversamento del mondo, evidenziando proprio la varietà dei sistemi che dovranno funzionare contemporaneamente. Rebel Wolves ha specificato che quelle immagini provenivano da una build pre-beta PC e mostravano lo stato reale del gioco in quel momento.
La speranza, dunque, è che la scelta dei 30 e 40 fps sia il risultato di un compromesso ragionato e non il sintomo di problemi di ottimizzazione che potrebbero manifestarsi altrove.
Verdetto dell’inquisitore
Il malumore dei giocatori è comprensibile, soprattutto quando si parla di PS5 Pro e di un action RPG previsto nel 2026. I 60 fps sono ormai diventati un riferimento importante per una parte consistente del pubblico console e vedere un titolo tanto ambizioso rinunciarvi può sembrare una scelta difficile da accettare.
Ma prima di condannare The Blood of Dawnwalker bisogna aspettare di vedere il risultato finale. 30 fps stabili e 40 fps ben implementati non equivalgono automaticamente a un gioco tecnicamente mediocre, così come 60 fps sulla carta non garantiscono da soli un’esperienza eccellente. Il vero giudizio dovrà arrivare quando avremo il controller in mano e potremo capire quanto il compromesso incida davvero su esplorazione, combattimento e risposta ai comandi.
Detto questo, una modalità a 60 fps opzionale avrebbe fatto comodo. Anche sacrificando risoluzione e qualche dettaglio, lasciare al giocatore la possibilità di scegliere sarebbe stata probabilmente la soluzione più elegante.
Il 3 settembre scopriremo se Rebel Wolves ha fatto bene a privilegiare la propria visione tecnica o se, davanti alla fluidità, avrebbe dovuto concedere qualcosa in più.
E voi cosa ne pensate della scelta di Rebel Wolves? Preferite un The Blood of Dawnwalker più spettacolare a 30/40 fps oppure avreste sacrificato parte della qualità visiva pur di avere una modalità a 60 fps su PS5, Xbox Series X e soprattutto PS5 Pro? Ditecelo in Taverna.
