I Dispacci

The Duskbloods, il single-player sarà minimale

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Agosto 25, 2026
7 min lettura

Miyazaki mette le cose in chiaro

C’è un dettaglio di The Duskbloods che FromSoftware non ha mai cercato di nascondere, ma che adesso Hidetaka Miyazaki ha voluto definire con estrema chiarezza: la componente single-player del gioco sarà volutamente essenziale. Non si tratta quindi di una modalità secondaria che nasconde una vera campagna in solitaria, né di un’esperienza pensata per permettere ai giocatori di affrontare offline l’intero percorso narrativo. La nuova esclusiva Nintendo Switch 2 è stata concepita innanzitutto attorno all’esperienza online, e la modalità per giocatore singolo servirà soprattutto a offrire alcune attività quando il multiplayer non sarà disponibile.

La precisazione arriva da un’intervista concessa da Miyazaki a Famitsu, nella quale il director ha affrontato proprio il rapporto tra la struttura narrativa di The Duskbloods e la sua natura PvPvE. Il punto fondamentale è che la progressione della storia presuppone che il giocatore sia connesso e partecipi alle partite online. La narrazione frammentaria è stata infatti costruita tenendo conto delle situazioni che possono nascere durante gli scontri multiplayer e, soprattutto, del loro potenziale drammatico. Non è quindi un semplice contorno messo sopra a un gioco competitivo: l’online è parte integrante del modo in cui FromSoftware vuole raccontare questa storia.

Una scelta precisa, non una limitazione

È proprio questo l’aspetto che rischia di essere frainteso. Sentire parlare di una modalità single-player “essenziale” potrebbe far pensare a una funzione incompleta o aggiunta all’ultimo momento, ma dalle parole di Miyazaki emerge una situazione diversa: è stata progettata così fin dall’inizio.

FromSoftware non ha costruito una campagna tradizionale per poi affiancarle il multiplayer. Ha fatto sostanzialmente il contrario. Il cuore dell’esperienza è rappresentato dalle partite online e dalla loro capacità di creare situazioni imprevedibili, mentre il single-player nasce per garantire comunque qualcosa da fare quando l’accesso alla componente principale non è possibile. Miyazaki ha fatto un esempio molto concreto: la manutenzione dei server. L’idea è evitare che, durante quei periodi, The Duskbloods diventi semplicemente inutilizzabile.

Ecco perché la modalità solitaria comprenderà attività molto specifiche: sarà possibile personalizzare i combattenti, allenarsi nel cortile e affrontare simulazioni di battaglie otto contro otto. Non siamo dunque davanti a una campagna alternativa, né a un percorso narrativo parallelo capace di sostituire le partite online. Si tratta piuttosto di una sorta di spazio di servizio e preparazione che permette al giocatore di continuare a interagire con il gioco anche quando il suo elemento centrale non è accessibile.

La storia, però, resta legata all’online

Il passaggio forse più interessante delle dichiarazioni di Miyazaki riguarda proprio la narrazione. The Duskbloods non obbligherà il giocatore a vincere le partite per poter seguire la storia, ma la progressione narrativa avverrà comunque attraverso l’esperienza online. È una differenza fondamentale.

Miyazaki ha spiegato che l’idea è permettere ai giocatori di iniziare semplicemente godendosi la storia e, con il tempo, diventare progressivamente più bravi. La vittoria non viene quindi presentata come una barriera necessaria per avanzare nella trama. Il gioco vuole piuttosto accompagnare il giocatore verso una situazione nella quale, dopo aver compreso le sue meccaniche e il suo mondo, possa nascere spontaneamente il desiderio di vincere sempre più spesso.

È una filosofia interessante perché evita almeno in parte uno dei problemi più evidenti di un progetto simile: costringere chi è interessato principalmente alla storia a trasformarsi immediatamente in un giocatore competitivo. The Duskbloods sembra invece voler utilizzare il multiplayer come teatro della propria narrazione, senza fare della vittoria una condizione indispensabile per comprenderla.

Il multiplayer è il vero cuore di The Duskbloods

Questa impostazione conferma dunque ciò che avevamo già intuito dall’annuncio e dalle prime prove del gioco: The Duskbloods non vuole essere il prossimo grande Soulslike single-player di FromSoftware. La struttura è radicalmente diversa e il multiplayer non rappresenta una semplice modalità aggiuntiva.

Le prime anteprime internazionali hanno evidenziato una formula PvPvE costruita attorno a otto giocatori, nella quale gli scontri tra utenti convivono con nemici controllati dall’intelligenza artificiale, obiettivi secondari e una serie di sistemi pensati per generare situazioni imprevedibili. Il The Guardian, dopo aver provato il gioco, ha descritto una struttura nella quale combattimento, obiettivi personali, alleanze temporanee e gestione delle risorse contribuiscono a creare partite molto diverse tra loro.

Questo aiuta a comprendere anche perché una campagna single-player tradizionale avrebbe potuto entrare in conflitto con la filosofia del progetto. The Duskbloods è stato costruito intorno alle dinamiche che possono nascere dall’interazione tra persone reali, dalle loro decisioni e dagli imprevisti che derivano dal confronto diretto. La storia non viene quindi semplicemente raccontata attraverso sequenze e dialoghi: dovrebbe emergere anche dalle situazioni che si verificano durante le partite.

Una FromSoftware che vuole sperimentare

La questione diventa ancora più interessante se si considera il percorso che ha portato alla nascita del progetto. Miyazaki ha spiegato che The Duskbloods non rappresenta una svolta pianificata verso il multiplayer e che FromSoftware continua a mantenere un forte interesse per il single-player. Il nuovo gioco nasce piuttosto dalla volontà di sviluppare idee che non si adattavano bene alla struttura delle precedenti esperienze in solitaria.

Tra le principali fonti d’ispirazione sono stati citati anche i giochi da tavolo e i giochi di ruolo da tavolo. Alcuni elementi di The Duskbloods, come il sistema dei Sigilli e determinati obiettivi personali, sono stati pensati proprio per favorire situazioni e relazioni che difficilmente avrebbero avuto lo stesso effetto all’interno di una classica avventura single-player.

Ed è probabilmente questo il modo più corretto per leggere la presenza di una modalità solitaria così ridotta. Non siamo davanti a FromSoftware che ha preso un RPG tradizionale e gli ha tolto la campagna per trasformarlo in un gioco online. Siamo davanti a un progetto nato con una filosofia differente, nel quale la modalità single-player è stata mantenuta soltanto nella misura necessaria a completare l’esperienza.

Il punto che farà discutere i fan

Naturalmente, per una parte del pubblico questa scelta potrebbe essere difficile da digerire. Chi si avvicina a FromSoftware per il mondo, l’esplorazione, il combattimento e la narrazione ambientale potrebbe aspettarsi che The Duskbloods offra almeno la possibilità di vivere autonomamente la propria avventura. La risposta di Miyazaki è invece piuttosto netta: la storia è stata progettata per essere vissuta online.

Questo significa anche che chi acquisterà il gioco dovrà accettare la sua natura per quello che è. La modalità single-player non sarà un modo per trasformare The Duskbloods in un nuovo Elden Ring. Potrà servire per allenarsi, preparare i propri personaggi, sperimentare e continuare a giocare durante i periodi di manutenzione, ma il cuore dell’esperienza rimarrà altrove.

E forse è proprio questa chiarezza a essere positiva. FromSoftware sta facendo una scommessa rischiosa, ma almeno non sembra intenzionata a vendere The Duskbloods come qualcosa che non è. Il gioco vuole essere multiplayer e la sua struttura narrativa è stata costruita attorno a questa scelta. Il vero giudizio arriverà quando la community potrà finalmente capire se questa formula riesce a mantenere quella profondità che ci si aspetta da uno studio abituato a costruire esperienze incentrate sul singolo giocatore.

Verdetto dell’inquisitore

La notizia, in fondo, non è che The Duskbloods avrà un brutto single-player. È che non vuole averne uno vero e proprio. E questa è una distinzione importante.

Miyazaki ha chiarito che la modalità solitaria è stata concepita deliberatamente come un’esperienza minima, utile soprattutto quando l’online non è disponibile. La storia, invece, continuerà a svilupparsi attraverso il multiplayer, senza però obbligare il giocatore a vincere ogni partita.

È una scelta coraggiosa e perfettamente coerente con la natura sperimentale del progetto. Resta da capire se il pubblico di FromSoftware sarà disposto ad accettarla. Perché una cosa è certa: The Duskbloods non sembra intenzionato a chiedere il permesso prima di percorrere una strada diversa.

E voi cosa ne pensate di un single-player così essenziale per The Duskbloods? Avreste preferito una vera campagna in solitaria o ritenete che la scelta di FromSoftware sia coerente con il progetto? Ditecelo in Taverna.

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