I Dispacci

The Elder Scrolls VI potrebbe finalmente andare per mare

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Ottobre 5, 2026
11 min lettura

Il mare che manca a The Elder Scrolls

Ci sono idee che, quando vengono pronunciate, sembrano talmente naturali da farci domandare perché nessuno le abbia ancora trasformate in una vera meccanica di gioco. Per The Elder Scrolls VI, una di queste potrebbe essere proprio il mare. Bruce Nesmith, ex lead designer di Skyrim e veterano di Bethesda, ha infatti spiegato che gli piacerebbe vedere barche, esplorazione marittima e persino combattimenti navali nel prossimo capitolo della serie. Non si tratta di un’anticipazione sul gioco, sia chiaro: Nesmith non lavora più a Bethesda e non è coinvolto nello sviluppo di The Elder Scrolls VI. È una sua idea, ma è un’idea che merita decisamente di essere analizzata.

Il motivo è semplice: The Elder Scrolls ha costruito una delle sue identità più forti proprio attorno all’esplorazione. Tamriel è un continente enorme, pieno di regioni, rovine, città, dungeon, montagne e luoghi che il giocatore può raggiungere quasi sempre seguendo il proprio istinto. L’acqua, però, è rimasta prevalentemente un confine o uno spazio da attraversare, non un vero territorio di gioco. Nesmith sostiene invece che una possibile ambientazione nella Baia di Iliac potrebbe trasformare quella superficie apparentemente vuota in una nuova frontiera.

Ed è qui che la proposta comincia a diventare interessante.

Iliac Bay: la teoria che riaccende il mare

La possibilità che The Elder Scrolls VI sia ambientato nell’area della Baia di Iliac non è una conferma di Bethesda, ma una teoria dei fan che circola da tempo. Nesmith ha semplicemente spiegato di sperare che sia vera, perché una simile ambientazione renderebbe l’introduzione della navigazione molto più naturale. La Baia di Iliac si trova infatti tra High Rock e Hammerfell, due regioni che fanno parte del cuore storico di Tamriel e che, proprio per la loro conformazione geografica, potrebbero offrire allo studio una quantità enorme di possibilità.

Qui voglio però fare una distinzione importante. Non possiamo trasformare questa dichiarazione in una conferma indiretta dell’ambientazione di The Elder Scrolls VI. Al momento Bethesda non ha annunciato ufficialmente dove si svolgerà il gioco e continua a mantenere un livello di riserbo estremamente elevato sul progetto. Nel luglio 2026 Bethesda Game Studios ha ribadito che The Elder Scrolls VI rappresenta oggi il principale focus dello studio, spiegando che la maggior parte del team è impegnata sul progetto, ma senza fornire dettagli sull’ambientazione o sulle caratteristiche di gioco.

Quindi no, non abbiamo appena scoperto che visiteremo Sentinel City con una nave.

Abbiamo però una delle idee più interessanti su quello che Elder Scrolls VI potrebbe fare per evolvere la formula.

Una barca non deve essere soltanto una barca

Il punto forte della proposta di Nesmith è proprio questo: non immagina la barca come un semplice mezzo di trasporto.

E qui, francamente, sono d’accordo.

Se Bethesda inserisse una nave soltanto per permetterci di passare da una costa all’altra più rapidamente, avremmo semplicemente una versione acquatica della carrozza di Skyrim. Lo stesso Nesmith ricorda come la serie abbia già avuto una forma di trasporto con le carrozze, ma senza trasformarla in una vera meccanica capace di arricchire l’esperienza. Per lui, invece, le imbarcazioni dovrebbero aprire un’intera categoria di gameplay.

La differenza è enorme.

Una nave potrebbe diventare una base mobile, un mezzo per raggiungere isole, un sistema per trasportare oggetti, un punto di partenza per missioni, uno strumento per affrontare creature marine o persino un elemento collegato alla progressione del personaggio. Nesmith si spinge ancora oltre, immaginando interi alberi delle abilità legati all’acqua, incantesimi specifici e creature che sfruttino questo nuovo ambiente.

A quel punto non parleremmo più di una semplice aggiunta.

Parleremmo di una nuova dimensione dell’esplorazione.

E se il mare diventasse un vero dungeon?

Questa è la parte che personalmente trovo più intrigante.

Bethesda ha costruito la propria reputazione facendo capire al giocatore che dietro una montagna, dentro una rovina o oltre una porta apparentemente insignificante potrebbe esserci qualcosa da scoprire. La forza di The Elder Scrolls non è soltanto nella quantità di contenuti, ma nella capacità di trasformare l’esplorazione in una continua domanda: cosa c’è laggiù?

Il mare potrebbe replicare esattamente questo meccanismo.

Una nave all’orizzonte potrebbe non essere un semplice elemento decorativo. Potrebbe appartenere a una fazione ostile, condurre a un’isola non segnata sulla mappa o diventare il punto di partenza di una missione. Una tempesta potrebbe modificare il percorso. Una creatura marina potrebbe emergere improvvisamente dalle acque. Un relitto potrebbe nascondere un oggetto unico. Una piccola isola apparentemente insignificante potrebbe custodire una rovina che nessun indicatore di missione ci aveva mai segnalato.

Questo sarebbe The Elder Scrolls nella sua forma più pura: non dirci cosa esplorare, ma darci un motivo per volerlo fare.

Kraken, squali e Sea Elves

Nesmith non si è limitato a parlare di barche. Quando si apre una nuova frontiera, bisogna anche riempirla di qualcosa.

E qui entrano in scena alcune possibilità decisamente più fantasiose: squali, kraken e perfino i Sea Elves, una componente del lore di The Elder Scrolls che, secondo Nesmith, non ha mai avuto una presenza significativa nei videogiochi nonostante la vastità del materiale narrativo che li riguarda.

L’idea di un kraken non sarebbe soltanto una strizzata d’occhio alla mitologia fantasy. Potrebbe diventare un vero incontro di alto livello, qualcosa che il giocatore non affronta casualmente ma che richiede preparazione, equipaggiamento e magari una nave adeguatamente potenziata.

Ed è proprio questo che potrebbe rendere il sistema interessante.

Se il mare deve essere soltanto un’altra superficie sulla quale camminare, allora Bethesda non avrebbe bisogno di introdurre una complessa tecnologia navale. Se invece vuole trasformarlo in un ecosistema autonomo, allora le possibilità diventano enormi.

Il problema è sempre lo stesso: fare troppo

Ed è qui che, secondo me, Nesmith dimostra di conoscere molto bene il problema.

Perché nella sua stessa proposta c’è una specie di avvertimento rivolto indirettamente a Bethesda: non cercate di fare tutto.

L’ex designer racconta infatti l’esperienza vissuta durante lo sviluppo di Fallout 4, quando un membro del team spingeva per realizzare un ambiente subacqueo e vennero prodotti diversi prototipi per dimostrarne le potenzialità. Alla fine, però, l’idea si rivelò troppo impegnativa per essere sviluppata su larga scala. Nesmith precisa inoltre di non ritenere corretto parlare di una vera e propria sezione subacquea già pianificata e poi tagliata: secondo lui si trattava piuttosto di una proposta sostenuta con convinzione da uno sviluppatore.

Questo passaggio è fondamentale.

Perché The Elder Scrolls VI rischia di avere esattamente il problema opposto rispetto a quello che molti fan temono: non la mancanza di idee, ma l’eccesso di idee.

Dopo anni di attesa, le aspettative sono diventate enormi. Ogni elemento del prossimo capitolo viene immaginato come qualcosa di rivoluzionario: città più grandi, sistemi di reputazione, fazioni più profonde, dialoghi dinamici, simulazione avanzata, nuove magie, combattimenti migliorati, esplorazione più libera e chissà cos’altro. Aggiungere anche un’intera dimensione navale potrebbe essere spettacolare, ma soltanto se Bethesda fosse realmente in grado di integrarla senza sacrificare tutto il resto.

Meglio un mare fatto bene che un oceano mediocre

Ed è proprio qui che condivido maggiormente il ragionamento di Nesmith.

Lui stesso ha spiegato che, se dipendesse da lui, eliminerebbe qualsiasi elemento subacqueo e concentrerebbe il lavoro sulla superficie del mare. Non perché l’esplorazione subacquea non sarebbe interessante, ma perché preferirebbe avere una componente navale realizzata molto bene piuttosto che due sistemi soltanto mediocri.

Questa filosofia dovrebbe essere applicata a tutto The Elder Scrolls VI.

Dopo una gestazione così lunga, Bethesda non ha bisogno di costruire il videogioco con più sistemi possibili. Ha bisogno di costruire un mondo in cui quei sistemi abbiano davvero senso.

Se le navi devono esserci, voglio che abbiano uno scopo.

Se devono esistere combattimenti navali, voglio che siano abbastanza profondi da meritare di essere giocati.

Se ci devono essere creature marine, voglio che facciano parte dell’ecosistema e non siano semplicemente bersagli che spawnano quando il giocatore attraversa una determinata zona.

E se il mare deve diventare una parte fondamentale dell’esplorazione, allora voglio che abbia qualcosa da raccontare.

Il fantasma di Starfield aleggia sulla discussione

C’è poi un aspetto che non possiamo ignorare.

Quando parliamo di esplorazione in un enorme universo Bethesda, inevitabilmente arriva il confronto con Starfield. Quel gioco ha dimostrato quanto sia difficile trasformare la semplice vastità geografica in una sensazione autentica di scoperta. Avere un universo enorme non significa automaticamente avere un universo interessante.

È una lezione che Bethesda dovrebbe tenere presente anche per The Elder Scrolls VI.

Un mare gigantesco non sarebbe automaticamente migliore di un lago piccolo ma pieno di segreti. Una mappa immensa non vale nulla se il giocatore non ha una ragione per percorrerla.

La forza di Skyrim, dopotutto, non era semplicemente nelle sue dimensioni. Era nella densità delle scoperte. Bastava deviare dal percorso principale e poteva comparire una grotta, una rovina, un incontro casuale o una storia secondaria capace di trasformare una passeggiata di dieci minuti in un’avventura completamente diversa.

Se Bethesda riuscisse a portare quella filosofia sul mare, allora sì: avremmo qualcosa di veramente interessante.

Bethesda è finalmente pronta a mostrare qualcosa?

La situazione attuale rende tutto ancora più curioso.

Nel luglio 2026 Bethesda ha dichiarato ufficialmente che la maggior parte del team sta lavorando su The Elder Scrolls VI, definendolo il principale focus dello studio. Bethesda ha inoltre riconosciuto apertamente quanto sia stata lunga l’attesa, sottolineando che Skyrim continua a essere giocato dopo quindici anni e che il prossimo capitolo è ormai in sviluppo attivo.

Ma sul piano pubblico sappiamo ancora pochissimo.

Il gioco è stato annunciato nel 2018 con un teaser che mostrava sostanzialmente un paesaggio e il logo. Da allora, l’attesa è diventata una delle più lunghe nella storia dei grandi RPG moderni. A settembre 2026, fonti italiane continuavano a sottolineare che Bethesda non aveva ancora comunicato una data di uscita ufficiale né una finestra precisa, mentre le ipotesi su un possibile arrivo nel 2028 o 2029 rimangono indiscrezioni e non annunci ufficiali.

Per questo ogni dichiarazione proveniente da un veterano di Bethesda viene inevitabilmente analizzata al microscopio.

Ma qui bisogna resistere alla tentazione.

Questa non è una conferma.

È una suggestione proveniente da una persona che conosce molto bene il DNA di The Elder Scrolls, ma che non sta sviluppando il sesto capitolo.

La vera domanda non è se ci saranno le barche

Secondo me, la domanda più interessante non è nemmeno questa.

La domanda è: quanto coraggio avrà Bethesda nel reinventare l’esplorazione di The Elder Scrolls?

Perché dopo Skyrim non basta semplicemente costruire una mappa più grande. Il giocatore moderno ha già visto mondi enormi, sistemi di movimento complessi e centinaia di attività secondarie. The Elder Scrolls VI dovrà trovare un modo per rendere nuovamente sorprendente quella sensazione di libertà che la serie ha reso famosa.

Le barche potrebbero essere una risposta.

Non perché siano una caratteristica “cool”, ma perché potrebbero costringere Bethesda a ripensare il modo in cui il giocatore attraversa e interpreta il mondo.

Ed è questo che mi interessa.

Non voglio una nave perché fa scena nel trailer. Voglio una nave perché, quando la vedo attraccata a un molo, penso immediatamente a dove potrebbe portarmi.

Verdetto dell’Inquisitore

L’idea di Bruce Nesmith è affascinante, ma per ora rimane esattamente quello che è: un desiderio di un ex sviluppatore di Bethesda, non una fuga di informazioni su The Elder Scrolls VI. Non sappiamo se il gioco sarà ambientato nella Baia di Iliac, non sappiamo se Sentinel City farà parte della mappa e soprattutto non abbiamo alcuna conferma ufficiale sull’esistenza di barche o combattimenti navali.

Detto questo, come direzione creativa la proposta mi convince. Un sistema navale avrebbe senso soltanto se diventasse parte integrante dell’esplorazione, con luoghi da scoprire, creature, missioni, fazioni e meccaniche capaci di dare al mare una vera identità. E condivido anche il principio più importante espresso da Nesmith: meglio una sola grande novità realizzata alla perfezione che dieci sistemi inseriti soltanto per poterli elencare sulla confezione.

Dopo quasi vent’anni di attesa, Bethesda non ha bisogno di aggiungere tutto.

Ha bisogno di scegliere bene.

E se quella scelta dovesse portarci in mare, allora spero che dall’altra parte dell’orizzonte ci sia qualcosa di molto più interessante di una semplice schermata di caricamento.

Voglio sapere cosa ne pensate: una vera esplorazione marittima sarebbe la grande novità che vorreste vedere in The Elder Scrolls VI oppure preferireste che Bethesda concentrasse tutte le risorse sul miglioramento dell’esplorazione terrestre? Fatecelo sapere in Taverna.

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