I Dispacci

The Witcher 3 Remastered non è ancora al traguardo

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Ottobre 7, 2026
13 min lettura

Le prestazioni vanno migliorate

Ci sono videogiochi che, a distanza di oltre dieci anni, non hanno bisogno di dimostrare più nulla. The Witcher 3: Wild Hunt appartiene senza dubbio a questa categoria. Eppure CD Projekt RED ha deciso di rimettere mano al suo RPG più celebrato, trasformandolo in una versione Remastered che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare il modo migliore per tornare nei panni di Geralt di Rivia prima dei prossimi grandi progetti dello studio.

Il problema è che, quando si mette mano a un gioco così vasto e stratificato, migliorare un elemento significa inevitabilmente rischiare di comprometterne un altro. La nuova versione è arrivata il 29 settembre 2026 come aggiornamento gratuito per i possessori del gioco su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, oltre alla nuova versione nativa per Nintendo Switch 2. CD Projekt RED ha introdotto miglioramenti grafici, rendering più moderno, ray tracing, Path Tracing su PC, nuove animazioni, modifiche al combattimento, un sistema delle abilità rivisto, supporto alle mod multipiattaforma e una quantità impressionante di interventi più piccoli.

Eppure siamo già qui a parlare di ulteriori miglioramenti alle prestazioni. Non perché il progetto sia un fallimento, tutt’altro: il ritorno di The Witcher 3 ha generato un interesse enorme e il gioco ha persino superato il proprio record storico di giocatori contemporanei su Steam, arrivando a 137.724 utenti secondo i dati riportati da Inven. Il punto è un altro: quando si decide di riportare un capolavoro del 2015 nell’era tecnologica del 2026, non basta aggiungere dettagli. Bisogna fare in modo che tutto il nuovo impianto tecnico regga davvero.

CD Projekt RED promette altri miglioramenti

La notizia più importante arriva direttamente dal team di sviluppo. CD Projekt RED ha confermato di essere al lavoro su ulteriori interventi per The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered, indicando in maniera esplicita le prestazioni come una delle priorità, con particolare attenzione a PlayStation 5.

Non è l’unico aspetto sotto osservazione. La software house ha indicato anche ulteriori regolazioni visive, correzioni relative a My Rewards e Twitch Drops, l’estensione della localizzazione ucraina ad altre regioni su PS5 e Xbox Series X|S e interventi sull’audio del doppiaggio su console. Il team ha inoltre spiegato che molte delle problematiche elencate sono destinate a essere affrontate nel prossimo aggiornamento, anche se al momento non è stata comunicata una data precisa per la sua pubblicazione.

La cosa mi interessa soprattutto per un motivo: CD Projekt RED non sta trattando il Remastered come un prodotto chiuso una volta arrivato sul mercato. Al contrario, sta evidentemente raccogliendo i problemi emersi durante i primi giorni e sta intervenendo rapidamente. Il fatto che nei giorni immediatamente successivi al lancio siano già arrivati due hotfix dimostra che il supporto non è stato lasciato in secondo piano.

E questo, considerando la storia recente dello studio, è un elemento che merita attenzione.

Una versione molto più ambiziosa del semplice aggiornamento

Per capire perché The Witcher 3 Remastered stia avendo bisogno di questo lavoro bisogna tornare alla quantità di cambiamenti introdotti.

Non stiamo parlando semplicemente di texture più belle. CD Projekt RED ha modificato il rendering introducendo il DirectX 12 nativo con multithreading, ha lavorato su illuminazione e vegetazione, ha aggiornato il sistema di shading, ha aggiunto nuove soluzioni per l’occlusione ambientale e ha rivisto diversi aspetti del ray tracing. Su PC è arrivato anche il Path Tracing, accompagnato dal supporto a tecnologie come DLSS 4.5, Ray Reconstruction, AMD FSR 4 e Intel XeSS 2.0.

Su PlayStation 5 il lavoro è altrettanto interessante. CD Projekt RED ha implementato il rendering multithreaded e ha introdotto il supporto specifico per PS5 Pro, con PSSR, VRR e modalità grafiche aggiornate. La modalità Ray Tracing punta ai 60 fotogrammi al secondo, mentre la modalità Performance può arrivare fino a 90 FPS su schermi compatibili con VRR.

Capite quindi il problema? Quando intervieni su un gioco originariamente costruito attorno a un’architettura tecnologica completamente diversa e contemporaneamente vuoi spingerne la qualità visiva verso standard moderni, non stai semplicemente “lucidando” un prodotto. Stai sostanzialmente chiedendo a una macchina del 2015 di comportarsi come un gioco progettato dieci anni dopo.

E The Witcher 3 non è esattamente un giochino di due ore con tre ambientazioni.

Il peso del Path Tracing

La versione PC è probabilmente il caso più evidente.

Il Path Tracing è una delle aggiunte tecnicamente più spettacolari del Remastered, perché permette di ottenere un’illuminazione ancora più sofisticata rispetto al gioco originale. Ma sappiamo anche che questo genere di tecnologia ha un costo enorme sulle risorse hardware.

La nuova versione non si limita quindi a migliorare l’aspetto di Novigrad, Velen, Skellige o Toussaint: introduce un sistema di rendering decisamente più esigente. Le analisi tecniche internazionali hanno infatti evidenziato quanto ray tracing e Path Tracing possano incidere sulle prestazioni, rendendo fondamentale trovare il giusto equilibrio tra qualità dell’immagine e fluidità.

Ed è qui che personalmente penso sia necessario mantenere un minimo di prospettiva.

Non ha senso pretendere che una versione del 2026 di The Witcher 3 mantenga esattamente gli stessi requisiti della versione del 2015. Se vogliamo illuminazione più avanzata, materiali migliori, maggiore densità della vegetazione, rendering moderno e Path Tracing, dobbiamo accettare che la richiesta hardware aumenti.

Il problema nasce quando il costo tecnico non produce un’esperienza sufficientemente stabile.

La grafica può essere spettacolare quanto vogliamo, ma se durante l’esplorazione percepisco stuttering, cali di frame rate o comportamenti imprevedibili, qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

E su PS5 la questione è ancora più interessante

La situazione su PlayStation 5 merita un capitolo separato.

Diversi giocatori hanno segnalato problemi di prestazioni e, in particolare, comportamenti non sempre uniformi. Push Square ha riportato casi nei quali le prestazioni su PS5 Pro sembrano variare sensibilmente da giocatore a giocatore, rendendo difficile individuare una causa unica e immediata.

CD Projekt RED ha scelto proprio PS5 come uno dei principali obiettivi del prossimo intervento. Non è un dettaglio secondario: la console di Sony dovrebbe essere una delle piattaforme sulle quali il Remastered può esprimere al meglio la propria natura.

La presenza di PSSR, VRR, 60 FPS con ray tracing e fino a 90 FPS in determinate condizioni dimostra quanto ambizioso sia stato il tentativo di aggiornare tecnicamente il gioco. Ma più aumenta il numero delle modalità e delle variabili hardware, più aumenta anche la complessità da gestire.

Ed è proprio questa la sfida.

Non basta dire “PS5 Pro è abbastanza potente”. Bisogna dimostrare che quella potenza venga utilizzata in maniera coerente.

Il curioso caso dei capelli di Geralt

C’è poi un problema quasi ironico, ma estremamente indicativo.

Uno degli interventi tecnici che ha causato problemi su PC è stato HairWorks. CD Projekt RED ha dovuto intervenire con un hotfix dopo che una modifica aveva provocato significativi problemi di prestazioni e resa visiva per alcuni utenti con HairWorks attivo.

E qui ci scappa quasi una risata.

Abbiamo un gioco che nel 2015 era già considerato una meraviglia tecnica, lo aggiorniamo nel 2026 con Path Tracing, nuove tecnologie di upscaling, rendering multithreaded e una quantità enorme di migliorie, e alla fine dobbiamo ricordarci che anche i capelli di Geralt possono decidere di dichiarare guerra alla GPU.

Ma proprio questo piccolo episodio dimostra quanto sia complesso intervenire su un progetto del genere.

Ogni sistema grafico dialoga con decine di altri elementi. Cambiare un componente può produrre effetti imprevisti altrove. E quando quel componente deve funzionare su configurazioni PC estremamente diverse e su più console, il numero di variabili cresce rapidamente.

Non è soltanto grafica

La cosa che trovo più interessante del Remastered, però, è che CD Projekt RED non si è limitata alla tecnologia.

Il sistema delle abilità è stato completamente riorganizzato. Le abilità sono ora distribuite in un albero con tre livelli per ciascuna skill e richiedono determinati prerequisiti per essere sbloccate. Sono stati rivisti anche valori, effetti e sinergie. I punti abilità sono stati quindi resettati con il nuovo sistema.

Anche il combattimento è stato ritoccato. Sono stati migliorati i comportamenti di diversi mostri, le loro animazioni, gli attacchi e le reazioni, mentre Geralt ha ricevuto nuove animazioni per finisher, movimento, arrampicate, salti e combattimento. È stata inoltre introdotta una nuova telecamera dinamica per gli scontri e una telecamera esplorativa con un campo visivo maggiore.

A questo si aggiungono modifiche all’interfaccia, al loot, alla mappa, alla meditazione e persino alla gestione di Roach.

È quindi più corretto parlare di modernizzazione complessiva che di semplice remaster.

E questo cambia anche il modo in cui giudichiamo i problemi tecnici.

Più cose tocchi, più cose possono rompersi.

La scelta più intelligente: renderlo gratuito

C’è però un elemento che secondo me cambia radicalmente il giudizio sull’operazione.

Il Remastered è un aggiornamento gratuito per chi possiede già The Witcher 3 all’interno dello stesso ecosistema. Questo vale per le versioni PC, PS5 e Xbox Series X|S, mentre su Switch 2 l’aggiornamento è gratuito per chi possiede il gioco originale su Nintendo Switch. Anche le espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine sono comprese nell’aggiornamento, anche per chi possiede soltanto il gioco base.

Questo è un dettaglio fondamentale.

Perché possiamo discutere per ore della qualità tecnica del Remastered, ma non stiamo parlando di una nuova versione venduta a prezzo pieno ai possessori del gioco originale.

CD Projekt RED avrebbe potuto limitarsi a mantenere la precedente versione next-gen e concentrarsi sui progetti futuri. Ha invece scelto di investire ulteriormente su un gioco che, commercialmente, aveva già dato praticamente tutto quello che poteva dare.

E qui entra in gioco anche il futuro.

The Witcher 3 prepara il terreno per il futuro

Il Remastered arriva infatti in un momento molto particolare per il franchise.

CD Projekt RED sta lavorando sul prossimo capitolo principale della serie, ma The Witcher 3 continua a rappresentare il punto di riferimento attraverso il quale milioni di giocatori giudicano qualsiasi cosa venga associata al franchise.

Inoltre, la software house ha confermato che questa versione Remastered prepara il terreno anche in vista dell’espansione Songs of the Past, prevista per il 2027.

Questo significa che il lavoro tecnico sul gioco non può essere interpretato soltanto come una celebrazione del passato.

C’è anche una componente strategica.

CD Projekt RED vuole mantenere The Witcher 3 rilevante ancora per molto tempo, permettendo a una nuova generazione di giocatori di affrontarlo con una tecnologia più moderna e, contemporaneamente, offrendo ai veterani una ragione concreta per tornare nel Continente.

I numeri iniziali sembrano confermare che la strategia abbia funzionato. Il nuovo record di oltre 137.000 giocatori contemporanei su Steam dimostra che l’interesse per Geralt è tutt’altro che morto.

E poi ci sono le mod

Un’altra aggiunta che rischia di passare in secondo piano è il supporto alle mod multipiattaforma.

Grazie all’integrazione di Mod.io, CD Projekt RED ha portato direttamente nel gioco un sistema attraverso il quale i giocatori possono esplorare e installare contenuti creati dalla community. E non parliamo più esclusivamente del mondo PC: l’obiettivo è estendere questa possibilità anche alle console.

È una scelta che considero particolarmente importante perché può allungare ulteriormente la vita del gioco.

The Witcher 3 ha già beneficiato per anni dell’enorme lavoro della community PC. Portare parte di quella filosofia anche su console significa trasformare il Remastered in qualcosa di più di una semplice nuova versione grafica.

Significa costruire una piattaforma destinata a rimanere viva.

E, considerando che il gioco ha già superato il proprio record storico di giocatori, non è difficile capire perché CD Projekt RED voglia continuare a investire in questo ecosistema.

Il vero problema è il tempismo

Arriviamo quindi alla domanda che personalmente considero più interessante: perché un gioco del genere ha bisogno di correzioni così rapidamente?

La risposta più semplice sarebbe “perché è stato pubblicato con dei problemi”. Ma sarebbe anche troppo facile.

Il settore AAA è diventato talmente complesso che persino una produzione già esistente può trasformarsi in un enorme puzzle tecnologico quando viene aggiornata in profondità. Il Remastered deve convivere con hardware differenti, modalità grafiche differenti, tecnologie di upscaling differenti, supporto mod, ray tracing, Path Tracing e un’infinità di configurazioni PC.

Il problema non è quindi che CD Projekt RED stia correggendo il gioco.

Il problema sarebbe se non lo facesse.

E, almeno per ora, non sembra essere questo il caso.

I due hotfix arrivati a ridosso del lancio e l’annuncio di ulteriori interventi indicano che il team sta reagendo ai problemi emersi.

Un capolavoro può ancora essere migliorato?

Questa è forse la parte più affascinante dell’intera vicenda.

The Witcher 3 non aveva bisogno di essere salvato. Non era un gioco dimenticato. Non era un titolo tecnicamente irrilevante. È uno dei giochi di ruolo più influenti dell’ultimo decennio e continua a essere giocato e discusso.

Eppure CD Projekt RED ha deciso che poteva essere ancora migliore.

Io trovo questa filosofia molto più interessante di quella del semplice “remaster per vendere di nuovo lo stesso gioco”. Qui abbiamo un progetto che prova a intervenire su un’opera già completa per adattarla alle esigenze tecnologiche e qualitative di un’altra epoca.

Naturalmente non tutto funziona al primo colpo. Sarebbe ingenuo aspettarsi il contrario.

Ma preferisco vedere un team che ammette implicitamente “questo va ancora sistemato” e continua a lavorarci piuttosto che una software house che considera il giorno del lancio come la fine assoluta del rapporto con il proprio gioco.

E soprattutto c’è un aspetto che non voglio perdere di vista: il Remastered è gratuito per chi possiede già il gioco.

Quindi sì, voglio che CD Projekt RED sistemi le prestazioni. Voglio che corregga i problemi audio. Voglio che migliori la stabilità. Voglio che continui a lavorare sulla resa visiva e sul supporto alle mod.

Perché, se hai deciso di riportare Geralt sul mercato nel 2026, allora fallo fino in fondo.

Verdetto dell’Inquisitore

Io credo che The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered rappresenti una delle operazioni più interessanti che CD Projekt RED abbia fatto sul proprio catalogo, proprio perché non si limita a mettere una mano di vernice sopra un gioco del 2015.

Il lavoro è enorme: rendering moderno, Path Tracing, ray tracing, animazioni, combattimento, skill tree, interfaccia, Photo Mode, mod multipiattaforma, PS5 Pro, Switch 2 e una lunga serie di interventi più piccoli.

Ma proprio perché l’ambizione è così alta, non posso ignorare i problemi emersi al lancio. Un remaster deve migliorare l’esperienza originale, non costringere il giocatore a scegliere quale compromesso tecnico accettare. Se CD Projekt RED riuscirà a risolvere le criticità di prestazioni, soprattutto su PS5, allora questa versione potrebbe davvero diventare il modo definitivo di vivere l’avventura di Geralt.

E la cosa che mi convince di più è che lo studio non sembra intenzionato a fermarsi qui.

Personalmente preferisco aspettare qualche aggiornamento in più e avere un The Witcher 3 Remastered davvero solido piuttosto che considerare chiuso il lavoro soltanto perché il gioco è già disponibile nei negozi.

Geralt ha già affrontato mostri, spettri, streghe e guerre. A quanto pare, nel 2026 deve ancora combattere contro qualche bug.

E questa volta, però, voglio vedere CD Projekt RED vincere la partita.

Pensate che le prestazioni di questa remastered potrebbero migliorare? Fatecelo sapere in Taverna.

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