The Witcher Remake dovrà aspettare The Witcher 4
Geralt può aspettare: adesso le priorità sono altre
Quando CD Projekt annunciò il remake del primo The Witcher, nel 2022, sembrava l’inizio di un’operazione quasi inevitabile: prendere il capitolo che aveva dato origine alla saga videoludica di Geralt e ricostruirlo completamente secondo gli standard moderni. Quattro anni dopo, però, il progetto si trova in una posizione decisamente particolare. The Witcher Remake non è stato cancellato, ma non rappresenta nemmeno la priorità immediata per chi dovrebbe realizzarlo.
Fool’s Theory, lo studio incaricato di guidarne lo sviluppo sotto la supervisione creativa di CD Projekt, sta infatti concentrando la maggior parte delle proprie risorse su The Witcher 3: Songs of the Past, mentre una porzione più piccola della squadra sta contribuendo allo sviluppo di The Witcher 4. Il remake rimane quindi sulla mappa, ma per il momento deve attendere che vengano sistemati alcuni pezzi molto più grandi della scacchiera.
Ed è proprio qui che la storia diventa più interessante di un semplice “il gioco è stato rimandato”.

Il remake dipende direttamente da The Witcher 4
Il punto centrale riguarda infatti la tecnologia.
CD Projekt ha spiegato che lo sviluppo del remake è stato temporaneamente integrato con quello di The Witcher 4 a causa di precise dipendenze produttive. Il nuovo rifacimento del primo capitolo utilizzerà infatti le fondamenta costruite per il prossimo episodio della saga: asset, strumenti, pipeline di sviluppo e tecnologie dovranno prima raggiungere un livello sufficientemente maturo da poter essere riutilizzati in maniera efficiente.
Questo cambia completamente il modo in cui dobbiamo leggere la situazione.
Non siamo semplicemente davanti a uno studio che ha parcheggiato un progetto per lavorare su qualcos’altro. The Witcher Remake è strutturalmente legato a The Witcher 4. Continuare a produrlo indipendentemente significherebbe rischiare di costruire sistemi, strumenti e contenuti destinati poi a essere rifatti quando la tecnologia del nuovo capitolo sarà sufficientemente consolidata.
Meglio aspettare adesso piuttosto che rifare metà Kaer Morhen domani.
E considerando quanto ambizioso sia diventato il remake, questa scelta ha ancora più senso.
Altro che semplice restauro del 2007
Quando si parla di remake, infatti, sarebbe facile immaginare il classico intervento con modelli tridimensionali nuovi, texture aggiornate e combattimento modernizzato.
Ma The Witcher Remake vuole fare molto di più.
Il progetto viene ricostruito da zero in Unreal Engine 5 e Fool’s Theory lo descrive come una reinterpretazione moderna dell’originale trasformata in una vera esperienza open world, pur mantenendo storia e atmosfera del gioco del 2007. Anche le meccaniche saranno ripensate per un pubblico contemporaneo.
Ed è una trasformazione enorme.
Il primo The Witcher era costruito attraverso aree separate, progressione fortemente guidata e strutture narrative che dipendevano molto dalla posizione del giocatore. Trasformarlo in un mondo aperto significa ripensare esplorazione, ritmo narrativo, collegamento fra le zone, incontri, missioni e persino il modo in cui determinati eventi vengono attivati.
Alcuni sviluppatori che lavorarono all’originale hanno sottolineato proprio questa difficoltà: allargare quel mondo non significa semplicemente aggiungere strade tra una zona e l’altra. Significa ricostruire la grammatica stessa con cui il gioco era stato progettato.
In altre parole, questo non sarà The Witcher 1 con l’erba più bella.
Prima bisogna chiudere il cerchio di The Witcher 3
C’è poi un’altra ragione molto concreta per cui Fool’s Theory ha dovuto cambiare temporaneamente priorità.
Lo studio sta lavorando insieme a CD Projekt a Songs of the Past, la nuova grande espansione di The Witcher 3: Wild Hunt, prevista nel 2027. Il progetto è già in una fase avanzata e riporterà Geralt protagonista di un’avventura ambientata nella nuova regione di Letten. CD Projekt l’ha inserita ufficialmente nella propria strategia insieme alla versione Remastered di The Witcher 3, in uscita il 29 settembre 2026, e a The Witcher 4, previsto nel 2028.
Il calendario è quindi piuttosto eloquente.
Nel 2026 torna The Witcher 3 con la Remastered.
Nel 2027 arriverà Songs of the Past.
Nel 2028 è previsto The Witcher 4.
Tre anni consecutivi, tre produzioni importanti legate allo stesso universo. È difficile immaginare che il remake del primo capitolo possa infilarsi comodamente in mezzo senza entrare in conflitto con qualcosa.
E infatti non lo farà.
Fool’s Theory sta diventando fondamentale per la saga
La situazione mostra anche quanto Fool’s Theory sia diventato importante nella strategia futura di CD Projekt.
Inizialmente il nome dello studio era legato soprattutto al remake. Oggi, invece, la squadra è coinvolta contemporaneamente nell’espansione di The Witcher 3, nel supporto a The Witcher 4 e, successivamente, dovrà tornare a occuparsi pienamente della reinterpretazione del primo capitolo.
La cosa non è casuale.
Fool’s Theory comprende veterani che hanno già lavorato sui giochi della serie e possiede quindi una conoscenza piuttosto particolare dell’universo. La collaborazione sull’espansione e sul nuovo capitolo potrebbe inoltre trasformarsi in una sorta di investimento diretto sul remake: lavorare oggi sulle tecnologie, sulle pipeline e sulle logiche della nuova saga significa arrivare domani sul rifacimento con strumenti e conoscenze già assimilati.
Paradossalmente, quindi, il progetto potrebbe beneficiare proprio del tempo trascorso in secondo piano.
Sempre che l’attesa non diventi eterna.
The Witcher 4 viene prima di tutto
La vera priorità di CD Projekt rimane infatti chiarissima: The Witcher 4.
Il nuovo capitolo, con Ciri al centro della nuova saga, è entrato nella fase di produzione su larga scala e conta attualmente centinaia di sviluppatori. L’azienda ha indicato una finestra di lancio nel 2028 e considera il progetto il fulcro della propria strategia legata a The Witcher.
Ed è perfettamente comprensibile.
Il remake può ampliare il pubblico, recuperare un pezzo fondamentale della storia della serie e permettere a milioni di giocatori che hanno conosciuto Geralt soltanto con Wild Hunt di scoprire dove tutto è cominciato.
Ma il futuro commerciale del franchise passa da Ciri e dalla nuova trilogia.
CD Projekt ha già dichiarato in passato di voler realizzare i tre giochi della nuova saga nell’arco di circa sei anni a partire dall’uscita del primo episodio. Una tabella di marcia estremamente aggressiva, che rende necessario costruire una base tecnologica abbastanza robusta da essere riutilizzata rapidamente.
Ed è proprio quella stessa base sulla quale dovrà poggiare il remake.
Il rinvio potrebbe essere una buona notizia
Lo so: leggere che un gioco atteso da anni viene messo temporaneamente in secondo piano non è esattamente il genere di informazione che fa partire i cori da stadio.
Ma in questo caso potrebbe essere la scelta migliore.
Il primo The Witcher è probabilmente il capitolo della trilogia che ha maggiormente bisogno di una reinterpretazione moderna. Il sistema di combattimento è profondamente legato alla sua epoca, l’esplorazione è molto più rigida rispetto agli episodi successivi e numerosi aspetti dell’interfaccia e della progressione mostrano inevitabilmente il peso degli anni.
Proprio per questo un remake superficiale sarebbe quasi inutile.
Se bisogna ricostruire Vizima, ridisegnare l’esplorazione come open world, modernizzare il combattimento e adattare una struttura narrativa nata quasi vent’anni fa a una filosofia completamente diversa, allora tanto vale farlo quando gli strumenti sono pronti.
Soprattutto perché CD Projekt ha già imparato, nel modo più doloroso possibile, cosa può succedere quando il calendario comincia a comandare più del gioco.
Ma quando potrebbe uscire?
Qui entriamo inevitabilmente nel territorio delle supposizioni.
The Witcher Remake non ha una finestra di lancio ufficiale.
Considerando che The Witcher 4 è previsto nel 2028 e che il remake deve utilizzare la base tecnologica sviluppata per quel gioco, è difficile immaginare una pubblicazione del remake prima del nuovo capitolo. La formulazione usata da CD Projekt suggerisce piuttosto che il lavoro possa accelerare quando asset, strumenti e pipeline saranno sufficientemente maturi.
Questo non significa necessariamente che dovremo aspettare la pubblicazione completa di The Witcher 4 prima che Fool’s Theory torni a lavorare pesantemente sul remake.
Significa però che aspettarsi Geralt versione 2007 ricostruito in Unreal Engine 5 nel prossimo futuro appare sempre meno realistico.
E forse è meglio cominciare ad accettarlo.
Una strategia che guarda molto più avanti
Osservando tutto insieme, la sensazione è che CD Projekt stia costruendo una vera catena produttiva per The Witcher.
Prima mantiene vivo Wild Hunt attraverso Remastered e Songs of the Past. Poi utilizza The Witcher 4 per creare la tecnologia e la struttura produttiva della nuova trilogia. Infine quella stessa base potrà alimentare anche il remake.
Non sono progetti completamente separati.
Sono pezzi dello stesso ecosistema produttivo.
Ed è probabilmente questa la parte più interessante dell’intera faccenda. Il remake del primo The Witcher non viene accantonato perché non interessa più. Viene rallentato proprio perché CD Projekt vuole costruirlo utilizzando il lavoro che sta facendo sul futuro della saga.
Per una volta, quindi, essere arrivati secondi potrebbe non essere una condanna.
Verdetto dell’Inquisitore
Personalmente preferisco sapere che The Witcher Remake deve aspettare piuttosto che vederlo accelerato soltanto per riempire una casella nel calendario. Il primo capitolo è quello che più di tutti può beneficiare di una ricostruzione completa, ma proprio per questo è anche quello che rischia maggiormente di perdere la propria identità.
Trasformarlo in un open world moderno, rifare il combattimento e utilizzare la tecnologia di The Witcher 4 è un’operazione molto più delicata di quanto possa sembrare. Se l’attesa permetterà a Fool’s Theory di ricevere una base tecnologica matura e contemporaneamente acquisire esperienza diretta lavorando sugli altri progetti della saga, allora potrebbe essere tempo ben speso.
La parte difficile verrà dopo: modernizzare The Witcher senza trasformarlo semplicemente in un altro The Witcher 3.
Il 2007 aveva tanti difetti, ma aveva anche un’atmosfera, un ritmo e un’identità difficili da replicare. Quello sarà il vero mostro da abbattere.
Voi preferite aspettare qualche anno in più per un remake realmente ambizioso oppure avreste voluto vedere CD Projekt e Fool’s Theory dargli maggiore priorità? E soprattutto: quanto dovrebbe cambiare il primo The Witcher senza perdere la propria anima? Fateci sapere in Taverna.
