Recensione | Stonemachia: l’anima oscura degli scacchi
Benvenuti ne L’Archivio. Abbassate le luci, accendete i bracieri e lucidate i vostri pezzi degli scacchi. Oggi la nostra sala autopsie digitale puzza di marmo scheggiato, incenso e silicio bruciato. Sul tavolo operatorio non abbiamo l’ennesimo colosso senz’anima partorito in serie per compiacere gli azionisti, ma qualcosa di molto più viscerale: un progetto indipendente che sanguina passione e ambizione. Parliamo di Stonemachia, la fatica tutta italiana dei ragazzi di Crossfall Games.
Medhelan: in Stonemachia La Solitudine Diventa Folklore
La genesi di Stonemachia affonda le radici nella solitudine. Ivan Maestri e il suo piccolo team hanno trasfigurato l’isolamento milanese vissuto durante la pandemia tramutandolo in Medhelan (l’antico nome celtico di Milano), un regno distorto flagellato dalla “Piaga degli Angeli”. Non controllerete il classico guerriero prescelto, ma Zefiro, un pedone degli scacchi. Ed è qui che l’estetica vince a mani basse: gli avversari non sono demoni generici, ma angeli “biblicamente accurati” intrecciati a oscure figure del folklore italiano. È un immaginario riconoscibile e pesante, che aggira furbamente i fisiologici limiti di budget con una direzione artistica affilatissima.

L’approccio narrativo di Stonemachia rifiuta categoricamente la via della didascalia spicciola, abbracciando invece quell’ermetismo silenzioso che abbiamo imparato ad amare (o a odiare, a seconda dei gusti) con le opere targate FromSoftware. Vestendo i panni di Zefiro verremo gettati in un viaggio disperato verso il Paradiso nel tentativo di svelare l’oscura cosmologia che governa i pezzi sulla scacchiera.

In questa visione grottesca e disturbante, le creature celesti non sono entità salvifiche, ma veri e propri parassiti divini che hanno svuotato e infestato statue, fontane e architetture cittadine, animandole con un sadismo inquietante. È un connubio affascinante tra il folklore architettonico italiano e un dark fantasy viscerale, dove la trama non vi verrà mai servita su un piatto d’argento: andrà letteralmente dissotterrata decifrando le descrizioni degli oggetti e interpretando dialoghi volutamente teatrali. Il tutto è avvolto da una colonna sonora maestosa, carica di orchestrazioni e cori che rendono un sentito omaggio alla grande tradizione della nostra opera lirica, conferendo a ogni scontro un’aura di tragica ineluttabilità.
“Medhelan non ti racconta la sua caduta spiattellandotela in faccia. Te la fa respirare a fatica, tra la polvere di marmo sgretolato e il sangue freddo dei suoi finti angeli. È un mondo che non vuole essere salvato, ma solo compreso.”
Stonemachia Pad alla Mano: La Danza Letale e il Caos Visivo
Scendendo nell’arena, Stonemachia mostra i muscoli e, contemporaneamente, le sue fragilità più evidenti. Il combat system è un azzardo calcolato che getta alle ortiche la canonica barra della stamina, obbligando a un’aggressività ritmata. L’intuizione brillante di legare la rigenerazione della salute alla perfetta esecuzione del parry trasforma ogni duello in una danza letale sul filo del rasoio: devi rischiare la morte per aggrapparti alla vita. In questo valzer, variare la “forma” di Zefiro attingendo ai moveset degli altri pezzi degli scacchi aggiunge una stratificazione tattica essenziale, specialmente nelle titaniche boss fight.

Sgomberiamo però il campo dagli equivoci: Stonemachia non è un soulslike puro. O meglio, ne ruba le atmosfere e alcune meccaniche punitive (come la perdita delle “piume” alla morte, essenziali per salire di livello ai checkpoint), ma ne butta dalla finestra tante altre. Non esiste la famigerata barra della stamina e scordatevi di smanettare con build matematiche complesse: i parametri aumentano automaticamente livellando. Siete limitati a un attacco base, un attacco speciale legato al mana e, soprattutto, a una fase difensiva che è il vero cuore pulsante dell’opera.
Eppure, proprio nel vivo dello scontro, il sistema inciampa. Manca un vero e proprio “peso” nei colpi inflitti, un feedback tattile e visivo che restituisca la violenza dell’impatto. A questo difetto strutturale si aggiunge un’eccessiva confusione a schermo: gli abbondanti effetti particellari scaturiti dalle parate finiscono spesso per sovrapporsi al complesso design degli Angeli, oscurando le animazioni e i colpi “telegrafati” dei nemici. In queste frazioni di secondo, un combattimento che dovrebbe essere ragionato e millimetrico rischia di tramutarsi in una confusa mischia dove la leggibilità dell’azione va a farsi benedire. Inoltre, l’assenza di vere build personalizzabili scoraggia i puristi delle statistiche dal tentare una seconda run.
La genialità di Crossfall Games risiede, al netto dei difetti, nel parry. Una deviazione eseguita col tempismo perfetto non solo sbilancia i nemici, ma riempie la vostra ampolla curativa. Siete costantemente spinti a rischiare la vita per ripristinarla, in un valzer brutale che vi costringe a studiare l’avversario. Certo, con i nemici minori il rischio del button mashing disperato è dietro l’angolo, ma quando entrate nelle arene dei boss — sorprendentemente numerosi e stratificati — il titolo smette di essere un hack & slash e diventa, letteralmente, una partita a scacchi mortale in cui cambiare “forma” del pezzo con precisione salva la partita.

“Togliere la barra della stamina in un action punitivo è come tagliare i freni a un’auto in discesa: o impari a derapare usando il parry come frizione, o ti schianti al primo ostacolo. Coraggioso, ma non per tutti.”
L’Autopsia ai Numeri: Il Verdetto
Grafica e Direzione Artistica: 8.5/10 [Eccellenza – Silicio Sfruttato]
Titoli di caratura superiore. L’impatto poligonale nudo e crudo è umile, ma la direzione artistica è semplicemente clamorosa. Il design surreale degli Angeli e le architetture di Medhelan mascherano i limiti produttivi offrendo un’esperienza visiva devastante.
Gameplay e Combat System: 7.8/10 [Solido – Il Buon Mestiere]
La classe operaia dell’industria. Il combat system tattico focalizzato sulle parate attive funziona, e rimuovere la stamina paga in termini di ritmo e spavalderia. Pecca leggermente di ripetitività negli scontri minori, ma le boss fight elevano di netto la qualità dell’esperienza.
Narrativa e Atmosfera: 8.0/10 [Solido – Il Buon Mestiere]
Buone idee di base sviluppate con estrema coerenza. Fontere folklore italiano ed estetica scacchistica crea un mondo credibile. Sacrifica l’esposizione lineare per una lore ambientale criptica, molto affascinante ma volutamente ermetica.
Ottimizzazione e Comparto Tecnico: 6.8/10 [Mediocrità – Il Compitino]
La sufficienza sindacale. Sulla nostra build enthusiast spinta dalla RTX 5080 i frame rate rimangono inchiodati in alto, ma il codice nativo tradisce la gioventù del team. Animazioni di raccordo legnose e qualche fastidiosa compenetrazione ci ricordano che stiamo giocando un indie puro, dove le idee pesano più del budget.
Il Verdetto
+Pro
- Boss fight di livello: Scontri vari, punitivi e divertenti da decifrare pezzo dopo pezzo.
- Direzione artistica magistrale: L’immaginario di Medhelan e gli avversari angelici “biblicamente accurati” sono magnetici.
- Rischio e Ricompensa: Il sistema di parry che rigenera le cure impone un gameplay tattico e adrenalico.
–Contro
- Codice acerbo: Animazioni grezze e collisioni da rifinire denunciano la natura a basso budget.
- Mancanza di Build: L’assenza di vera personalizzazione RPG per le statistiche deluderà i puristi della sperimentazione.
- Scontri minori ridondanti: Contro i “trash mob” si finisce per menare le mani a caso senza troppa strategia.
Valutazioni Dettagliate
Piattaforme Disponibili
PC
La Considerazione di Filo
Stonemachia è la prova provata di ciò che predichiamo nel nostro Manifesto: le idee pesano immensamente più dei poligoni. Ivan Maestri e i ragazzi di Crossfall Games non si sono arresi alla carenza di mezzi. L’hanno aggirata con una creatività visiva testarda e ci hanno restituito un action orgogliosamente imperfetto, ma dannatamente vivo. È un titolo che ti punisce se giochi a caso, ma che ti premia non appena decidi di imparare il suo ritmo oscuro e spigoloso. Davanti a un prodotto “AAA” scialbo e a un indie ruvido che ha il coraggio di dire la sua, io sceglierò sempre Zefiro e la sua scacchiera.
La Loggia Chiama a Rapporto
E qui, membri della Loggia, la parola torna a voi. Avete già varcato i confini oscuri di Medhelan? L’idea di un combat system spogliato dalla gestione della stamina e focalizzato tutto sull’aggressività del parry vi stuzzica, o sentite la mancanza vitale della personalizzazione millimetrica delle build? La Loggia vuole sentirvi. Incrociate le lame nei commenti, adesso.
— Filo
