La Taverna

Devil May Cry 3: Paradiso chiuderà la saga su Netflix

Matt "Il Bardo del Chaos"
Giugno 5, 2026
3 min lettura

L’universo delle serie animate firmate Netflix ha appena battuto un colpo micidiale, di quelli che fanno tremare i server e mandano in visibilio i fan del SST (Stile, Sangue e Tamarraggine). A pochissime settimane dal debutto della seconda stagione — che sta letteralmente dominando le classifiche globali della piattaforma — è arrivato l’annuncio ufficiale: Devil May Cry tornerà per una terza e finale stagione, intitolata Paradiso.

Il vulcanico showrunner Adi Shankar, insieme alla potenza visiva dello studio d’animazione coreano Studio Mir, si prepara a chiudere quella che è stata ribattezzata internamente come la “The Force Edge Saga”. E fidatevi, le premesse internazionali promettono qualcosa di mai visto prima nel panorama degli adattamenti da reactive-game.

La Divina Commedia con i giubbotti di pelle rossa

Se avete seguito attentamente la progressione degli episodi sin dal debutto nel 2025, il piano di Adi Shankar era sotto gli occhi di tutti, nascosto nei titoli delle puntate. Lo showrunner lo ha confermato senza troppi giri di parole alla stampa specializzata:

“Questa è sempre stata la Divina Commedia di Dante, ma con le pistole e un cappotto rosso. La Stagione 1 è stata l’Inferno. La Stagione 2 il Purgatorio. La Stagione 3 sarà il Paradiso.”

I numeri, d’altronde, parlano chiaro e legittimano l’ego smisurato del produttore. La prima stagione ha registrato oltre 21,7 milioni di visualizzazioni. La seconda parte ha debuttato infrangendo i record precedenti, accumulando 6,4 milioni di views solo nelle prime due settimane e piantando le tende nella Top 10 globale di Netflix. Shankar ha colto l’occasione per lanciare una delle sue classiche frecciate all’industria hollywoodiana, dichiarando che lo show ha “spazzato il pavimento” con produzioni Tripla A che godevano di budget di marketing milionari, dimostrando che gli adattamenti di grandi IP videoludiche non devono per forza essere “fanghiglia aziendale insapore assemblata da manager emotivamente vacanti che odiano il materiale originale”.

La considerazione di Matt

Adi Shankar è un personaggio divisivo, un wrestler prestato alla produzione esecutiva che sa perfettamente come fare hype marketing di se stesso e delle sue creature. Ma se c’è una cosa che non gli si può negare (e lo ha già dimostrato con Castlevania), è la totale devozione viscerale verso il mood dei videogiochi che adatta. Questa interpretazione di Devil May Cry ha diviso i puristi della timeline classica di Capcom, ma ha saputo catturare l’essenza della “Rule of Cool” che muoveva l’opera originale di Hideki Kamiya nel lontano 2001.

Chiudere la serie con il Paradiso dopo soli tre atti è la scelta più saggia e rock ‘n’ roll possibile: evitare l’effetto brodo allungato tipico delle produzioni Netflix e concentrare il budget rimasto per regalarci lo scontro fratricida definitivo, animato con i sacri crismi. Noi siamo già a bordo, con Rebellion sul dorso ed Ebony & Ivory cariche.

Voi cosa ne pensate di questa struttura a trilogia? Siete soddisfatti di come la serie sta gestendo il mito di Dante e Vergil o preferite il canone videoludico duro e puro? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti!

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