La Taverna

Fast & Furious compie 25 anni: come è nato il mito

Cappe "Il Ranger della Verità"
Maggio 16, 2026
3 min lettura

Inutile girarci intorno, amici della Loggia con i soliti titoloni nostalgici o i tweet acchiappa-clic da due soldi. Se venticinque anni fa, uscendo dal cinema dopo aver visto un bizzarro B-movie sui motori truccati a Los Angeles, qualcuno vi avesse detto che Fast & Furious avrebbe generato un impero da oltre 7 miliardi di dollari, 11 film e persino una proiezione d’onore a mezzanotte al Festival di Cannes, gli avreste riso in faccia.

Eppure, eccoci qui. Nel 2001 The Fast and the Furious faceva il suo debutto nelle sale, ispirato semplicemente a un articolo della rivista Vibe sulle corse clandestine. Oggi, nel 2026, l’industria hollywoodiana si ferma a celebrare un quarto di secolo di quella che è diventata, nel bene e nel male, un’istituzione della cultura pop globale. La stampa internazionale ne analizza l’impatto con mostre monumentali – come la mastodontica esposizione di auto originali al Petersen Automotive Museum di Los Angeles – e i festival più blasonati d’Europa accolgono Vin Diesel e la “famiglia” sul red carpet.

Fast & Furious

Ma grattiamo via il fumo negli occhi del marketing e guardiamo alla sostanza vera. Com’è possibile che un franchise basato su neon sotto la scocca, NOS e dialoghi al limite del melodrammatico sia sopravvissuto a venticinque anni di scossoni commerciali?

La risposta non sta negli stunt sempre più assurdi (sì, vi ricordiamo tutti il viaggio nello spazio con la Pontiac Fiero). La verità è che Fast & Furious ha compiuto un miracolo commerciale rarissimo: ha preso una sottocultura di nicchia – quella delle auto importate, del tuning giapponese (JDM) e delle muscle car americane – e l’ha trasformata nel canone estetico di un’intera generazione. Per chi scrive, cresciuto a pane e bielle, vedere la Toyota Supra arancione di Brian O’Conner o la Dodge Charger nera di Dom Toretto non è solo un esercizio di nostalgia cinematografica, ma il ricordo esatto di quando il mondo dei motori ha smesso di essere una cosa per pochi eletti ed è entrato nei multisala di tutto il pianeta.

La saga ha saputo reinventarsi quando stava per morire (il cambio di rotta verso l’heist-movie da Fast Five in poi è da manuale di sopravvivenza hollywoodiana), aggrappandosi a un nucleo tematico granitico, quasi ancestrale: la lealtà, la perdita reale (il fantasma affettuoso del compianto Paul Walker che ancora aleggia su ogni fotogramma) e il concetto sbandierato, ma stranamente sincero, di “Famiglia”.

È cinema d’autore? Assolutamente no. È intrattenimento pop puro, viscerale e privo di vergogna che ha ridefinito il cinema d’azione moderno. E davanti a venticinque anni di specchietti retrovisori e acceleratori al tappeto, l’unica cosa da fare è buttare giù i filtri del cinismo e ammettere che, dopotutto, è stato un viaggio pazzesco.

Il rischio concreto, oggi, è la saturazione. Con l’annuncio fresco di ben quattro serie TV live-action in sviluppo per Peacock e l’arrivo inevitabile del capitolo finale Fast Forever nel 2028, Hollywood rischia di spremere il brand oltre il punto di rottura. Festeggiare i 25 anni è sacrosanto, trasformare un mito da strada in un polpettone televisivo infinito potrebbe essere il vicolo cieco definitivo.

La Loggia vuole sentire la vostra voce

Qual è il capitolo della saga a cui siete rimasti più legati, o quello che vi ha fatto definitivamente scendere dall’auto? Fatecelo sapere qui sotto nei commenti della Taverna!

Continua la Lettura