Mario Galaxy un disastro amaro: Shock per Miyamoto
Benvenuti in Taverna. Prendetevi una sedia, avvicinatevi al fuoco e lasciate che vi versi qualcosa di forte, perché stasera l’aria è pesante. Oggi non parliamo di schede grafiche bruciate o di server in fiamme, ma di un orgoglio ferito. E non uno qualsiasi: parliamo dell’orgoglio di Shigeru Miyamoto il papà di Super Mario.
La doccia fredda che ha investito Super Mario Galaxy – Il Film non è solo una notizia di cronaca cinematografica, è uno spartiacque. Il papà di Mario si è detto pubblicamente “scioccato” dall’accoglienza glaciale della critica. E qui nella Loggia, tra un boccale e l’altro, dobbiamo capire cosa è andato storto nell’adattamento dell’opera più poetica mai partorita dalla grande N.
Quando il primo film Super Mario Bros ha sbancato i botteghini , la critica lo aveva accolto con una certa sufficienza.
Un compitino divertente, un parco giochi colorato, sicuro, perfetto per vendere giocattoli. Miyamoto incassò le recensioni tiepide facendosi scudo con il miliardo e passa di dollari generato.
Ma con il sequel, Super Mario Galaxy, le ambizioni erano diverse. L’obiettivo non era più solo riempire le sale, ma conquistare il rispetto autoriale. Miyamoto voleva il suo capolavoro d’animazione. Voleva l’approvazione unanime. E invece, si è scontrato con un muro di stroncature.
Il problema del tono: Illumination contro l’Epica
Se guardiamo i report della stampa internazionale, il difetto principale del film emerge con una chiarezza disarmante: la dissonanza tonale.
Super Mario Galaxy (il videogioco del 2007) è un’opera atipica per il franchise. È pervaso da un senso di solitudine cosmica, sostenuto da una colonna sonora orchestrale epica e, soprattutto, dal background malinconico di Rosalinda e della sua fiaba. Trasporre tutto questo affidandolo a Illumination Entertainment — lo studio dei Minions, maestro della slapstick comedy e dell’umorismo ipercinetico — è stato un errore di calcolo madornale.
I critici non hanno perdonato il modo in cui i momenti più toccanti e riflessivi della storia di Rosalinda siano stati costantemente interrotti da gag caciarone dei Toad spaziali o da battute fuori luogo. La magia del vuoto cosmico è stata riempita a forza di rumore per paura di annoiare i bambini in sala, distruggendo l’anima dell’opera originale.
L’Illusione del Creatore di Mario

Perché Miyamoto è rimasto “scioccato”? Perché, nel mondo dei videogiochi, lui è abituato ad avere il controllo totale. Quando Nintendo sviluppa un gioco, il gameplay è la legge, e la narrazione si piega ad esso. Se una meccanica è perfetta, la critica videoludica applaude.
Nel cinema, le regole cambiano. Al buio di una sala non hai un controller in mano per distrarti dai buchi di sceneggiatura o dai cali di ritmo. La critica cinematografica non valuta il “level design”, valuta la coerenza narrativa, lo sviluppo dei personaggi, il montaggio emozionale. Miyamoto si aspettava che la sola grandiosità visiva dell’Osservatorio Cometa e l’affetto dei fan bastassero a comprare la benevolenza dei recensori. Ha scambiato il fan-service per profondità drammaturgica.
Super Mario Galaxy salverà la faccia al Box Office?
Non prendiamoci in giro: il film incasserà comunque cifre astronomiche. Le famiglie andranno a vederlo, i bambini compreranno i peluche degli Sfavillotti e il merchandise genererà profitti record.

Ma per un creatore della caratura di Miyamoto, questo è un fallimento artistico bruciante. È la presa di coscienza che il cinema non perdona l’ingenuità. Aver tentato di replicare “L’Impero Colpisce Ancora” dell’universo di Mario usando gli strumenti narrativi di un cartone animato del sabato mattina ha generato un mostro di Frankenstein bellissimo da guardare, ma vuoto dentro.
Chiusura della Taverna
Il cinema e i videogiochi sono due linguaggi diversi, e tradurre un capolavoro da un medium all’altro richiede compromessi che, a volte, ne uccidono lo spirito. Forse la lezione che Nintendo deve imparare da questa batosta è che non tutti i mondi possono essere ridotti a un’ora e mezza di gag e luci stroboscopiche. Alcune stelle brillano meglio solo se le esplori con un pad tra le mani.
Bevo l’ultimo sorso alla salute di Rosalinda. A lei, e al suo libro di fiabe che il cinema non ha saputo leggere.
— Filo
