Ape Escape torna? Sony prepara il grande ritorno
Le scimmie di PlayStation potrebbero essere tornate
Ci sono serie che vengono abbandonate per così tanto tempo da diventare quasi parte della memoria collettiva. Non vengono cancellate ufficialmente, non ricevono necessariamente una dichiarazione che ne sancisca la fine, semplicemente smettono di esistere. Ape Escape è una di queste. La serie nata sulla prima PlayStation ha avuto un ruolo particolare nella storia della console Sony, soprattutto perché non si limitava a essere un altro platform: costruiva il proprio gameplay attorno alla cattura delle scimmie, a una grande varietà di gadget e a un modo molto particolare di interagire con l’ambiente. Oggi, però, quelle scimmie potrebbero essere finalmente pronte a tornare. Secondo diverse indiscrezioni che nelle ultime ore hanno trovato ulteriori conferme, Sony starebbe lavorando a un nuovo Ape Escape affidato a uno studio esterno. E quel nome, se confermato, è probabilmente la parte più interessante di tutta la storia: Evening Star, il team nato dagli sviluppatori di Sonic Mania e autore di Penny’s Big Breakaway.
Prima di esaltarci, però, bisogna mettere un punto fermo: Ape Escape non è stato annunciato ufficialmente da Sony. Non abbiamo un trailer, una data, una piattaforma confermata o una comunicazione di PlayStation che riconosca l’esistenza del progetto. Quello che abbiamo è una combinazione di indiscrezioni provenienti da fonti differenti. Jeff Gerstmann ha raccontato di aver sentito parlare del progetto da tempo, spiegando di aver saputo che uno studio esterno stava lavorando alla serie e indicando proprio Evening Star come il team che avrebbe ricevuto l’incarico. VGC ha poi riferito che le proprie fonti hanno riscontrato la stessa informazione. È una differenza fondamentale: non siamo davanti a una conferma ufficiale, ma nemmeno più davanti al semplice rumor partito da un singolo account sui social.

Evening Star è davvero la squadra giusta?
Ed è qui che la faccenda comincia a diventare molto più interessante. Se Sony avesse affidato Ape Escape a un qualsiasi studio esterno, probabilmente staremmo parlando semplicemente dell’ennesimo revival di una vecchia proprietà intellettuale. Evening Star, invece, cambia completamente la prospettiva perché il curriculum della squadra sembra avere diversi punti di contatto con ciò che Ape Escape dovrebbe essere.
Il nome Evening Star è legato innanzitutto a Sonic Mania, uno dei revival più riusciti della storia recente dei platform. Il progetto nacque dalla collaborazione tra Sonic Team e un gruppo di sviluppatori indipendenti guidati da Christian Whitehead, e proprio alcuni di quei professionisti avrebbero poi fondato Evening Star nel 2018. Il loro percorso non si è fermato a Sonic: lo studio ha successivamente sviluppato Penny’s Big Breakaway, un platform 3D costruito attorno a movimento, ritmo e interazione con gli ambienti. È un curriculum tutt’altro che irrilevante se il progetto Sony fosse davvero un nuovo Ape Escape.
Penny’s Big Breakaway, infatti, dimostra che Evening Star non è rimasta ancorata alla formula che l’ha resa famosa. Il gioco utilizza un sistema di movimento basato sullo yo-yo, costruisce livelli attorno alla mobilità del protagonista e utilizza ambientazioni tridimensionali molto elaborate. Non è Ape Escape, ovviamente, ma mostra una familiarità con quel tipo di platform nel quale il movimento del personaggio non è soltanto un mezzo per raggiungere la fine del livello: è parte integrante dell’esperienza.
E questa è probabilmente la ragione per cui la voce mi convince più di altre. Non perché Evening Star abbia già dimostrato di saper fare Ape Escape, ma perché ha dimostrato di comprendere una cosa fondamentale: un platform efficace non vive soltanto di salti e collezionabili. Vive di movimento, di ritmo, di level design e della capacità di trasformare le meccaniche in una forma di espressione.
Ape Escape non può tornare semplicemente com’era
Il vero problema, però, arriva adesso. Perché riportare Ape Escape nel 2026 non significa semplicemente prendere Spike, aggiornare la grafica e riproporre la stessa formula con una risoluzione più alta.
La serie originale aveva una caratteristica che oggi sarebbe ancora più difficile da replicare: il controller era parte integrante dell’esperienza. La cattura delle scimmie era costruita attorno a gadget differenti e, soprattutto, a un sistema di controllo che rendeva l’interazione con il mondo molto più importante di quanto accadesse nella maggior parte dei platform dell’epoca. Il risultato era un gioco che sembrava quasi voler dimostrare cosa fosse possibile fare con il nuovo hardware PlayStation. Oggi Sony dovrebbe affrontare la stessa sfida, ma con un DualSense capace di offrire feedback aptico, grilletti adattivi, sensori di movimento e un numero di possibilità tecniche enormemente superiore.
La domanda che mi pongo è quindi molto semplice: Ape Escape può tornare senza perdere la propria identità?
Perché un remake nostalgico sarebbe relativamente facile da vendere, ma molto più difficile da rendere davvero interessante. Il pubblico che ricorda Ape Escape vuole ritrovare quelle sensazioni, mentre una nuova generazione di giocatori non ha necessariamente alcun legame emotivo con Spike e le sue scimmie. Sony dovrà quindi trovare un equilibrio tra memoria e innovazione.
Ed è proprio qui che Evening Star potrebbe avere un vantaggio.
Il ritorno del platform che non voleva essere normale
Ape Escape non è mai stato il classico platform nel quale l’obiettivo è semplicemente raggiungere la fine del livello. La struttura ruotava attorno alla caccia, all’esplorazione e alla scoperta di nuove possibilità attraverso i gadget. Nella versione originale oggi disponibile su PS4 e PS5, Sony descrive ancora quella formula attraverso la raccolta di centinaia di scimmie e l’utilizzo di strumenti come la rete acchiappascimmie, la fionda, l’elica, la macchina radiocomandata e il radar per individuare i primati.
Questa struttura potrebbe essere sorprendentemente moderna se reinterpretata nel modo giusto.
Immagino un mondo nel quale ogni nuova abilità non serva soltanto a superare un ostacolo, ma apra nuove possibilità di esplorazione. Una scimmia potrebbe nascondersi in un’area apparentemente irraggiungibile e costringerci a combinare più gadget. Un’altra potrebbe reagire al nostro comportamento. Un’altra ancora potrebbe trasformare l’intero livello in una sorta di piccolo puzzle dinamico.
Il punto è che Ape Escape ha già dentro di sé un’idea che oggi molti giochi cercano di costruire artificialmente: la caccia come forma di esplorazione.
Non dobbiamo semplicemente attraversare un livello. Dobbiamo leggerlo.
E se Evening Star riuscisse a costruire un platform tridimensionale nel quale il giocatore impara progressivamente a interpretare l’ambiente e a utilizzare i propri strumenti, potremmo trovarci davanti a qualcosa di molto più interessante di un semplice ritorno nostalgico.
Sony sta davvero cambiando strategia?
La questione diventa ancora più interessante quando allarghiamo lo sguardo. Perché Ape Escape non sembra essere un caso isolato.
VGC riferisce che Sony starebbe valutando il ritorno di altre proprietà PlayStation dormienti attraverso collaborazioni con studi esterni più piccoli. L’esempio già concreto è quello di Everybody’s Golf, affidato a Bandai Namco per il progetto Everybody’s Golf: Hot Shots. A questo si aggiungono le indiscrezioni su un possibile ritorno di Killzone e altre voci riguardanti franchise storici di PlayStation.
Questa strategia avrebbe perfettamente senso dal punto di vista industriale. I grandi studi PlayStation sono impegnati per anni su produzioni sempre più lunghe e costose. Naughty Dog, Santa Monica Studio, Guerrilla, Insomniac e gli altri team principali non possono sviluppare contemporaneamente ogni proprietà che Sony possiede. Se una software house esterna ha invece un’idea convincente per una serie dormiente, perché non darle una possibilità?
È un approccio che permette a Sony di utilizzare il proprio patrimonio senza sottrarre necessariamente risorse ai team interni.
Ma c’è una differenza fondamentale tra licenziare un marchio e affidare davvero a uno studio esterno la responsabilità creativa di riportarlo in vita. Nel secondo caso bisogna lasciare spazio agli sviluppatori. Se Sony vuole davvero utilizzare questa strategia, dovrà avere il coraggio di accettare che il nuovo Ape Escape di Evening Star possa essere diverso da quello che qualcuno immagina.
E se fosse la risposta a Astro Bot?
Qui arrivo a una considerazione che potrebbe sembrare quasi provocatoria, ma secondo me merita di essere fatta. Sony oggi possiede già uno dei migliori platform moderni in circolazione: Astro Bot.
E proprio per questo non avrebbe senso trasformare Ape Escape in un altro Astro Bot.
Team Asobi ha dimostrato con Astro Bot di conoscere perfettamente il linguaggio del platform 3D contemporaneo, e per molti sarebbe stato naturale immaginare proprio quel team dietro un eventuale ritorno delle scimmie. Le indiscrezioni, invece, puntano nella direzione opposta: Ape Escape sarebbe affidato a uno studio esterno. Gerstmann ha sottolineato proprio questo aspetto, escludendo nella sua ricostruzione l’ipotesi Team Asobi e indicando Evening Star.
E forse è meglio così.
Astro Bot ha già trovato la propria identità. Ape Escape dovrebbe trovare la sua.
Vorrei vedere un platform più strano, più imprevedibile e magari anche più sperimentale. Vorrei che i gadget tornassero a essere centrali. Vorrei che le scimmie fossero davvero parte del gameplay e non semplicemente collezionabili distribuiti lungo una mappa. Vorrei che il DualSense venisse sfruttato per costruire interazioni che sulla prima PlayStation erano semplicemente impossibili.
In altre parole, non voglio che Sony resusciti Ape Escape per competere con Astro Bot. Voglio che lo resusciti perché Ape Escape può offrire qualcosa che Astro Bot non offre.
Il legame con Sonic Mania non è soltanto nostalgico
C’è poi un dettaglio che considero particolarmente affascinante. Evening Star arriva da Sonic Mania, un progetto che ha dimostrato quanto sia difficile riportare in vita una vecchia proprietà senza trasformarla in una caricatura del passato.
Sonic Mania funzionò perché non trattava la nostalgia come un prodotto da confezionare. La utilizzava come punto di partenza. Il gioco prendeva linguaggio visivo, struttura e meccaniche della tradizione di Sonic e li ricostruiva con una cura quasi filologica, ma senza dimenticare che il risultato doveva essere divertente nel presente.
Ape Escape avrebbe bisogno della stessa filosofia.
Non voglio un gioco che continui a ripetermi quanto fosse bello Ape Escape sulla prima PlayStation. Voglio un gioco che mi faccia capire perché Ape Escape possa essere bello oggi.
Ed è una differenza enorme.
Evening Star, inoltre, ha continuato a sviluppare la propria tecnologia oltre il semplice 2D. Lo studio ha spiegato che il proprio Retro Engine è stato utilizzato per Sonic Mania e Sonic Origins e che, con la versione 7, la tecnologia 2D e quella 3D sono state unificate. È un dettaglio tecnico che non conferma in alcun modo il progetto Ape Escape, ma dimostra quanto lo studio abbia ampliato le proprie competenze rispetto ai tempi di Sonic Mania.
Ma quanto dovremo aspettare?
Qui purtroppo le notizie diventano molto meno entusiasmanti.
Secondo Gerstmann, quando aveva inizialmente sentito parlare del progetto, il gioco sembrava essere appena entrato nelle prime fasi di sviluppo. Il giornalista ha inoltre sottolineato di non aspettarsi un’uscita a breve. Questo significa che, anche ammesso che il progetto esista davvero nella forma descritta dalle indiscrezioni, non dobbiamo aspettarci di vedere Ape Escape sul mercato nei prossimi mesi.
Ed è forse la cosa migliore.
Una delle peggiori abitudini dell’industria moderna è pretendere che ogni rumor debba trasformarsi immediatamente in una finestra di lancio. Un gioco del genere avrebbe bisogno di tempo. Se Sony ha davvero deciso di affidare una delle proprie IP storiche a uno studio esterno, voglio che Evening Star possa sperimentare, sbagliare, rifare e trovare la formula giusta senza avere addosso la pressione di dover mostrare qualcosa entro un determinato evento.
Ape Escape è rimasto fermo per abbastanza tempo da potersi permettere qualche anno in più.
Verdetto dell’Inquisitore
Questa è una di quelle indiscrezioni che voglio prendere sul serio proprio perché, almeno sulla carta, tutto sembra avere una logica. Non abbiamo ancora una conferma ufficiale da parte di Sony e quindi non considero il nuovo Ape Escape una certezza. Ma abbiamo un giornalista che ne parla da mesi, VGC che sostiene di aver ricevuto conferme indipendenti e un nome come Evening Star che, francamente, trovo molto più interessante di quanto avrei immaginato per questo progetto.
Per me la vera notizia non è nemmeno il semplice ritorno di Ape Escape. È l’idea che Sony possa aver capito che il proprio passato non deve necessariamente essere resuscitato soltanto dai grandi PlayStation Studios. Ci sono franchise che hanno bisogno di un budget gigantesco e di centinaia di sviluppatori, ma ce ne sono altri che potrebbero rinascere proprio grazie a studi più piccoli, più agili e soprattutto più affamati di sperimentazione.
Ape Escape appartiene esattamente a questa seconda categoria, almeno nella mia testa.
Se Evening Star riuscirà a recuperare la follia, l’inventiva e il senso di scoperta dell’originale senza limitarsi a fare un remake mascherato, allora potremmo trovarci davanti a uno dei revival PlayStation più interessanti degli ultimi anni. E soprattutto potremmo finalmente dimostrare che non tutte le vecchie IP devono essere trasformate in blockbuster cinematografici o enormi open world per avere ancora qualcosa da dire.
Personalmente, però, metto una condizione molto chiara: non voglio un Ape Escape fatto per nostalgia. Voglio un Ape Escape che utilizzi la nostalgia come fondamenta per costruire qualcosa di nuovo. Voglio gadget intelligenti, livelli costruiti attorno alla caccia, scimmie davvero imprevedibili e un uso del DualSense che abbia un senso. Se Evening Star riuscirà a portare la propria sensibilità da platform dentro questo universo, allora quelle scimmie potrebbero avere davvero una seconda vita.
E adesso la domanda la giro a voi: dopo tutti questi anni, vorreste davvero un nuovo Ape Escape? E soprattutto, pensate che Evening Star sia lo studio giusto per riportare Spike e le sue scimmie su PlayStation, oppure avreste preferito vedere il progetto nelle mani di Team Asobi? Fatecelo sapere in Taverna.
