Koei Tecmo lavora al progetto Fuji
Una nuova serie dietro il nome in codice
Koei Tecmo starebbe lavorando a una nuova serie con il nome in codice Fuji. Al momento, il dato più importante è anche quello più frustrante: non abbiamo ancora un annuncio completo, un trailer, una piattaforma, una finestra di lancio o un genere dichiarato. Abbiamo un nome interno, un’indicazione strategica e un editore che negli ultimi anni ha alternato ritorni storici, collaborazioni pesanti e nuove spinte produttive.
Questo basta per aprire il fascicolo. Non per emettere sentenza.
Il nome “Fuji” non va trattato come titolo definitivo. I nomi in codice servono a proteggere progetti, nascondere identità commerciali, separare fasi produttive e lasciare agli editori spazio per cambiare rotta prima della presentazione pubblica. Ma il fatto che si parli di una nuova serie è il dettaglio davvero rilevante. Koei Tecmo non starebbe solo preparando un nuovo capitolo di un marchio già noto. Starebbe costruendo un’altra proprietà, almeno secondo quanto emerso.
In un’industria ossessionata da remake, remaster, reboot e sequel sicuri, anche solo l’idea di una nuova IP merita attenzione. Soprattutto se arriva da un publisher che possiede già un archivio enorme e potrebbe vivere per anni limitandosi a riaprire vecchie tombe.

Koei Tecmo non è ferma al passato
Koei Tecmo è spesso percepita attraverso le sue etichette più riconoscibili: Dynasty Warriors, Samurai Warriors, Nioh, Ninja Gaiden, Dead or Alive, Atelier, Fatal Frame, Romance of the Three Kingdoms. È un catalogo stratificato, diviso tra action brutali, musou, strategia storica, RPG giapponesi, horror e collaborazioni con IP esterne.
Negli ultimi anni, però, la compagnia ha mostrato una doppia natura. Da una parte continua a valorizzare marchi storici e partnership: Ninja Gaiden 4 è nato come collaborazione tra Team Ninja, PlatinumGames e Xbox Game Studios Publishing, con Team Ninja impegnata a mantenere il controllo sull’identità della serie mentre Platinum aggiungeva la propria impronta action.
Dall’altra, Koei Tecmo sta riorganizzando i propri studi, separando funzioni, team e responsabilità produttive. La ristrutturazione di Team Ninja, riportata dalla stampa internazionale dopo l’uscita di Nioh 3, indica un tentativo di distribuire meglio competenze e linee creative tra action, fighting game e altri progetti.
Dentro questo contesto, “Fuji” non sembra un incidente. Sembra un tassello.
Il peso di una nuova IP nel 2026
Creare una nuova serie oggi è un atto rischioso. Non basta avere un buon concept. Serve una finestra di mercato, un’identità immediata, budget sostenibile, tecnologia solida, marketing chiaro e una ragione per esistere tra centinaia di giochi già riconoscibili.
Per Koei Tecmo, il rischio è doppio. L’azienda ha marchi forti, ma spesso legati a pubblici specifici. Il musou ha la sua comunità, Nioh parla agli amanti dell’action RPG severo, Atelier vive di ritmo, alchimia e affezione seriale, Fatal Frame appartiene a una nicchia horror molto precisa. Una nuova IP deve decidere subito se vuole parlare al pubblico globale o restare più radicata nella sensibilità giapponese.
Il nome in codice “Fuji” evoca inevitabilmente un immaginario giapponese: montagna, simbolo nazionale, verticalità, tradizione, paesaggio, sacralità. Questo non significa che il gioco sarà ambientato in Giappone, né che parlerà di samurai, yokai o storia. Sarebbe una deduzione troppo comoda. Però, se il nome interno non è casuale, potrebbe indicare un progetto costruito intorno a un’identità forte, forse più culturale che puramente commerciale.
E Koei Tecmo, quando lavora su storia, mito e combattimento, sa muoversi con una mano riconoscibile.
Dopo Nioh, il problema è non ripetersi
Il fantasma più evidente è Nioh. Team Ninja ha già dimostrato di saper prendere storia giapponese, demoni, armi, loot, stance e brutalità action per costruire una formula moderna. Nioh non era solo “soulslike giapponese”, definizione pigra e insufficiente. Era un sistema tecnico, stratificato, quasi ossessivo, più vicino a un laboratorio di combattimento che a una semplice avventura punitiva.
Se “Fuji” fosse un action, il confronto partirebbe automaticamente da lì. E sarebbe pericoloso.
Koei Tecmo non può permettersi una nuova serie che sembri un Nioh con un altro vestito. Deve trovare un perno diverso: struttura, ritmo, ambientazione, sistema di progressione, tono narrativo o rapporto con l’esplorazione. Un nuovo marchio nasce davvero solo quando il giocatore capisce perché non poteva essere un capitolo di qualcosa che già esiste.
È qui che molti publisher falliscono. Cambiano nome, ma non cambiano ossatura. Presentano “nuove IP” che sembrano sequel mascherati, prototipi riciclati o formule già note con un logo fresco. Se Koei Tecmo vuole che “Fuji” diventi una serie, non basta depositare un nuovo titolo. Deve costruire una necessità.
La strategia economica dà copertura
Koei Tecmo non è una compagnia qualunque nemmeno sul piano finanziario. La stampa internazionale ha ricordato più volte come l’azienda abbia costruito una stabilità particolare anche grazie alla gestione degli investimenti, con risultati economici sostenuti non solo dai videogiochi ma anche da una politica finanziaria molto aggressiva e redditizia. GamesRadar+ ha riportato che Koei Tecmo prevedeva risultati record per l’anno fiscale 2025-2026 anche grazie a guadagni non operativi e gestione attiva del mercato.
Questo dettaglio conta.
Una compagnia con maggiore stabilità può permettersi più facilmente di finanziare progetti rischiosi, sostenere cicli lunghi e aprire nuove linee produttive senza dipendere interamente dal risultato di un singolo lancio. Non significa che Koei Tecmo possa bruciare denaro senza conseguenze. Significa che ha una posizione meno fragile rispetto a molti editori costretti a inseguire solo formule sicure.
“Fuji”, quindi, potrebbe essere il frutto di una strategia più ampia: usare la solidità finanziaria per costruire nuovi pilastri, non limitarsi a spremere quelli esistenti.
La domanda è se l’azienda avrà anche il coraggio creativo necessario.
AAA Games Studio e la voglia di scala
Koei Tecmo ha anche fondato AAA Games Studio, guidato da Yosuke Hayashi, una struttura pensata per produzioni di maggiore scala. Il primo titolo collegato a questa nuova realtà è stato Hyrule Warriors: Age of Imprisonment, collaborazione con Nintendo per Switch 2.
Questo è un altro indizio del cambio di passo. Koei Tecmo non sta solo mantenendo il catalogo. Sta cercando di posizionarsi in modo più forte nel mercato AAA, sia attraverso partnership sia attraverso strutture interne dedicate.
Se “Fuji” fosse collegato a questa ambizione, potremmo trovarci davanti a un progetto pensato non per riempire una nicchia, ma per costruire una nuova bandiera. E qui il rischio cresce. Perché più un progetto punta in alto, più deve chiarire il proprio volto.
Un AAA giapponese nuovo oggi non può vivere solo di estetica. Deve competere con produzioni occidentali enormi, action RPG coreani in ascesa, open world cinesi sempre più aggressivi e un mercato globale che giudica velocemente. La qualità media richiesta è salita. La tolleranza verso l’approssimazione è scesa.
Koei Tecmo può avere esperienza, tecnica e patrimonio culturale. Ma una nuova serie dovrà dimostrare subito di non essere un esperimento timido.
Il catalogo storico è una benedizione e una gabbia
Il vantaggio di Koei Tecmo è evidente: conosce generi, sistemi e pubblici diversi. Il problema è lo stesso: ogni nuova IP rischia di essere letta attraverso ciò che la compagnia ha già fatto.
Se “Fuji” sarà action, verrà confrontato con Nioh, Ninja Gaiden e Rise of the Ronin.
Se sarà storico, verrà osservato accanto a Dynasty Warriors, Samurai Warriors e Romance of the Three Kingdoms.
Se sarà RPG, passerà sotto l’ombra di Atelier e Gust.
Se sarà horror, qualcuno evocherà Fatal Frame.
Questo non è necessariamente un male. Un’identità aziendale forte può aiutare. Ma può anche diventare una prigione. Il pubblico vuole novità, però pretende subito familiarità. Vuole essere sorpreso, ma non disorientato. Vuole un nuovo mondo, purché lo sappia già catalogare.
“Fuji” dovrà sopravvivere a questa contraddizione. E il primo trailer, quando arriverà, sarà decisivo.
Il nome in codice non basta al marketing
Per ora, l’assenza di dettagli è comprensibile. Ma non potrà durare troppo. Una nuova serie ha bisogno di costruire attesa con precisione: concept art, genere, filosofia di gameplay, team coinvolto, piattaforme, finestra, tono narrativo. Se Koei Tecmo lascia “Fuji” nel territorio dell’indiscrezione troppo a lungo, il rischio è che il pubblico costruisca aspettative sbagliate.
Il nome in codice è utile agli addetti ai lavori. Al giocatore interessa altro: cosa si fa, dove si va, chi si interpreta, perché dovrebbe importargli.
La comunicazione dovrà evitare due errori. Il primo: presentare il progetto in modo troppo vago, puntando solo sull’aura misteriosa. Il secondo: rivelarlo troppo presto, quando ancora non è pronto a sostenere il giudizio visivo e meccanico.
Il mercato del 2026 non perdona trailer verticali senza sostanza. Ogni annuncio viene vivisezionato frame per frame. Animazioni, interfaccia, telecamera, framerate, genere, combattimento, struttura: tutto finisce sul banco.
Una nuova serie è una promessa, non una garanzia
Il termine “nuova serie” è più impegnativo di “nuovo gioco”. Significa che l’azienda non sta pensando solo a un singolo prodotto, ma a un possibile futuro: sequel, espansioni, merchandising, adattamenti, collaborazioni, community, identità duratura.
Questo richiede fondamenta solide. Un primo capitolo può permettersi qualche imperfezione se lascia intravedere un mondo potente e sistemi con margine di crescita. Ma non può permettersi di sembrare derivativo. Le nuove IP non muoiono solo perché vendono poco. Muoiono quando nessuno capisce cosa le renda necessarie.
Koei Tecmo ha l’occasione di aprire una nuova stanza nel proprio archivio. Ma dovrà arredarla con qualcosa di più di un buon combattimento e un nome evocativo. Serviranno personaggi, ritmo, visione artistica, una struttura riconoscibile e soprattutto una promessa mantenibile.
Il monte Fuji, nella cultura visiva giapponese, è stabile, imponente, immediatamente riconoscibile. Se il nome in codice è davvero un presagio, il progetto dovrà avere la stessa chiarezza di silhouette.
Verdetto dell’inquisitore
“Fuji” è ancora un nome in codice, quindi il fascicolo resta aperto. Ma l’idea che Koei Tecmo stia lavorando a una nuova serie è più interessante dell’ennesimo ritorno d’archivio. L’azienda ha stabilità, catalogo, team esperti e ambizione AAA. Ora deve dimostrare di voler creare qualcosa di necessario, non solo qualcosa di nuovo sulla carta. Una nuova IP non nasce quando viene annunciata: nasce quando il pubblico capisce perché non poteva chiamarsi in nessun altro modo.
Cosa vi aspettate da “Fuji”: action storico, nuova IP dark fantasy, RPG o qualcosa di completamente diverso? Portate ipotesi e sentenze in Taverna.
