Recensione | Devil May Cry 5:Devil Hunter Edition su Switch 2
Benvenuti ne L’Archivio. Abbassate le luci, caricate i vostri fidi revolver con proiettili d’argento e preparatevi a spaccare la tastiera a furia di combo. Parliamo di Devil May Cry 5 Devil Hunter Edition per Nintendo Switch 2.
Oggi la nostra sala autopsie digitale odora di cuoio bruciato, sangue demoniaco e pizza avanzata. Sul tavolo operatorio non abbiamo l’ennesimo demake zoppicante pensato per raschiare il fondo del barile dell’utenza Nintendo, ma una vera e propria dichiarazione di onnipotenza tecnica. Capcom ha preso uno degli action più belli, tecnici e visivamente impressionanti dell’ultima decade, e lo ha infilato a forza nell’architettura ibrida della Switch 2. Le promesse? Sessanta fotogrammi al secondo granitici, tutti i DLC a bordo e un RE Engine pronto a fare la voce grossa.
Abbiamo lucidato le lame per capire se questa incarnazione è la versione definitiva che aspettavamo o se ci troviamo davanti all’ennesimo compromesso. Affiliamo il bisturi.
Il Contesto di Devil May Cry: Capcom e il Rispetto per il Silicio
Per capire il peso di questa release, arrivata in formato digitale lo scorso 23 giugno (con la fisica attesa per agosto), bisogna guardare allo storico dei porting. La precedente generazione Nintendo ci ha abituati a compromessi dolorosi, risoluzioni impastate e a quelle blasfemie note come “Cloud Version”.

Con la Switch 2, la musica è cambiata. Capcom ha ottimizzato il suo portentoso RE Engine per interfacciarsi nativamente con l’hardware della nuova ammiraglia di Kyoto. Devil May Cry 5 non è solo un gioco, è il banco di prova assoluto per dimostrare che l’action frenetico, quello che richiede precisione al millisecondo, può esistere in mobilità senza farvi rimpiangere un desktop di fascia alta o una PS5.
Il Gameplay di Devil May Cry: L’Apoteosi dell’Hack and Slash
Pad alla mano, il sistema di combattimento di DMC 5 continua a dare lezioni di game design a tre quarti dell’industria moderna. Non premete bottoni per far succedere cose bellissime sullo schermo grazie a qualche script nascosto; premete bottoni per imparare un linguaggio. E quando lo parlate fluentemente, il gioco vi ricompensa con un grado “SSS”.

Il roster giocabile è la quintessenza della varietà. Nero è il punto di ingresso perfetto, feroce e dinamico grazie alla gestione dei Devil Breaker, braccia meccaniche usa-e-getta (qui espansi ulteriormente grazie ai bonus della Devil Hunter Edition, che include persino il folle Mega Buster). Dante è, come sempre, un’enciclopedia di stili di combattimento ambulante, in grado di passare dalla spada alla Cavaliere (una motocicletta demoniaca divisa a metà, qui presente anche nella variante Cavaliere R inclusa nel pacchetto) nel mezzo dello stesso frame aereo.

E poi c’è V, il più sperimentale, che combatte evocando famigli stando a debita distanza. Può non piacere a tutti e rischia occasionalmente di frammentare il ritmo, ma testimonia la volontà di Capcom di osare. A coronare il tutto, questa edizione include Vergil fin dal day one, letale, tecnico e chirurgico.
“DMC 5 non vi tiene per mano. Vi getta un’arma addosso e vi dice di guadagnarvi lo stile. Aver portato questo grado di complessità meccanica su una console ibrida, senza sacrificare un briciolo della leggibilità dell’azione, è un trionfo di design.”

I Contenuti di Devil May Cry 5: Speciale, ma non del tutto
Cosa troviamo nel pacchetto Devil Hunter Edition? Sostanzialmente tutto ciò che Capcom ha prodotto per il titolo: i colori EX per i personaggi, i brani musicali dei capitoli precedenti (indispensabili), i Devil Breaker extra e, chicca per veri intenditori, le esilaranti cutscene in live-action girate con manichini e attori in tuta verde.

Eppure, il lavoro del critico è anche quello di guardare negli angoli bui. Rispetto alla Special Edition rilasciata a suo tempo su PS5 e Xbox Series X, la versione Switch 2 manca di due elementi: la Modalità Turbo (che accelera il gioco del 20%) e la Legendary Dark Knight Mode, capace di inondare lo schermo con centinaia di nemici contemporaneamente. L’hardware della Switch 2 è potente, ma i miracoli su CPU mobile hanno un limite, e Capcom ha preferito (saggiamente) tagliare le modalità estreme pur di salvaguardare il frame rate della campagna base.
La Macchina da Guerra: Ottimizzazione a 60 (e 120) FPS per Devil May Cry
Arriviamo al punto focale: come gira? Da applausi. In modalità Handheld, il gioco è inchiodato a 60 FPS, offrendo una fluidità essenziale per il genere. Le ambientazioni gotiche di Red Grave City e la corruzione del Qliphoth sono riprodotte con una pulizia visiva che fa impallidire i porting della generazione scorsa.

La vera sorpresa arriva inserendo la Switch 2 nel dock. Spuntando l’opzione nei menu di sistema, il gioco sblocca il frame rate, permettendo di raggiungere picchi che si avvicinano ai 120 FPS sui televisori compatibili (assestandosi spesso su una solidissima media di 90). Questo si traduce in un input lag quasi azzerato. Gli effetti volumetrici, le particelle al neon e le animazioni facciali restano di altissimo livello.
La Telemetria Finale: I Voti della Loggia
Gameplay & Combat Loop — 9.5 [Masterpiece – Lo Standard Aureo] Una masterclass di hack and slash. Stratificato, tecnico e incredibilmente appagante. Avere quattro personaggi con stili di combattimento così radicalmente diversi e profondi è un lusso.
Ottimizzazione & Tecnica — 9.0 [Eccellenza – Silicio Sfruttato] Portare il RE Engine su Switch 2 mantenendo i 60 FPS fissi in portabilità (e andando oltre in dock) senza compromettere la direzione artistica è un mezzo miracolo ingegneristico.
Contenuti & Extra — 8.0 [Solido – Il Buon Mestiere] C’è Vergil, ci sono tutti i DLC cosmetici, le armi bonus e le tracce storiche. Il voto scende fisiologicamente solo per l’assenza della modalità Turbo e della Legendary Dark Knight.
Rapporto Qualità/Prezzo — 8.5 [Eccellenza – Silicio Sfruttato] Un pacchetto completissimo proposto a un prezzo onesto, con la flessibilità impareggiabile della console ibrida Nintendo.
Il Verdetto
+Pro
- Combat system inarrivabile: Profondo, punitivo ma immensamente gratificante.
- Tecnicamente ineccepibile: 60 FPS portatili e fino a 120 in modalità TV sono la manna dal cielo per gli action game.
- Vergil incluso: Il moveset di Vergil è l’apoteosi del letale ed è presente fin dal primo avvio.
–Contro
- Assenze di peso: Mancano la Turbo Mode e la Legendary Dark Knight presenti sulle sorelle maggiori.
- Level design altalenante: Gli stage finali all’interno del Qliphoth risultano visivamente monotoni.
- V divide: Il gameplay indiretto di V spezza a tratti l’adrenalina rispetto all’azione corpo a corpo.
Valutazioni Dettagliate
Piattaforme Disponibili
Nintendo Switch 2
La Considerazione di Filo
Ho giocato a DMC 5 sul mio desktop high-end al suo lancio originale, spingendo l’hardware al limite, ma riprenderlo in mano oggi, svaccato sul divano in modalità portatile senza percepire il minimo ritardo nel caricare un Max-Act con Nero, ha un sapore speciale. Non stiamo parlando dell’ennesimo compromesso da ingoiare pur di giocare in mobilità.
“Stiamo parlando di una release che rispetta la vostra intelligenza, i vostri pollici e i vostri soldi. L’assenza della modalità Turbo fa storcere un po’ il naso ai puristi hardcore? Assolutamente sì. Ma se questo è lo standard qualitativo con cui i third-party tratteranno Nintendo Switch 2 in questa generazione, preparatevi: ci sarà da divertirsi parecchio.”
La Tavola Rotonda Chiama a Rapporto
E qui, membri della Loggia, il microfono è vostro. Siete pronti a ricomprare questo capolavoro per il gusto di portarlo in giro, o le assenze della Turbo Mode e della Legendary Dark Knight rappresentano per voi un limite insormontabile per l’acquisto? Scendete in mischia nei commenti e fatemi sapere come maltrattate i demoni. — Filo
