Videogiochi e cinema: viviamo nell’era della nostalgia?
Tra remake, reboot e film sui videogiochi
Benvenuti nella Tavola Rotonda! Oggi parliamo di…Nostalgia.
Negli ultimi anni c’è una sensazione difficile da ignorare. Guardando il mondo dei videogiochi e quello del cinema sembra che il passato sia tornato a essere uno dei prodotti più richiesti. Vecchi videogiochi vengono rifatti, serie storiche tornano sul grande schermo e proprietà che sembravano appartenere a epoche ormai lontane vengono riproposte a un pubblico nuovo.
Non è necessariamente un problema. Anzi, in molti casi può essere un’ottima occasione per riscoprire opere che meritavano una seconda possibilità. La domanda interessante è un’altra: quanto di questa produzione nasce dal desiderio di raccontare qualcosa di nuovo e quanto, invece, dalla sicurezza offerta dalla nostalgia?
È un fenomeno che negli ultimi anni è diventato particolarmente evidente. E non riguarda soltanto un’azienda o un genere.
Il remake come ponte tra passato e presente
Nel mondo videoludico il remake non è certo una novità. La differenza è che oggi sembra essere diventato una componente sempre più importante del mercato.

Pensiamo a produzioni come Resident Evil 2, Resident Evil 4, Silent Hill 2 o alla trilogia di Final Fantasy VII Remake. Sono giochi conosciuti da milioni di persone, ma vengono ripensati per hardware moderno, nuovi sistemi di controllo e un pubblico che magari non aveva mai giocato agli originali.
In questo senso il remake può avere un valore che va oltre la nostalgia. Un videogioco degli anni Novanta o dei primi anni Duemila può essere ancora valido, ma non necessariamente è facile da recuperare oggi. Interfacce datate, controlli poco intuitivi, grafica superata o semplicemente la difficoltà nel reperire il gioco originale possono diventare ostacoli.
Un remake può quindi funzionare come una sorta di ponte. Prende un’opera conosciuta e la rende nuovamente accessibile.
Il problema nasce quando il remake diventa quasi l’unica strada percorsa. Se ogni progetto conosciuto può essere riproposto, modificato e venduto nuovamente, il rischio è quello di creare un mercato sempre più concentrato su ciò che sappiamo già essere familiare.
Anche il cinema guarda al passato
La stessa dinamica è evidente nel cinema. Negli ultimi anni i videogiochi sono diventati una fonte sempre più importante per film e serie televisive.

Sonic the Hedgehog, The Super Mario Bros. Movie, Five Nights at Freddy’s e Minecraft sono esempi molto diversi tra loro, ma dimostrano tutti una cosa: i videogiochi possono attirare un pubblico enorme anche al di fuori del medium originale. The Super Mario Bros. Movie ha superato il miliardo di dollari al botteghino, mentre A Minecraft Movie si è avvicinato alla stessa cifra.
E la lista dei progetti in arrivo continua a crescere. Tra adattamenti cinematografici e televisivi troviamo nuove produzioni legate a franchise come The Legend of Zelda, God of War, Elden Ring, Sonic e molti altri. Microsoft, secondo quanto riportato recentemente, starebbe persino proponendo a diversi studi e piattaforme adattamenti per oltre una dozzina di proprietà Xbox.
Non siamo quindi più davanti alla vecchia idea del “film tratto dal videogioco” come esperimento quasi inevitabilmente destinato a fallire. Le cose sono cambiate.
La nostalgia è davvero il problema?
Qui secondo me bisogna fare una distinzione.
La nostalgia, da sola, non è qualcosa di negativo. È normale voler tornare a un gioco che ci ha accompagnato durante l’infanzia. È normale essere felici quando un personaggio che conosciamo da vent’anni torna protagonista. Ed è altrettanto normale voler vedere un vecchio gioco con una tecnologia moderna.
Il problema potrebbe essere rappresentato dall’equilibrio.
Se un remake riesce a reinterpretare un’opera senza cancellarne l’identità, può diventare qualcosa di più di una semplice operazione commerciale. Se un film basato su un videogioco riesce a costruire una storia capace di funzionare anche per chi non conosce il gioco originale, allora l’adattamento può avere una propria ragione di esistere.
La nostalgia diventa invece più evidente quando il nome del prodotto sembra essere più importante del prodotto stesso.
È una dinamica che non riguarda soltanto i videogiochi. Il cinema la conosce da anni e il pubblico ha già dimostrato di essere disposto a tornare su franchise che hanno lasciato un ricordo importante. Ma lo stesso pubblico può anche stancarsi quando ogni stagione porta con sé sequel, reboot, remake e spin-off dello stesso marchio. Anche l’industria cinematografica sta facendo i conti con questo equilibrio tra familiarità e saturazione.
Il rischio di dimenticare le idee nuove
Ed è probabilmente questo l’aspetto che trovo più interessante.
Non penso che dovremmo scegliere tra remake e nuove proprietà. Non è una guerra tra passato e futuro. Un buon remake può essere un ottimo videogioco, così come un nuovo franchise può diventare un punto di riferimento per una generazione.
Il rischio nasce quando la nostalgia diventa una garanzia talmente forte da rendere più difficile investire su idee completamente nuove.
Un nome famoso porta con sé una base di pubblico. Un nuovo progetto deve invece convincere le persone a interessarsi a qualcosa che non conoscono. Dal punto di vista economico è comprensibile quale delle due strade possa sembrare più sicura.
Ma senza nuove idee, quali saranno i giochi che tra vent’anni considereremo dei classici?
È una domanda che vale anche per il cinema. Se continuiamo a recuperare gli stessi personaggi e le stesse proprietà, rischiamo di costruire il futuro utilizzando esclusivamente il materiale del passato.
E forse il problema è proprio il modo in cui guardiamo alla nostalgia
C’è però un’altra possibilità.
Forse non stiamo semplicemente vivendo un’epoca dominata dalla nostalgia. Forse stiamo vivendo un momento in cui una generazione cresciuta con i videogiochi ha finalmente raggiunto l’età e il potere d’acquisto necessari per influenzare il mercato dell’intrattenimento.
Chi giocava a PlayStation, Nintendo 64, Dreamcast o Xbox nei primi anni Duemila oggi è adulto. Ha familiarità con quei personaggi e, soprattutto, ha ancora un legame emotivo con quelle esperienze.
Non sorprende quindi che l’industria abbia iniziato a rivolgersi direttamente a quel pubblico.
E questo spiega anche perché la nostalgia non appartenga più soltanto ai prodotti vecchi. Oggi persino videogiochi relativamente recenti vengono riproposti, mentre opere che un tempo sembravano troppo “videoludiche” per Hollywood possono diventare produzioni cinematografiche importanti.
Il futuro sarà tutto un remake?
Probabilmente no.
Ci saranno sempre nuove proprietà, nuovi personaggi e nuove idee. Allo stesso tempo, è difficile immaginare che remake e adattamenti smettano di arrivare. Finché il pubblico continuerà a dimostrare interesse, l’industria avrà buoni motivi per continuare a investire in questa direzione.
Forse la soluzione non consiste quindi nel chiedere meno remake o meno film sui videogiochi.
Forse dovremmo semplicemente pretendere che abbiano qualcosa da dire.
Un remake dovrebbe avere un motivo per esistere oltre al semplice aggiornamento grafico. Un film tratto da un videogioco dovrebbe avere una propria identità senza dimenticare ciò che ha reso famoso il materiale originale. E un nuovo gioco dovrebbe avere la possibilità di diventare, un giorno, quella vecchia gloria che qualcun altro deciderà di riportare in vita.
La considerazione di Matt
Personalmente non riesco a vedere la nostalgia come un nemico. Fa parte del nostro rapporto con i videogiochi. Ci sono titoli che abbiamo giocato anni fa e che vorremmo rivedere con gli occhi di oggi. Ci sono personaggi che siamo semplicemente felici di incontrare ancora.
Il punto è non confondere la nostalgia con il valore.
Un prodotto non dovrebbe essere interessante soltanto perché ci ricorda qualcosa. Dovrebbe riuscire a offrire qualcosa anche a chi quella nostalgia non la possiede.
Per questo non mi sentirei di dire che remake, reboot e film sui videogiochi siano un male. Alcuni possono essere ottimi. Altri possono lasciare perplessi. Fa parte del gioco. E lo stesso vale per le nuove proprietà.
Quello che mi piacerebbe vedere è un mercato capace di fare entrambe le cose: guardare indietro senza avere paura di guardare avanti.
Perché la nostalgia può riportarci indietro nel tempo. Ma sono le idee nuove che, un giorno, permetteranno a qualcun altro di essere nostalgico di questo periodo.
E voi cosa ne pensate? Siamo davvero nell’epoca della nostalgia o remake e adattamenti rappresentano semplicemente una nuova evoluzione dell’intrattenimento? Qual è il remake o adattamento videoludico che avete apprezzato di più? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguire La Loggia dei Gamer.
