I Dispacci

Dragon’s Dogma 2, l’Update 4.0 cambia tutto

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Ottobre 8, 2026
15 min lettura

Capcom prepara il ritorno dell’Arisen

Quando Dragon’s Dogma 2 arrivò nel marzo 2024, fu impossibile non riconoscergli una qualità che oggi, nel panorama degli action RPG open world, è diventata quasi una rarità: aveva una personalità propria. Il gioco di Capcom non cercava di trasformarsi nell’ennesimo clone di Elden Ring, non inseguiva la struttura di The Witcher e non rinunciava alle sue stranezze per diventare più accessibile. Al contrario, metteva il giocatore davanti a un mondo spesso imprevedibile, a un sistema di combattimento straordinario e soprattutto alle Pedine, compagni capaci di trasformare ogni spedizione in qualcosa di diverso. Il problema è che quella personalità conviveva con diversi spigoli, alcuni dei quali sono diventati evidenti proprio quando il giocatore iniziava a conoscere davvero i suoi sistemi.

A distanza di oltre due anni, Capcom sembra finalmente pronta a intervenire in maniera molto più decisa. Il Title Update 4.0 arriverà il 9 ottobre, nello stesso giorno in cui debutterà Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen, e porterà con sé una serie di modifiche che vanno ben oltre il semplice supporto all’espansione. La novità più attesa è senza dubbio la modalità Difficile, richiesta per lungo tempo dalla community, ma il pacchetto comprende anche una nuova specializzazione per le Pedine, miglioramenti al sistema tecnico su PC e PS5 Pro, nuove possibilità di personalizzazione e una lunga serie di correzioni.

E qui, personalmente, credo sia necessario fermarsi un momento. Perché chiamarlo semplicemente “l’aggiornamento di Dark Arisen” sarebbe riduttivo. Il 4.0 rappresenta probabilmente il tentativo più importante di Capcom di trasformare Dragon’s Dogma 2 nella versione dell’esperienza che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio, o almeno nella versione che il pubblico ha contribuito a chiedere attraverso mesi di feedback.

Finalmente arriva la modalità Difficile

Partiamo dalla richiesta che più di tutte ha accompagnato la storia post-lancio di Dragon’s Dogma 2: la modalità Difficile. Non è un’aggiunta arrivata dal nulla. Capcom aveva già confermato durante l’estate di essere al lavoro su una Hard Mode destinata anche al gioco base, dopo che la community aveva evidenziato un problema abbastanza evidente nel bilanciamento dell’avventura: più il personaggio cresceva, meno il mondo riusciva a rappresentare una minaccia concreta.

Il paradosso era abbastanza curioso. Dragon’s Dogma 2 possiede uno dei sistemi di combattimento più divertenti che Capcom abbia realizzato, ma proprio quando il giocatore impara a sfruttarlo al meglio, una parte consistente dei nemici comincia a perdere rapidamente mordente. Le Pedine diventano più efficienti, l’equipaggiamento cresce di potenza, le abilità vengono ottimizzate e il giocatore finisce per affrontare molti incontri con una sicurezza che contrasta con quella sensazione di avventura pericolosa che il gioco vorrebbe trasmettere. Push Square aveva individuato proprio questo problema, sottolineando come la curva di difficoltà diventasse troppo permissiva nelle fasi avanzate.

La cosa interessante è che Capcom non sembra intenzionata a risolvere il problema semplicemente aumentando a dismisura i punti vita dei nemici. Il director Kento Kinoshita ha spiegato che la nuova modalità interviene anche sul posizionamento degli avversari, sulla loro intelligenza artificiale e sui loro comportamenti. L’obiettivo è mantenere la tensione dall’inizio alla fine, costringendo il giocatore a ragionare maggiormente sul combattimento e perfino sulla gestione delle risorse curative. Questo significa che la difficoltà non dovrebbe tradursi soltanto nel classico “i nemici fanno più danni e ne incassano di più”, ma in una revisione più organica dell’esperienza.

È una distinzione fondamentale. Una buona modalità difficile deve costringermi a giocare meglio, non semplicemente a giocare più a lungo. Se un Ciclope richiede il doppio dei colpi per essere abbattuto ma continua a comportarsi nello stesso identico modo, non sto vivendo una sfida migliore: sto soltanto combattendo contro una barra della vita più lunga. Se invece devo prestare maggiore attenzione alle posizioni, alle abilità delle Pedine, agli oggetti che porto con me e alle occasioni ambientali, allora il sistema di Dragon’s Dogma 2 può finalmente esprimere tutto il proprio potenziale.

La Hard Mode arriva anche sul gioco base

Un’altra decisione che considero particolarmente importante è il fatto che la modalità Difficile non sia stata relegata a Dark Arisen. L’aggiornamento è gratuito e riguarda il gioco base, quindi non sarà necessario acquistare l’espansione per poter affrontare nuovamente l’avventura con un livello di difficoltà superiore. Questo è esattamente il genere di contenuto post-lancio che considero corretto: Capcom sta intervenendo su un’esigenza strutturale dell’esperienza e non la sta trasformando in un incentivo commerciale per vendere il DLC.

L’Update 4.0 permette inoltre di iniziare una nuova partita mantenendo la possibilità di utilizzare i salvataggi esistenti, oppure di ripartire dall’inizio con la nuova modalità. C’è però una condizione importante: una volta attivata la Hard Mode su un salvataggio esistente, non sarà possibile tornare alla difficoltà normale fino al completamento della partita. È una scelta coerente con l’idea di rendere la nuova modalità una vera esperienza alternativa e non semplicemente un’opzione da accendere e spegnere a seconda della situazione.

Questa scelta mi incuriosisce parecchio perché potrebbe cambiare anche il modo in cui affronteremo il mondo di Vermund e Battahl. Uno dei grandi punti di forza di Dragon’s Dogma 2 è sempre stato il rapporto tra preparazione e improvvisazione: partire per una spedizione senza sapere esattamente cosa incontreremo, gestire il peso dell’inventario, utilizzare le Pedine in maniera intelligente e decidere quando fermarsi. Una difficoltà più severa può dare finalmente un valore maggiore a tutte queste componenti.

Le Pedine diventano ancora più importanti

E se c’è un sistema che può beneficiare enormemente della nuova filosofia di Capcom, quello è proprio quello delle Pedine. Le compagne e i compagni controllati dall’intelligenza artificiale sono da sempre il cuore dell’identità di Dragon’s Dogma, ma sono anche uno degli elementi che più facilmente possono determinare il successo o il fallimento di una spedizione.

L’Update 4.0 introduce la nuova specializzazione Escursionista, pensata per ampliare ulteriormente il comportamento delle Pedine e il loro rapporto con l’esplorazione. Non è una modifica enorme sulla carta, ma assume un peso diverso se consideriamo il nuovo livello di difficoltà. Più il mondo diventa pericoloso, più diventa importante avere compagni capaci di leggere correttamente la situazione, utilizzare le proprie abilità e contribuire alla sopravvivenza del gruppo.

Capcom ha inoltre corretto diversi comportamenti anomali delle Pedine. Alcune di esse potevano combattere a mani nude pur avendo un’arma equipaggiata, evitare determinate scale o dislivelli oppure ridurre erroneamente la priorità nell’utilizzo delle abilità capaci di applicare incantamenti elementali. Sono problemi apparentemente piccoli, ma chi ha trascorso decine di ore nel gioco sa perfettamente quanto una Pedina che prende una decisione sbagliata nel momento sbagliato possa trasformare una battaglia impegnativa in una tragedia.

E qui torna un concetto che secondo me Capcom dovrebbe tenere ben presente: la difficoltà di Dragon’s Dogma non può essere separata dalle sue Pedine. Se il gioco vuole diventare più difficile, anche l’intelligenza artificiale dei compagni deve essere sufficientemente affidabile da permetterci di affrontare la sfida senza combattere contemporaneamente contro il sistema.

DLSS 4.5 e PSSR: finalmente anche il lato tecnico

Poi c’è il capitolo tecnico, che merita attenzione perché Dragon’s Dogma 2 ha avuto un rapporto piuttosto complicato con le prestazioni sin dal debutto. Il gioco ha sempre avuto una forte ambizione tecnica, ma il peso del suo mondo, della simulazione e soprattutto della gestione delle città e delle Pedine ha generato diversi problemi su PC e console.

L’Update 4.0 porta su PC DLSS Super Resolution 4.5 e aggiorna il DLSS Frame Generation con il supporto alla Multi Frame Generation. Ancora più interessante è la possibilità di utilizzare il Frame Generation anche quando la Super Resolution di DLSS è disattivata. Capcom introduce inoltre FSR 3 Frame Generation, offrendo quindi ai giocatori PC un ventaglio più ampio di soluzioni per cercare un compromesso tra qualità dell’immagine e fluidità.

Su PlayStation 5 Pro, invece, arriva il supporto ufficiale alla versione migliorata del PSSR, la tecnologia di upscaling di Sony. Non è un dettaglio puramente tecnico per appassionati di numeri e pixel: significa che Capcom continua a lavorare sull’obiettivo di rendere l’esperienza più stabile e visivamente convincente anche sulle piattaforme più potenti della famiglia PlayStation.

Il quadro diventa ancora più interessante se guardiamo a quello che Capcom aveva già fatto nei mesi precedenti. Con gli aggiornamenti estivi erano arrivati miglioramenti alle prestazioni, inclusa la modalità a 60 fotogrammi al secondo su PS5 e Xbox Series X, oltre a diverse ottimizzazioni su PC. Il team aveva spiegato che il risultato non derivava da una singola soluzione miracolosa, ma dalla somma di numerosi interventi più piccoli.

Questo è un aspetto che apprezzo particolarmente. Un RPG non ha bisogno soltanto di essere bello da vedere: deve riuscire a mantenere il proprio mondo credibile anche quando il giocatore lo attraversa per decine e decine di ore. Se le prestazioni migliorano, non stiamo semplicemente guadagnando qualche fotogramma al secondo. Stiamo rendendo più fluida una componente fondamentale dell’esperienza.

Non è soltanto una patch tecnica

Sarebbe però un errore ridurre l’Update 4.0 a una lista di supporto tecnico. Capcom sta intervenendo anche sul bilanciamento e sull’economia del gioco. Tra le modifiche troviamo, per esempio, l’aumento dei Cristalli della Faglia ottenuti dalle Pietre della Faglia dimenticate, che passano da 30 a 90. Per chi ha già trascorso moltissime ore nell’avventura, può sembrare un dettaglio marginale; all’interno di un sistema nel quale i Cristalli hanno un ruolo importante, invece, può diventare un piccolo ma concreto incentivo a esplorare determinate aree.

Alcune armature ricevono inoltre nuove proprietà termiche, una modifica che acquista particolare significato proprio in vista di Dark Arisen. L’espansione ci porta infatti nella regione settentrionale di Norgan, un territorio caratterizzato da un ambiente gelido e ostile. Il clima non è quindi soltanto una scelta estetica: diventa parte integrante del modo in cui affrontiamo l’esplorazione e i combattimenti.

La preview internazionale dell’espansione ha mostrato proprio quanto Capcom voglia sfruttare l’ambiente come elemento del gameplay. Durante la prova di Dark Arisen, PlayStation Blog ha descritto combattimenti nei quali era possibile interagire con il ghiaccio e provocare vere e proprie valanghe contro i nemici, utilizzando l’ambiente come arma. Anche le strutture della nuova regione possono diventare parte dello scontro, con blocchi di ghiaccio e altri elementi dello scenario utilizzabili per modificare il campo di battaglia.

Ed è proprio qui che la modalità Difficile potrebbe trovare il suo habitat naturale.

Dark Arisen vuole essere più di un semplice DLC

Per capire davvero l’importanza dell’Update 4.0 dobbiamo infatti guardare al progetto più grande. Dark Arisen non è stato scelto come nome dell’espansione per puro fan service. La prima espansione di Dragon’s Dogma, uscita nel 2013, trasformò radicalmente il gioco originale grazie a Bitterblack Isle, a una maggiore concentrazione di combattimenti e a un endgame molto più impegnativo. Ancora oggi una parte importante dello status di culto della serie nasce proprio da quell’esperienza.

Capcom sembra voler ripetere almeno in parte quella filosofia con il secondo capitolo. Dark Arisen introduce la regione settentrionale di Norgan, una nuova storia, nuovi nemici, nuove ricompense e 12 nuovi dungeon distribuiti anche nel mondo esistente. Il sistema di ricompense prende inoltre una direzione più vicina all’hack and slash: gli oggetti chiamati Spoils possono essere recuperati durante l’esplorazione e successivamente trasformati in equipaggiamento più potente attraverso il processo di valutazione. (capcom.co.jp

Durante la prova dell’espansione, diverse testate internazionali hanno sottolineato proprio questa volontà di riportare al centro combattimento ed esplorazione. TechRadar, dopo aver provato un’ora di contenuti, ha evidenziato i miglioramenti nel ritmo, una maggiore varietà degli scontri e soprattutto un’esperienza apparentemente più fluida su PS5. La testata ha però mantenuto una certa prudenza sul confronto con Bitterblack Isle: il potenziale c’è, ma sarà necessario giocare l’espansione completa per capire se riuscirà davvero a raggiungere quel livello.

Anche GamesRadar+ ha insistito su un aspetto che considero fondamentale: Capcom non vuole eliminare completamente quella “frizione” che rende Dragon’s Dogma diverso dagli altri RPG. Kinoshita ha spiegato che alcune delle difficoltà strutturali del gioco fanno parte dell’identità della serie, perché obbligano il giocatore a scegliere come affrontare il mondo anziché offrire sempre la soluzione più comoda.

Capcom sta finalmente ascoltando il pubblico?

Questa, per me, è la domanda più interessante. Perché se guardiamo alle modifiche introdotte nel tempo, è difficile negare che Dragon’s Dogma 2 abbia intrapreso un percorso abbastanza chiaro. Capcom ha migliorato il viaggio rapido, aggiunto Portcristalli, aumentato gli slot di salvataggio, rivisto il comportamento delle Pedine, lavorato sulle prestazioni e ora introduce una modalità Difficile costruita esplicitamente attorno alle richieste dei giocatori. L’azienda stessa ha presentato Dark Arisen come un progetto nato anche dal feedback ricevuto dopo il lancio del gioco base.

Non significa che tutto sia stato risolto. Anzi, sarebbe ingenuo sostenerlo. Ma la direzione è evidente: Capcom sembra aver capito che il problema di Dragon’s Dogma 2 non era la mancanza di idee, bensì il fatto che alcune delle sue idee migliori non fossero state sostenute da un’esperienza abbastanza rifinita.

Questo è particolarmente evidente guardando alle Pedine. Sono uno dei sistemi più originali dell’intero gioco, ma ogni comportamento anomalo dell’intelligenza artificiale finisce per essere molto più evidente proprio perché il giocatore deve affidarsi a loro. Lo stesso discorso vale per la difficoltà: il combattimento è spettacolare, ma se la progressione rende progressivamente irrilevanti molti avversari, il sistema perde parte della propria forza.

L’Update 4.0 prova quindi a riallineare questi elementi. Più difficoltà significa maggiore importanza delle Pedine. Migliori prestazioni significano combattimenti più fluidi. Più contenuti endgame significano una ragione concreta per continuare a esplorare. È un ecosistema di modifiche che ha molto più senso se considerato nel suo insieme.

La vera prova comincia il 9 ottobre

Il 9 ottobre sarà quindi una giornata particolarmente importante per Dragon’s Dogma 2. Non soltanto perché arriverà Dark Arisen, ma perché il gioco base entrerà contemporaneamente in una nuova fase. Su PC, PS5 e Xbox Series X|S l’espansione sarà disponibile come DLC, mentre Nintendo Switch 2 riceverà per la prima volta il gioco completo insieme all’espansione in un unico pacchetto. Capcom ha dichiarato esplicitamente di voler ampliare il pubblico della serie attraverso questa nuova versione.

E questa strategia ha perfettamente senso. Dragon’s Dogma 2 è uno di quei giochi che, al netto dei suoi difetti, può beneficiare enormemente di una seconda occasione. Un nuovo pubblico potrebbe arrivare direttamente su una versione più rifinita, con prestazioni migliori, più opzioni e un’espansione pensata per ampliare proprio ciò che i giocatori chiedevano: combattimenti più impegnativi, maggiore esplorazione e un endgame più significativo.

Ma il vero banco di prova sarà rappresentato dai veterani. Coloro che hanno già completato Dragon’s Dogma 2, raggiunto livelli elevati e imparato a sfruttarne ogni meccanica saranno probabilmente i più severi giudici della nuova Hard Mode. E, personalmente, è proprio da loro che vorrei arrivassero le risposte più interessanti.

Perché se un giocatore che conosce ormai ogni trucco delle Pedine, ogni combinazione di abilità e ogni debolezza dei nemici dovesse finalmente trovarsi davanti a situazioni capaci di metterlo seriamente in difficoltà, allora Capcom avrebbe centrato uno degli obiettivi più importanti dell’intero aggiornamento: ridare senso alla preparazione e alla paura di partire per un viaggio senza sapere cosa ci aspetta oltre la prossima collina.

Verdetto dell’Inquisitore

Personalmente considero l’Update 4.0 molto più importante di quanto suggerisca la semplice lista delle novità. La DLSS 4.5 farà felici gli utenti PC, il PSSR migliorerà ulteriormente l’esperienza su PS5 Pro e le correzioni alle Pedine sono certamente benvenute, ma non sono questi gli elementi che possono cambiare davvero il destino di Dragon’s Dogma 2. La vera partita si gioca sulla difficoltà e sul modo in cui Dark Arisen riuscirà a dare un nuovo significato all’esplorazione.

La modalità Difficile era necessaria. Non perché Dragon’s Dogma 2 fosse un gioco intrinsecamente facile, ma perché il suo sistema di combattimento meritava una sfida capace di accompagnarlo fino alle fasi avanzate. Se Capcom manterrà la promessa di intervenire su comportamento, posizionamento e intelligenza dei nemici invece di limitarsi a gonfiarne le statistiche, potremmo finalmente vedere il combat system nella sua forma migliore. E questo, per me, vale molto più di qualsiasi texture migliorata.

Sono altrettanto curioso di vedere se Dark Arisen riuscirà davvero a ripetere il miracolo del suo predecessore. Il nome pesa. Bitterblack Isle è ancora oggi uno dei riferimenti della serie e sarebbe facile per Capcom sfruttare quella nostalgia senza riuscire a replicarne la qualità. Le prime prove sono incoraggianti: Norgan sembra avere una forte identità, il sistema degli Spoils promette una progressione più interessante e gli scontri sembrano finalmente costruiti per mettere alla prova anche chi conosce già molto bene il gioco. Ma il verdetto vero arriverà soltanto quando avremo attraversato tutta quella terra ghiacciata.

Quello che mi sento di dire, però, è che Capcom sta facendo una cosa che apprezzo: sta dando a Dragon’s Dogma 2 una seconda possibilità senza snaturarlo. Non sta cancellando quella “frizione” che rende particolare il gioco, non sta trasformandolo nell’ennesimo RPG guidato e non sta cercando di eliminare ogni ostacolo per renderlo più accessibile. Sta invece lavorando sui punti nei quali quella frizione rischiava di diventare semplicemente attrito.

Ed è una differenza enorme.

Ora voglio sapere cosa ne pensate voi, soprattutto se avete giocato Dragon’s Dogma 2 al lancio. La modalità Difficile era davvero ciò che mancava al gioco oppure avreste preferito che Capcom investisse maggiormente in altri aspetti? E per chi ha già terminato l’avventura: siete pronti a rimettere piede a Vermund e Battahl per affrontare Norgan, oppure avete già dato tutto quello che avevate da dare all’Arisen? Voglio sapere anche quale sistema vorreste vedere migliorato nei prossimi aggiornamenti, perché se Dark Arisen rappresenta davvero una seconda vita per il gioco, allora questo è il momento giusto per dire a Capcom cosa funziona e cosa ancora non convince. Raccontateci le vostre aspettative, le vostre critiche e soprattutto le vostre esperienze con il gioco: la Taverna è aperta e questa volta voglio sentire soprattutto i veterani. Fatecelo sapere in Taverna.

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