I Dispacci

Supermassive Games, 75 posti a rischio: è crisi

Reek "L’Inquisitore degli Archivi"
Agosto 12, 2026
7 min lettura

Un’altra ferita per lo studio di Until Dawn

Per Supermassive Games il problema non è più soltanto attraversare una fase difficile, ma capire quanto del suo attuale assetto produttivo potrà sopravvivere. Lo studio britannico ha avviato una nuova procedura di consultazione per una possibile riduzione dell’organico che potrebbe coinvolgere fino a 75 dipendenti, una decisione che arriva dopo altre due ondate di tagli avvenute nel 2024 e nel 2025. L’azienda ha presentato la riorganizzazione come un passaggio necessario per garantire la sostenibilità futura dello studio, ma il tempismo rende impossibile ignorare il peso che gli ultimi progetti hanno avuto sul quadro complessivo.

La precisazione è importante: al momento si parla di fino a 75 posti a rischio, non di 75 licenziamenti già definitivamente eseguiti. La procedura di consultazione prevista dal sistema britannico precede infatti la decisione finale. È comunque un numero pesante, soprattutto se inserito nella storia recente dello studio. Nel febbraio 2024 Supermassive aveva annunciato una riorganizzazione che, secondo le informazioni allora riportate dalla stampa internazionale, avrebbe portato alla perdita di circa 90 posti di lavoro, mentre nel luglio 2025 erano stati messi a rischio altri 36 impieghi.

Tre riorganizzazioni, un problema che ritorna

È proprio la ripetizione a rendere questa notizia più significativa del semplice numero riportato nei titoli. Una riduzione dell’organico può essere il risultato di una singola ristrutturazione, della conclusione di un progetto o di un cambiamento nella strategia produttiva; quando però una realtà torna a intervenire sul personale per la terza volta in pochi anni, diventa difficile considerare ogni episodio come un evento isolato. Supermassive aveva già parlato nel 2024 delle difficoltà significative attraversate dall’industria e della necessità di concentrarsi sui propri punti di forza e sui progetti futuri per garantire la sostenibilità dell’azienda. Nel 2025 era arrivata una nuova riduzione, accompagnata dal rinvio di Directive 8020.

Il quadro attuale arriva quindi dopo un periodo nel quale lo studio ha continuato a lavorare su produzioni importanti e relativamente ambiziose. Supermassive è conosciuta soprattutto per Until Dawn, The Dark Pictures Anthology e The Quarry, ma negli ultimi anni ha anche lavorato su Little Nightmares III e ha portato avanti Directive 8020, progetto che rappresentava un’evoluzione piuttosto evidente della formula narrativa dello studio verso un horror fantascientifico più orientato alla sopravvivenza. L’azienda stessa descrive oggi Directive 8020 come il suo ultimo gioco e lo considera parte centrale della propria identità produttiva.

Directive 8020 è il punto della questione?

Il collegamento con Directive 8020 è inevitabile, ma sarebbe scorretto trasformarlo automaticamente nella causa dei licenziamenti. Il gioco è stato pubblicato il 12 maggio 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, dopo essere stato rinviato dal 2025 alla prima metà del 2026 proprio durante la precedente ondata di riduzioni del personale.

Il problema è che il debutto non sembra aver prodotto il tipo di risposta commerciale e critica necessario per cancellare le preoccupazioni già presenti. Su Steam, per esempio, Directive 8020 presenta attualmente una valutazione complessiva “Mista”, con il 63% delle recensioni positive sul totale riportato dalla piattaforma. Non è un dato sufficiente per stabilire da solo l’andamento economico del progetto, perché vendite, costi di sviluppo, accordi editoriali e ricavi su console non sono pubblici, ma aiuta a comprendere perché il nuovo capitolo dello studio arrivi in un momento tutt’altro che semplice.

E c’è un’altra questione. Directive 8020 non era una produzione qualsiasi: Supermassive aveva cercato di ampliare la formula di The Dark Pictures, introducendo maggiore enfasi sulla sopravvivenza, sullo stealth e sulle minacce in tempo reale, mantenendo però il sistema di scelte e conseguenze che costituisce il marchio di fabbrica dello studio. I materiali ufficiali parlavano esplicitamente del progetto come della più ambiziosa avventura della serie.

Il paradosso di uno studio che continua a produrre

Supermassive si trova così davanti a una contraddizione particolarmente amara: possiede una riconoscibilità enorme nel campo dell’horror narrativo, ma proprio il modello produttivo che l’ha resa famosa sembra diventato sempre più difficile da sostenere. Until Dawn resta il nome più forte associato allo studio, mentre The Dark Pictures ha costruito negli anni una struttura seriale pensata per trasformare produzioni relativamente compatte in un catalogo continuo. Il problema è che anche questo tipo di produzione richiede comunque team numerosi, tecnologia, motion capture, attori, sceneggiatura, animazione e anni di sviluppo, soprattutto quando si cerca di aumentare la qualità tecnica e la componente interattiva.

Nel 2022 Supermassive è stata acquisita completamente da Nordisk Games, entrando a far parte dell’Egmont Group. All’epoca l’operazione veniva presentata come un’opportunità per permettere allo studio di continuare a crescere mantenendo la propria identità creativa. Oggi, a distanza di quattro anni, una nuova procedura che potrebbe interessare fino a 75 persone mostra quanto sia complicato trasformare quella crescita in una struttura economicamente sostenibile nel lungo periodo.

La parte più difficile riguarda chi resta

Ogni volta che arriva una notizia del genere, il dibattito tende rapidamente a concentrarsi sui giochi: quale progetto ha funzionato, quale ha venduto meno, quale serie dovrebbe tornare, quale formula dovrebbe essere cambiata. Ma dietro la parola “ristrutturazione” ci sono persone che rischiano concretamente di perdere il proprio posto di lavoro, e nel caso di Supermassive non si tratta più di un episodio isolato.

La cosa più preoccupante è proprio la normalizzazione del processo. Nel 2024 circa 90 persone erano finite nel piano di riduzione dell’organico; nel 2025 altre 36 posizioni erano state coinvolte; ora una nuova consultazione potrebbe arrivare a 75 lavoratori. Anche senza sommare automaticamente questi numeri come se rappresentassero altrettanti licenziamenti definitivi, la sequenza racconta una realtà che negli ultimi anni ha dovuto ridimensionarsi più volte.

Un’industria che continua a chiedere di più con meno

La vicenda Supermassive non esiste naturalmente in un vuoto. Il settore continua a essere attraversato da ristrutturazioni, cancellazioni e riduzioni del personale, mentre i costi di sviluppo dei giochi ad alto budget sono aumentati e il tempo necessario per arrivare sul mercato si è allungato. Il risultato è un equilibrio sempre più fragile: gli studi devono produrre esperienze tecnicamente più sofisticate, ma devono farlo mantenendo sotto controllo costi e tempi, perché un singolo progetto che non raggiunge gli obiettivi può avere conseguenze enormi sulla struttura che lo ha realizzato.

Supermassive rappresenta un caso particolarmente interessante proprio perché non è uno studio sconosciuto che tenta di affacciarsi sul mercato. Ha una proprietà intellettuale riconoscibile, una lunga esperienza nel genere horror e una serie di produzioni che hanno costruito una comunità attorno alla sua formula. Eppure nemmeno questo sembra sufficiente a metterla al riparo dalle stesse dinamiche che stanno colpendo una parte consistente dell’industria. La domanda, quindi, non è soltanto quanti posti verranno effettivamente eliminati questa volta, ma quale Supermassive rimarrà una volta completata l’ennesima riorganizzazione.

Verdetto dell’inquisitore

La notizia peggiore non è il numero 75, ma il fatto che quel numero arrivi dopo altri due interventi sul personale. È questo a trasformare una nuova ristrutturazione in un campanello d’allarme molto più serio. Supermassive ha ancora marchi forti, competenze riconoscibili e spazio per reinventarsi, ma continuare a ridurre l’organico ogni volta che un progetto non produce abbastanza ossigeno finanziario non può rappresentare una strategia eterna.

Il caso di Directive 8020 dimostra anche quanto sia rischioso per uno studio cercare di evolvere la propria formula proprio mentre il mercato pretende risultati sempre più immediati. Innovare è necessario, ma quando ogni esperimento deve contemporaneamente giustificare investimenti elevati e mantenere in piedi un’intera struttura produttiva, il margine d’errore diventa quasi inesistente. E alla fine a pagare il conto non sono soltanto i bilanci, ma soprattutto le persone che quei giochi li hanno costruiti.

Supermassive non è ancora davanti a un epilogo, ma l’ennesima riduzione dell’organico dimostra che il capitolo più difficile della sua storia potrebbe essere appena iniziato.

E voi cosa ne pensate: lo studio dovrebbe tornare a puntare soprattutto sulla formula di Until Dawn e The Quarry, oppure è giusto continuare a sperimentare con progetti come Directive 8020? Ditemelo in Taverna.


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