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Recensione | FORENSIC M.E. Protocol: scienza o morte

Filo "Il Paladino"
Maggio 28, 2026
15 min lettura

Benvenuti ne L’Archivio. Indossate i guanti in lattice, accendete il kit luminol e ricordatevi che ogni scena del crimine racconta una storia — bisogna solo sapere come ascoltarla. Parliamo di FORENSIC – M.E. Protocol.

Oggi la nostra sala autopsie digitale odora di formaldeide, prove forensi e di quella soddisfazione silenziosa che si prova solo quando un caso si chiude e la verità emerge non da un inseguimento in macchina, non da uno scontro a fuoco, ma dall’angolo di caduta di una singola goccia di sangue analizzata al microscopio. Sul tavolo operatorio abbiamo qualcosa di raro nel panorama videoludico contemporaneo: un gioco che non vi mette un’arma in mano e vi dice di correre. Vi mette un drone in mano e vi dice di pensare.

FORENSIC – M.E. Protocol è il titolo di esordio di K148 Game Studio, studio indipendente pubblicato da JanduSoft — publisher spagnolo specializzato in indie con identità forte. Uscito su PC e PS5 il 28 maggio 2026, è un simulatore di investigazione forense in prima persona che vi chiede di risolvere nove casi indipendenti usando la scienza come unica arma. Niente combattimenti. Niente inseguimenti. Niente protagonista che spara dal finestrino dell’auto. Solo osservazione, logica e metodologia.

In un genere che negli ultimi anni ha prodotto decine di detective game con strutture narrativi fotocopia, questa dichiarazione d’intenti è già, di per sé, degna di rispetto. Vediamo se le promesse reggono sotto il bisturi.

Il Protocollo di FORENSIC: Cosa Siete Chiamati a Fare

Prima di entrare nei dettagli tecnici e nelle criticità, è necessario inquadrare con precisione il tipo di esperienza che FORENSIC – M.E. Protocol offre — perché acquistarla con le aspettative sbagliate è il modo più rapido per rimpiangere i dodici euro e mezzo.

Non siete un detective alla Philip Marlowe che interroga testimoni in stanze fumose. Non siete un investigatore alla L.A. Noire che legge le microespressioni dei sospettati. Non siete nemmeno il protagonista di un thriller procedurale come Disco Elysium. Siete un Medical Examiner — un esaminatore medico legale — il cui compito è arrivare sulla scena del crimine, mappare sistematicamente ogni centimetro dell’area, raccogliere e analizzare le prove fisiche, e ricostruire la sequenza degli eventi che ha portato alla morte della vittima.

FORENSIC – M.E. Protocol

Il vostro strumento principale nelle fasi di ricognizione iniziale è un drone che vi permette di sorvolare la scena dall’alto, identificare macro-aree di interesse e pianificare l’accesso al suolo prima di sporcarsi le mani. Segue il robot da terra per accedere a zone pericolose o fisicamente inaccessibili — spazi confinati, ambienti con sostanze tossiche, cavità dove il corpo umano non può entrare senza contaminare le prove. L’analisi chimica costituisce il terzo pilastro: campioni raccolti vengono processati in tempo reale per identificare sostanze, veleni, tracce organiche.

La struttura è deliberatamente procedurale: arrivate sulla scena, eseguite la ricognizione aerea col drone, identificate gli hot spot, inviate il robot dove necessario, raccogliete i campioni, analizzate, sintetizzate, conclude il caso. Non è una formula variabile da caso a caso — è il protocollo a cui fa riferimento il titolo del gioco. E applicarlo correttamente, con la stessa disciplina che un vero M.E. userebbe sul campo, è la soddisfazione centrale che il gioco vuole trasmettervi.

I Nove Casi di FORENSIC: Varietà tra Luci e Ombre

Il cuore pulsante di FORENSIC – M.E. Protocol sono i suoi nove casi indipendenti, ognuno con una narrativa autonoma, un setting unico e — promette il developer — almeno un colpo di scena significativo nel corso dell’investigazione.

La varietà delle ambientazioni è genuina e ben costruita. Si passa da un vicolo buio di periferia urbana — sporco, opprimente, con la luce che filtra a malapena tra gli edifici — a quartieri residenziali silenziosi dove la quiete di facciata nasconde crimini che nessun vicino ha visto o vuole ammettere di aver visto. Da ambienti industriali abbandonati dove il silenzio è rotto solo dal cigolìo del metallo a interni domestici dove ogni oggetto fuori posto è un potenziale indizio. La gamma delle tipologie di crimine coperta è altrettanto ampia: crimini passionali, rapimenti, cospirazion i che coinvolgono più persone, morti che sembrano accidentali e che nascondono qualcosa di molto meno casuale.

FORENSIC – M.E. Protocol scena del crimine

La promessa che “ogni indizio può cambiare l’intera comprensione del caso” non è vuota retorica: il design dei casi è costruito in modo che ignorare un dettaglio apparentemente secondario nella fase iniziale possa portare a conclusioni errate — e che ritornare su quella stessa prova con nuovi dati acquisiti nel corso dell’investigazione cambi completamente il quadro. È un approccio che stimola la revisione delle ipotesi invece di premiare chi corre verso la conclusione più ovvia.

FORENSIC – M.E. Protocol scena del crimine 2

Il tono narrativo è adulto e mai patinato. FORENSIC – M.E. Protocol non romanticizza il crimine e non trasforma la morte in spettacolo. I casi hanno peso emotivo — alcune storie dietro le vittime sono genuinamente commoventi nella loro tragicità ordinaria — e il gioco non vi risparmia la crudezza visiva di ciò che trovate sulla scena. Non è gore gratuito: è il realismo che il genere forense richiede per funzionare come esperienza autentica. Se siete sensibili a rappresentazioni realistiche di scene del crimine, tenetelo in considerazione prima di procedere con l’acquisto.

“FORENSIC – M.E. Protocol ha il coraggio di non spiegare tutto, di non guidarvi per mano, di fidarsi del fatto che un giocatore paziente e metodico troverà le risposte da solo. In un mercato che ha trasformato i giochi investigativi in esercizi di narrativa lineare con poco più che l’illusione della scelta, questo è già un atto di rispetto verso l’intelligenza del giocatore.”

Gli Strumenti del Mestiere in FORENSIC: Drone, Robot e Chimica

Il sistema degli strumenti forensi è, insieme alla varietà dei casi, il punto su cui il gioco costruisce la propria identità. Approfondiamolo.

Il drone di ricognizione non è solo una telecamera sopraelevata: è uno strumento di analisi ambientale attiva. In alcuni casi, la visione aerea rivela pattern che non sono visibili da terra — distribuzioni di oggetti che suggeriscono un percorso di fuga, tracce che si estendono oltre il perimetro iniziale della scena, posizioni di corpi che implicano dinamiche diverse da quelle apparenti. Il drone va utilizzato sistematicamente, non in modo caotico: sorvolate dall’esterno verso l’interno, documentate prima di intervenire. Il protocollo forense è parte del gameplay, non solo dello sfondo narrativo.

FORENSIC – M.E. Protocol drone

Il robot da terra entra in gioco quando l’ambiente non è accessibile in sicurezza o quando la contaminazione della scena è un rischio. In uno dei casi ambientati in un edificio con presenza di sostanze chimiche tossiche, il robot è l’unico modo per raccogliere campioni dall’interno senza invalidare le prove con la vostra presenza fisica. È una meccanica che premia chi pensa prima di agire — chi manda il robot senza pianificazione si ritrova con campioni contaminati o posizionamenti errati che rendono inutilizzabili le analisi successive.

L’analisi chimica è il sistema più interessante in termini di profondità meccanica. I campioni raccolti vengono processati attraverso un’interfaccia che simula l’analisi spettroscopica: visualizzate pattern chimici, identificate composti, comparate risultati con un database di riferimento. Non è simulazione a livello universitario — è semplificato quanto basta per rimanere accessibile senza diventare triviale. La soddisfazione di identificare il veleno, la sostanza incendiaria, il composto organico che collega la vittima all’aggressore è concreta e ripetibile in modo diverso in ogni caso.

FORENSIC – M.E. Protocol

Il sistema di ricostruzione delle prove permette, nelle fasi finali di ogni caso, di connettere gli indizi raccolti in una catena logica che porta alla conclusione. Non è un quiz a risposta multipla: è una mappatura delle relazioni causa-effetto tra elementi che avete voi stessi identificato e documentato nel corso dell’investigazione. Se avete fatto bene il lavoro sul campo, la ricostruzione è soddisfacente e coerente. Se avete saltato passaggi, tornate indietro — il gioco non vi lascia proseguire con una narrazione lacunosa.

Il Ritmo Senza Orologio: La Filosofia del Pacing di FORENSIC

Una delle scelte di design più deliberate e più coraggiose di FORENSIC – M.E. Protocol è l’assenza totale di timer.

Non c’è un countdown. Non c’è una barra della pressione. Non c’è un indicatore che vi dice che state impiegando troppo tempo su una determinata area. Potete stare dieci minuti fermi davanti a una singola prova, girarla in ogni direzione nella vostra testa, tornare al drone per rivedere la scena dall’alto, poi tornare al robot per raccogliere un campione che avevate scartato in precedenza. Il gioco aspetta. Il gioco non giudica la velocità con cui arrivate alla soluzione.

Questa filosofia — che il developer definisce esplicitamente “stress-free pacing” — è un’affermazione precisa del tipo di esperienza che K148 Game Studio vuole offrire. Non è per tutti: chi cerca adrenalina, chi ha bisogno della pressione del timer per sentire il gioco “vivo”, chi si annoia senza una minaccia immediata, troverà FORENSIC – M.E. Protocol lento fino all’irrespirabile.

Ma per chi ama le investigazioni come processo mentale — per chi ha finito tutti i casi di Return of the Obra Dinn e ha impiegato settimane a fare i conti con ogni morte sulle pagine del libro, per chi ha giocato Paradise Killer fino all’ultima prova senza spoilerare niente a nessuno — questo pacing è precisamente ciò che il dottore ha ordinato. Letteralmente.

La Macchina vs. Il Titolo: RTX 5080 + 9800X3D su FORENSIC

Questa sezione sarà insolita rispetto alle nostre solite analisi hardware. E lo sarà per una ragione onesta.

FORENSIC – M.E. Protocol è un indie sviluppato da un team piccolo, ottimizzato per essere accessibile su un range ampio di configurazioni. Sulla nostra macchina da guerra — RTX 5080 OC Edition, Ryzen 7 9800X3D e 64GB di DDR5 a 6000MHz — il gioco ha girato in modo impeccabile a risoluzione massima, con ogni effetto visivo attivo, senza mai produrre un singolo frame di incertezza. Ma sarebbe disonesto presentare questo come un achievement degno di nota: su questa configurazione avremmo girato in modo impeccabile anche un gioco del 2012.

La domanda più rilevante — e quella che effettivamente serve a chi legge — è: gira bene su hardware normale? La risposta è sì, con una stella. I requisiti minimi dichiarati sono contenuti, e il gioco scala onestamente verso il basso. L’illuminazione volumetrica e i particle effect degli ambienti — che creano buona parte dell’atmosfera — possono pesare su configurazioni molto datate, ma su qualsiasi macchina da gaming degli ultimi cinque anni non ci sono problemi di rilievo.

Ciò che conta su hardware enthusiast come il nostro non è la performance — è la fluidità dell’esperienza immersiva. Ogni scena del crimine è un ambiente tridimensionale denso di dettagli, e la combinazione di frame rate elevatissimo e risoluzione massima trasforma l’ispezione visiva degli ambienti — che è il nucleo del gameplay — in qualcosa di genuinamente più efficace. I micro-dettagli sulla scena del crimine, che su configurazioni meno potenti potrebbero essere sfumati dalla compressione visiva, sono qui cristallini. Non è solo estetica: in un gioco dove ogni dettaglio può essere un indizio, la chiarezza visiva è un vantaggio funzionale.

“Su RTX 5080 e 9800X3D, FORENSIC – M.E. Protocol non chiede nulla all’hardware. Ma la fluidità assoluta e la risoluzione massima trasformano l’ispezione della scena del crimine in qualcosa di più simile a un’autopsia vera: ogni dettaglio è lì, nitido, senza alibi. E in un gioco dove gli alibi non esistono, questo conta.”

Le Crepe nel Protocollo: Criticità e Limiti

La Loggia non alza voti per gentilezza. Parliamo dei problemi con la stessa franchezza con cui abbiamo descritto i punti di forza.

La varietà meccanica tra i casi è più limitata di quanto la varietà narrativa lasci sperare. I nove casi cambiano setting e storia, ma il loop meccanico — drone, robot, chimica, ricostruzione — è sostanzialmente identico da un caso all’altro. Non c’è l’equivalente di un caso che vi toglie temporaneamente uno strumento, o che vi impone un vincolo procedurale diverso, o che introduce una meccanica nuova a metà investigazione. Chi arriva al quinto caso con l’esperienza dei primi quattro non troverà sfide meccaniche significativamente nuove.

La fedeltà forense è semplificata fino a sfiorare la superficialità in alcuni punti. L’analisi chimica ha una profondità soddisfacente, ma il sistema di raccolta delle prove fisiche — impronte digitali, tracce biologiche, posizione dei corpi — è gestito con meccaniche più vicine a quelle di un walking simulator che a quelle di un simulatore procedurale autentico. Per chi si aspetta la precisione di Autopsy Simulator o la metodologia dettagliata di certi titoli educational, l’approccio di K148 Game Studio sarà meno granulare del desiderato.

Il comparto narrativo non mantiene lo stesso livello di qualità in tutti e nove i casi. Tre o quattro dei casi hanno storie genuinamente coinvolgenti, con plot twist che rimangono, personaggi che emergono dalla documentazione trovata sulla scena in modo emotivamente rilevante. Gli altri cinque sono funzionali ma non memorabili — la firma di un prodotto che ha lavorato più sulla quantità dell’offerta che sulla qualità uniforme di ogni singolo caso.

La regia visiva degli ambienti è buona ma non eccellente. Le scene del crimine hanno una loro identità e non si somigliano tra loro — merito ai designer che hanno resistito alla tentazione del riciclaggio degli asset. Ma la densità dei dettagli all’interno di ogni scena è inferiore a quella che un’investigazione forense seria richiederebbe per creare l’illusione di autenticità. Alcuni ambienti sembrano costruiti intorno agli indizi chiave piuttosto che avere gli indizi nascosti organicamente all’interno di un mondo credibile.

L’assenza di una modalità di revisione dei casi — la possibilità di tornare su una scena già chiusa per rivedere le prove e il proprio ragionamento — è una mancanza che pesa sull’esperienza complessiva. Una volta chiuso un caso, è chiuso. Per un genere che vive di annotazione, riflessione e revisione delle ipotesi, questa scelta limita la componente intellettuale del gioco.

La Telemetria Finale: I Voti della Loggia

Design Investigativo & Strumenti Forensi — 7.5 [Solido – Il Buon Mestiere]

Il trio drone-robot-chimica è un sistema ben costruito e coerente con la filosofia del gioco. La ricostruzione finale delle prove come sintesi del lavoro sul campo funziona e soddisfa. La mancanza di variazione meccanica tra i casi pesa sulla durata dell’esperienza, ma il nucleo è solido e riconoscibilmente originale nel panorama dei detective game.

Narrativa & Varietà dei Casi — 6.8 [Mediocrità – Il Compitino]

La varietà delle ambientazioni è genuina, il tono adulto è mantenuto con coerenza e alcuni casi hanno storie che rimangono. Ma la qualità narrativa non è uniforme: quattro casi forti e cinque funzionali non bastano a costruire un’antologia che regga tutta la sua lunghezza senza incespicare.

Atmosfera & Direzione Artistica — 7.2 [Mediocrità – Il Compitino]

Le scene del crimine hanno identità propria, l’illuminazione lavora bene per creare oppressione e isolamento, e il sound design è il punto più alto del comparto tecnico: il silenzio pesante degli ambienti, interrotto solo dai suoni degli strumenti forensi, è genuinamente immersivo. La densità dei dettagli ambientali potrebbe essere più alta.

Comparto Tecnico & Accessibilità — 7.0 [Mediocrità – Il Compitino]

Gira bene su tutta la fascia di hardware compatibile, interfaccia chiara e intuitiva, localizzazione in undici lingue tra cui l’italiano. L’assenza della modalità revisione dei casi chiusi e la mancanza di variazione meccanica tra un caso e l’altro sono le due lacune più significative. Prezzo da budget che bilancia onestamente l’offerta.


Il Verdetto

+Pro

  • Localizzazione in Italiano: Dettaglio non scontato per un indie di questa scala. Apprezzato.
  • Prezzo Accessibile: €12,49 è un punto d’ingresso onesto per questa quantità di contenuto e la qualità del nucleo dell’esperienza.
  • Proposta Unica nel Genere: Un simulatore forense che tratta la scienza come meccanica di gioco autentica, non come estetica. Niente pistole, niente inseguimenti — solo osservazione e metodologia.
  • Tono Adulto e Credibile: Storie mature, violenza non patinata, casi con peso emotivo reale. Niente romanticizzazione del crimine.

–Contro

  • Densità Ambientale Non Sempre all’Altezza: Alcune scene sembrano costruite intorno agli indizi invece di avere gli indizi nascosti organicamente nel mondo.
  • Narrativa Non Uniforme: Quattro casi forti, cinque funzionali. Un’antologia investigativa merita qualità più costante.
  • Nessuna Revisione dei Casi Chiusi: Impossibile tornare su una scena già conclusa. In un gioco dove il ragionamento è tutto, questa mancanza pesa.
  • Ripetitività Meccanica tra i Casi: Il loop drone-robot-chimica non evolve abbastanza nel corso dei nove casi. La variazione è narrativa, non meccanica.

Valutazioni Dettagliate

Atmosfera & Direzione Artistica7.2
Comparto Tecnico & Accessibilità7.0
Design Investigativo & Strumenti Forensi7.5
Narrativa & Varietà dei Casi6.8
Valutazione Finale
7.1
Mediocrità – Il Compitino

Piattaforme Disponibili

Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, Pc, PlayStation 5, Xbox Series X|S


    La Considerazione di Filo

    Ci sono giochi che fanno esattamente quello che hanno promesso, né più né meno. Senza le grandiose ambizioni che li tradiscono a metà sviluppo, senza la tentazione di aggiungere feature che non servono per sembrare più grandi di quello che sono. FORENSIC – M.E. Protocol è uno di questi giochi — e in un panorama indie dove il gap tra le promesse e il prodotto finale è spesso un abisso, questa coerenza merita di essere riconosciuta.

    K148 Game Studio ha costruito un simulatore forense che sa cosa vuole essere e non cerca di essere altro. Il drone che sorvola la scena del crimine al calare della sera, il robot che si insinua in uno spazio dove nessun essere umano potrebbe entrare senza contaminare le prove, il pattern chimico sullo schermo che finalmente vi dice cosa ha ucciso quella persona — questi momenti hanno una qualità di immersione silenziosa che pochi giochi investigativi riescono a costruire senza affidarsi a colpi di scena cinematografici.

    La ripetitività meccanica tra i casi è un problema reale — non il tipo di problema che si perdona con una pacca sulla spalla, ma il tipo che si accetta come il confine naturale di un titolo con questo budget e questa ambizione di scala. Se K148 Game Studio porta avanti questo franchise — e con dodici euro e mezzo di prezzo, le barriere commerciali per farlo sono basse — il secondo capitolo ha la mappa molto chiara di dove investire: variare il loop, affinare la fedeltà procedurale, alzare il livello narrativo su tutti i casi invece che su metà.

    Per ora, FORENSIC – M.E. Protocol è esattamente quello che dovrebbe essere: un’investigazione forense che rispetta l’intelligenza di chi indaga. Indossate i guanti. La scena del crimine vi aspetta.

    La Tavola Rotonda Chiama a Rapporto

    E qui, membri della Loggia, la parola passa a voi. Il dossier è aperto, la scena è ancora fresca.

    I giochi investigativi senza combattimento sono il futuro di un genere saturo di pistole, o sono una nicchia di mercato destinata a non uscire mai dall’underground indie? E soprattutto: preferite la pressione del timer che trasforma ogni investigazione in una corsa contro il tempo, o il pacing libero di FORENSIC – M.E. Protocol che vi lascia ragionare a ritmo vostro? La Loggia non ha risposte preconfezionate su questo — ma ha un commento section aperta e vuole sentire la vostra.

    — Filo

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